|
< HOME
< LA SACRA BIBBIA
Il
Giudaismo e la Storia
PRIMA DEI PROFETI.
Il
popolo di Israele
Circa 2000 anni a.C., appaiono in Mesopotamia,
provenienti da oltre l'Eufrate, tribù nomadi che i
popoli già insediati nella regione (Accadi, Babilonesi,
ecc.) chiamano "Ebrei" (coloro che
oltrepassano il fiume: il verbo eberu
significa "oltrepassare"). Fra questi nomadi,
fra questi Ebrei, alcuni hanno pratiche religiose
assai originali: non adorano che un Dio (monoteismo); si
tratta di un clan che probabilmente radunava alcune
centinaia di persone e il cui capo - il patriarca
- era chiamato, secondo la tradizione, Abramo. La Bibbia
racconta che egli partì da Ur, città del golfo Persico,
mentre Hammurabi regnava a Babilonia (nel XVIII secolo
a.C.) per stabilirsi, con il suo clan, in Palestina; suo
figlio Isacco e suo nipote Giacobbe gli sarebbero
succeduti al comando del clan.
Giacobbe fu soprannominato Israele, cioè "colui
che lotta con Dio", perché aveva combattuto
tutta una notte, racconta la Bibbia, contro l'Angelo di
Dio: "Non
ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai
lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto"
(Genesi, XXXII, 28). In
seguito gli Ebrei, discendenti da Giacobbe, vennero
chiamati israeliti, il popolo di Israele, o
anche Israele. Essi si
raccolsero, dice la leggenda, in 12 tribù alle quali
avevano dato nascita i 12 figli di Giacobbe, di cui diamo
l'elenco: Ruben, Simeone, Levi, Giuda (figli di Lia,
sorella di Rachele); Dan e Neftali (figli di Bilha,
schiava di Rachele); Gad e Aser (figli di Zilpa, sorella
di Lia); Issacar e Zabulon (figli anch'essi di Lia),
Giuseppe e Beniamino (figli di Rachele, la moglie di
Giacobbe.
Gli Israeliti emigrano nel XVII secolo a.C. in Egitto ove
costituiscono una minoranza sfruttata e turbolenta. Nel
XIII secolo a.C., sotto la guida di uno dei loro (Mosé),
essi lasciano l'Egitto ed attraversano il deserto del
Sinai (Esodo): sul monte Sinai il Dio degli
Israeliti detta a Mosé i comandamenti divini che furono
scolpiti - secondo la tradizione - sulla pietra (le tavole
della Legge).
Insediatisi in Palestina, gli Israeliti nominano come
capi, dei giudici (Iefte, Gedeone, Samuele, ecc.), poi
dei re. Saul (verso il 1030 a.C.), Davide (morto verso il
970 a.C.) e Salomone (970-931 circa) fondano in un secolo
un regno la cui capitale è Gerusalemme; alla morte di
Salomone, si formano il Regno d'Israele (dieci
tribù: capitale Samaria), nel nord, e il Regno di
Giuda (due tribù: capitale Gerusalemme), nel sud. Le
rivalità fra Israele e Giuda causano la distruzione di
questi due Stati; nel 721, l'assiro Sargon II distrugge
Israele; nel 587, il babilonese Nabucodonosor conquista
Israele, distrugge il tempio di Salomone (586) e deporta
in Babilonia una parte della popolazione del Regno di
Giuda: è l'esilio o cattività di Babilonia
(586-536).
Ciro, il re di Persia, autorizza nel 536 la costituzione
di un piccolo Stato vassallo, che si estende attorno a
Gerusalemme. Poiché il territorio di questa provincia
corrispondeva all'incirca all'antico regno di Giuda, i
suoi abitanti si chiamarono Ebrei o Giudei:
il potere apparteneva ad una casta sacerdotale, che
ricostruì il tempio ed impose la rigida osservanza delle
leggi religiose. Durante la cattività di Babilonia,
mentre il popolo ebraico si disperde nel mondo
mediterraneo (fenomeno chiamato diaspora), dal
monoteismo primitivo si sviluppa la religione chiamata giudaismo.
Vedremo, studiando la storia antica dell'Oriente, che la
potenza di Israele al tempo di Davide e di Salomone
corrisponde all'eclissi delle grandi potenze orientali
(Egitto e Mesopotamia).
Le
fonti della religione ebraica
La
religione ebraica si basa su un insieme di testi che
comprendono l'Antico Testamento e i diversi
commentari ufficiali sulla Bibbia.
I
24 libri dell'Antico Testamento non hanno lo
stesso ordine nella Bibbia ebraica e nella Bibbia
cristiana; qui abbiamo:
I - la
Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deutoronomio);
II -
Profeti (Primi Profeti: Giosuè, Giudici, Samuele 1 e 2,
Re 1 e 2 - Secondi Profeti: Isaia, Geremia, Ezechiele, i
dodici piccoli profeti: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona,
Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria,
Malachia);
III -
Gli Scritti: Salmi, Proverbi, Giobbe, i Cinque Megilloth
(Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste,
Ester), Daniele, Esdra, Neemia, Cronache 1 e 2.
Dopo
l'istituzione del canone biblico (nel 98 d.C.) inizia
l'esegesi e l'interpretazione dei Libri sacri.
Problemi
critici. Secondo la tradizione giudaica, nelle
tre grandi sezioni (Torah, Profeti, Scritti) la
cronologia degli argomenti esposti corrisponde alla
cronologia di composizione dei libri stessi.
Così
essi sono disposti in serie cronologica discendente:
prima il Pentateuco (Torah), opera di carattere
legislativo, scritto da Mosé; poi i Profeti anteriori,
che sono essenzialmente libri storici, indi i Profeti
posteriori, che sono scritti profetici veri e propri.
Quindi, sempre secondo la tradizione, la storia d'Israele
si svolge in tre grandi periodi: quello della legge,
quello della storiografia e quello del profetismo. La
critica moderna ha invece invertito questo ordine
trasformandolo nella serie cronologica: profetismo,
storiografia, legge; ciò significa che la produzione
letteraria del profetismo sarebbe più antica di quella
delle altre due sezioni del Canone. Nota è la teoria di
J. Wellhausen sui libri dell'Antico Testamento. Secondo
lo studioso, i documenti più antichi della letteratura
ebraica giunti fino a noi sono dei canti popolari
essenzialmente celebrativi, in cui lo spirito religioso
è quasi del tutto assente. Verso la
metà del IX secolo a.C., cominciano ad essere scritti
abbozzi di storie religiose tratte dalla tradizione
popolare: di questo periodo è il documento jahvista
(chiamato così perché vi appare per la prima volta il
nome di Jahvé riferito a Dio).
Circa un secolo più
tardi viene scritto invece il documento elohista (così
chiamato perché l'appellativo di Dio qui è Elohim).
Benché fossero stati composti in due epoche diverse ed
in due zone distinte (il primo nel regno meridionale di
Giuda ed il secondo nel regno settentrionale di Israele),
i due scritti sono molto simili e narrano entrambi
leggende cicliche di origine popolare. Lo jahvista inizia
la narrazione dalle origini del genere umano, mentre
l'elohista dalle origini della stirpe ebraica, cioè da
Abramo. Ma ambedue, con questi racconti mitici e
leggendari (tutti provenienti da Babilonia e
dall'Egitto), cercano di spiegare come la nazione di
Israele si sia stabilita nel Canaan. Verso la
fine dello VIII secolo a.C., questi documenti furono fusi
in un solo racconto, pur mantenendo intatte le loro
primitive caratteristiche. Nello stesso periodo si
sviluppa la produzione letteraria dei profeti, il
cui scopo non era storico o legislativo ma di riforma
morale e religiosa. In quel
tempo, infatti, esisteva un complesso di norme
comportamentali da seguire, non scritto, bensì
tramandato oralmente di generazione in generazione:
quando si presentava un caso problematico, la soluzione
dello stesso veniva affidata all'autorità del sacerdote.
Il profetismo quindi sorge per dar nuova vita ad un
complesso di leggi sancito solo dall'abitudine, per
definirne le norme (pur aborrendo una legislazione
burocratica della religione) e per spiritualizzarne il
contenuto. Più tardi invece si sente l'esigenza di una
legislazione vera e propria, espressa in norme fisse ed
indiscutibili: quel libro della Torah (che secondo
il racconto biblico fu ritrovato nel tempio di
Gerusalemme ai tempi del re Giosia, nel 621 a.C.) fu
compilato per supplire a questa carenza. Esso fu
il primo testo scritto che esponesse un'organica
legislazione religiosa, un vero e proprio corpus
legale; fu poi incorporato nel Deuteronomio di cui formò
il nucleo più antico. Questa antica legislazione
deuteronomica esercitò inoltre una grande influenza
sulla successiva attività giuridica ed anche su quella
storiografica. La nuova
codificazione diede origine al codice presbiteriale (o
sacerdotale), in cui una serie di prescrizioni rituali si
intreccia a una storia mitico-religiosa che dalla
creazione del mondo arriva fino ai tempi di Giosuè. La
vera legge ebraica, la Torah, sembra invece sia stata
composta verso la fine del V secolo a.C.: Esdra e i suoi
discepoli fusero in un solo scritto il codice sacerdotale
e l'antico documento jahvista-elohista (rivisto ed
ampliato dalla legislazione deuteronomica) e vi
aggiunsero la storia religiosa della nazione che si
riferiva ai tempi più recenti.
Le
vicende delle varie redazioni della Torah coinvolsero il
Pentateuco e il libro di Giosuè (cioè tutto
l'Esateuco); a questa parte fu aggiunta l'ulteriore
storia dei Giudici, Samuele e Re, tratte da annuali e da
tradizioni orali sottoposte a revisione per accordarle
con lo spirito generale del Deuteronomio e del Codice
Sacerdotale. Questa
in breve, la teoria di Wellhausen, teoria basata su una
complicata successione di vicende, e che si fonda su
supposizioni non confermate da alcuna esplicita
testimonianza o documento scritto. Essa è stata
formulata mediante la critica interna dei testi biblici,
avvalendosi dell'applicazione di particolari principi
filosofici alla storia religiosa del popolo ebraico. La
teoria del Wellhausen ha dominato per oltre un trentennio
nel campo della critica scientifica. Tuttavia la critica
più recente, pur conservando talune linee principali del
sistema, tende a contestarne alcune affermazioni. Alcune
scoperte archeologiche avvenute nel XX secolo, pur non
riferendosi direttamente e specificatamente alla storia
d'Israele, hanno tuttavia contribuito ad inquadrare
meglio lo sfondo storico su cui la nazione è sorta e si
è sviluppata.
Il complesso ed elaborato codice del re
babilonese Hammurabi e le molte leggi sparse dei Sumeri,
Ittiti e Assiri sono tutti documenti che precedono e in
certi aspetti anticipano certi contenuti della tradizione
ebraica. I
documenti cuneiformi di Tell Amarnah e i ritrovamenti
archeologici di Palestina permettono un confronto tra
personaggi e avvenimenti biblici da una parte e dati e
personaggi della storia popolare dall'altra: con l'aiuto
di queste fonti, si è giunti ad affermare che gran parte
degli avvenimenti biblici (specialmente quelli della
storia più recente) trovano conferma nelle testimonianze
profane dello stesso periodo. Un altro
aspetto della teoria del Wellhausen, assai contestato, è
quello del metodo basato sulla critica interna del testo,
metodo considerato estremamente soggettivo se non viene
sostenuto e confermato da documenti e testimonianze
dell'epoca. Intorno al problema della pluralità di
documenti e fonti utilizzate dall'autore della Legge,
c'è un unanime consenso nel campo della critica moderna,
e lo stesso per quanto riguarda la questione dei vari
ritocchi redazionali della Torah avvenuti nel corso dei
secoli. La
teoria del Wellhausen e di altri critici riguardante
l'evoluzione della religione d'Israele da primitive forme
politeistiche al più puro monoteismo viene desunta dalla
narrazione della Bibbia stessa.
Secondo questi studiosi
il monoteismo sarebbe storicamente infondato, sarebbe
cioè una copertura dovuta a quella revisione
delle tradizioni storiche che fu compiuta secondo lo
spirito del Deuteronomio. I lineamenti di
"religiosità bassa" (cioè politeistica e
pagana) che emergono qua e là nella narrazione dei libri
sacri, sarebbero così gli unici reali e storicamente
attendibili. Questo parallelismo tra monoteismo e
politeismo viene spiegato dalla critica moderna con varie
argomentazioni. Le forme religiose politeistiche (sempre
a livello di ipotesi) sarebbero infiltrazioni penetrate
dall'esterno, in modo più o meno profondo, in un
primitivo ambiente monoteistico già ben formato, oppure
potrebbero essere considerate residui di una mentalità
politeistica, persistente in un sistema il cui nucleo
principale era già saldamente monoteistico; alcuni
studiosi definiscono questo miscuglio polimonoteistico
come religione popolare. Per
stabilire quale di queste spiegazioni è quella più
attendibile, occorre procedere all'esame critico dei
testi coadiuvato dal metodo storico-comparato. Tuttavia
nell'applicazione di questo metodo influiscono molto i
princìpi filosofici da cui si parte: per quanto riguarda
la questione della Legge, la linea discriminante è stata
e sarà sempre l'accettazione o la negazione della
Rivelazione divina che secondo le fonti ha ispirato i
sacri scritti.
La
Mishna (ripetizione) è un insieme di
commentari sulla Torah, codificata da Giuda
Hanassi (135-219 circa) e i suoi discepoli, i tannaim
(insegnanti; essa comprende sei sezioni o ordini
(Sedarim): Le Semine, Le Stagioni, Le Donne,
Diritto civile e penale, Diritto religioso, Le
Purificazioni; 63 trattati (Massekhlot) e 523
capitoli (perukim). La Mishna è il risultato di
un lungo lavoro di interpretazione (i Midrashim)
che è iniziato con Hillel il Vecchio (30 a.C.).
La
Ghemara è l'insieme di commentari sulla Mishna,
effettuati da commentatori chiamati amoraim.
Il
Talmud (insegnamento) è il codice
fondamentale giudaico; esso completa la Bibbia. Il Talmud
comprende la Mishna e la Ghemara. Opera
monumentale, vera enciclopedia del giudaismo, fu
elaborata in più di sette secoli. Se ne conoscono due
versioni:
Il
Talmud di Gerusalemme è costituito dalla Ghemara
della scuola di Tiberiade (origini: Yohanan ben
Nappakha, 199-279); la sua forma definitiva risale alla
fine del IV secolo; prima edizione stampata nel 1520.
Il
Talmud di Babilonia si basa sulla Ghemara
delle scuole di Babilonia (Rab Ashi, 352-427, e
Rabina, 474-499), molto più importante del Talmud di
Gerusalemme: prima edizione stampata nel 1523
(Venezia).
L'insegnamento
del Talmud verte sulla Halakha
(giurisprudenza, cammino da seguire) e sulla Haggada
(insegnamento aneddotico, folklore); la Haggada
contiene due Midrashim (interpretazioni): il Midrash
Rabba (la Grande Mishna) e Il Midrash Tanchouma (interpretazione
sul Pentateuco). Diffuso, commentato e riassunto,
il Talmud ha dato origine ad un'enorme letteratura
talmudica. La
sintesi più importante è quella dell'ebreo spagnolo
Maimonide (1135-1204) la cui opera, dapprima scritta in
arabo, è stata più tardi tradotta in ebraico. Il
riassunto di Maimonide è un testo ufficiale per la sinagoga.
Altri testi di interpretazione: Il Targum
(traduzione), di cui si conoscono tre versioni aramaiche
ufficiali; l'insieme di addizioni (Tosephtah) alle
tradizioni orali e la codificazione ufficiale del Talmud,
che risale al 1565: il Shulhan Arukh.
La
cabala
La
parola qabbalah (significa in ebraico: "tradizione").
All'origine la parola Cabala (o kabbala) indica
l'insieme delle dottrine più o meno segrete che hanno,
come punto di partenza, la Bibbia e il Talmud e che
riguardano specialmente l'origine del mondo, la
conoscenza e la contemplazione del mistero divino, la
gloria di Dio sul suo trono. I numerosi trattati che
costituiscono la Cabala sono stati composti fra il
I e il X secolo d.C.; ve ne sono ancora numerosi inediti. I due
libri più famosi della Cabala sono il Libro della
Creazione (Seter Jetzira) e Il Libro dello
Splendore (Seter ha-Zohar).
Il Libro
della Creazione è stato composto tra il III e il VI
secolo d.C.; contiene una cosmogonia e una cosmologia.
Gli elementi del mondo sono costituiti dai dieci
attributi della divinità o anche i dieci primi numeri (i
dieci Sefirot) e dalle ventidue lettere
dell'alfabeto ebraico; l'insieme costituisce i
"trentadue sentieri misteriosi della saggezza".
Tutti gli aspetti della realtà, le diverse parti del
corpo umano, le "potenzialità dell'anima" sono
legate ai dieci Sefirot e alle ventidue lettere.
Il Libro
dello Splendore attribuito a Simeone Ben Jochai (fine
del I secolo d.C.) fu in realtà scritto (o compilato) da
un ebreo spagnolo di Granada, Mosé de Léon (circa
1250-1305). É un commentario lirico e mistico, scritto
in aramaico, del Pentateuco. Vi si ritrova una
cosmogonia e una cosmologia collegate con quelle del Libro
della Creazione. L'insegnamento
cabalistico prosegue fino al XVIII secolo; vi si trovano
delle tracce anche in alcuni pensatori cristiani. Tesoro
di immaginazione e di poesia, la Cabala è
sfortunatamente diventata, ai nostri giorni, preda degli
occultisti, dei ciarlatani e dei taumaturghi.
Fonte:
Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo
Informatica
|