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Gesù: Considerazioni Storiche e Critiche

La Vita di Gesù.

Le testimonianze riguardanti Gesù si classificano in due categorie.

Le testimonianze non cristiane. Sono così poco numerose, che possiamo citarle tutte qui: una frase di Tacito: "Il loro nome (dei cristiani) proveniva loro da Cristo che, sotto Tiberio, fu condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato" ( Annali , XV, 45; gli Annali sono stati scritti verso l'anno 115).

- una frase di Svetonio: "Egli cacciò da Roma gli Ebrei che si agitavano senza tregua sotto l'istigazione di Cristo" (Vita di Claudio , capitolo 25).

- un'allusione di Plinio il Giovane in una lettera scritta all'imperatore Traiano nel 112 ( Lettere X , 96) nella quale Plinio annuncia che ha fatto arrestare delle persone che si riunivano per cantare un inno in onore del Cristo.

I testi ebraici contemporanei alla vita di Gesù non parlano del personaggio, ad eccezione di un passo delle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio che la maggior parte degli storici considerano una interpolazione tardiva. Il testo (XVIII/4) riguarda l'esistenza di un "uomo saggio" chiamato Gesù che "trascinò molti Ebrei e molti Greci" e che, dopo essere stato messo in croce, risuscitò il terzo giorno: "la razza dei cristiani che deriva il suo nome da lui esiste ancora oggi" conclude Giuseppe Flavio. Gli scritti talmudici, che sono nettamente posteriori al I secolo dell'era cristiana, comprendono maledizioni e ingiurie che si rivolgono a Gesù e a sua madre Maria.

• Rimangono soltanto le testimonianze cristiane, cioè gli scritti del Nuovo Testamento che abbiamo già esaminato e i vari apocrifi che non sono ammessi dal Canone e che non ci forniscono maggiori dati del Nuovo Testamento. Questo "deserto di informazione", come lo chiamava lo storico francese delle religioni Guignebert, non ci consente di rispondere in modo assoluto alla domanda: Gesù è esistito come personaggio storico? Noi abbiamo certamente molto meno dati riguardanti la sua esistenza che dati riguardanti, per esempio, la vita di Cicerone o di Giulio Cesare; ciononostante non vi é alcuna reale obiezione all'esistenza storica di Gesù.

La propaganda cristiana fatta dagli apostoli ha certamente attribuito a Gesù più di quanto egli non avesse insegnato, ma non aveva alcuna ragione di inventare questo personaggio. L'assenza di testimonianze che non siano testimonianze cristiane (sempre sospette di parzialità, evidentemente) non é una ragione valida per rifiutare l'esistenza storica di Gesù: il piccolo movimento creato da Gesù in Giudea é affogato nell'agitazione religiosa e politica dell'epoca, e i suoi contemporanei non avevano alcuna ragione di parlarne; soltanto i suoi discepoli potevano vedervi un avvenimento sufficientemente importante perché meritasse di essere raccontato e questo sforzo di stesura fu compiuto solo una trentina di anni dopo la morte di Gesù.

Condizioni politiche, religiose e sociali della Palestina ai tempi di Gesù.

Per inserire in un quadro più completo la vita e le opere di Gesù e per meglio comprendere l'importanza della dottrina e le circostanze della sua nascita e del suo sviluppo, é utile accennare alle condizioni generali del luogo in cui Gesù nacque, visse e compì la sua opera.

Condizioni geografiche. La Palestina é una regione non molto estesa, ma molto varia quanto a paesaggio e clima, estendendosi dalle pendici del Libano alle pianure del Mar Morto. Il fiume Giordano ne percorre la zona orientale. La regione é montuosa nelle estreme parti meridionali e settentrionali ed ha un suolo assai fertile: Gerusalemme e le zone montuose hanno un clima fresco.

Ai tempi di Gesù la Palestina era divisa in tre regioni:

1) La Giudea al sud, la parte più sterile e rocciosa (la parte verso il mare, più mite, era occupata da città ellenistiche tra cui Cesarea, sede della suprema autorità romana). Qui era il centro di tutto il giudaismo, la città santa di Gerusalemme col suo tempio (iniziato da Erode il Grande), luogo in cui si svolgevano le principali cerimonie stabilite dalla "Legge". La Giudea e Gerusalemme insomma costituivano il centro ed il punto di riferimento per tutti gli israeliti. Qui sorgeva il sinedrio (gran consiglio di tutta la nazione giudaica), qui fiorivano le scuole dei rabbini (dove si educavano i giovani israeliti), qui risiedevano i maggiori "dottori della Legge" (gli scribi).

2) La Samaria, al nord della Giudea, che é una regione meno vasta ma più fertile, abitata per lo più da coloni assiri (considerati eretici dai giudei per la loro diversa interpretazione del Pentateuco).

3) La Galilea, che é la più settentrionale e raggiunge le pendici del Libano; poiché essa era a contatto con le città pagane confinanti: Tiro, Sidone, ecc., vi si svolgeva una attività commerciale non indifferente; il giudaismo praticato in questa regione era più comprensivo e tollerante. Qui si trova Nazareth, fra i monti che costeggiano il grande lago di Genesareth (dove Gesù sceglierà i suoi apostoli). Queste regioni restavano separate dal Mar Mediterraneo da una striscia di città elleniche.

- Esistevano poi la Transgiordania (o Perea) e una confederazione di città libere (decapoli) sempre al di là del Giordano.

Condizioni politiche. Pompeo Magno, nel 62, aveva tolto l'indipendenza alla Palestina, ponendola, se pure indirettamente, sotto il dominio romano (lasciò sul trono Ircano II, ma praticamente senza poteri). Il figlio di Ircano, Erode (poi detto il Grande), proclamato dai Romani nel 40 a.C. "Re dei Giudei", con la forza si impossessò di Gerusalemme (37 a.C.) e regnò come vassallo dei Romani, per circa 33 anni (sotto il suo regno, a Betlemme, nacque Gesù). Augusto in seguito affidò le tre regioni della Palestina ai figli di Erode. La Galilea e la Perea erano governate da Erode Antipa (fino al 39 d.C.), mentre Filippo governava le regioni settentrionali.

Poco dopo però la Palestina meridionale iniziò ad essere governata direttamente da procuratori romani, inviati dall'Imperatore. Essi abitavano in Cesarea, ma per feste e occasioni importanti spesso si recavano a Gerusalemme. Ponzio Pilato (per mano del quale Gesù fu crocifisso) fu il quinto di questi procuratori e fu mandato da Tiberio. I Giudei non sopportavano la dominazione romana, la quale, oltre che essere pagana e presuntuosa, era avida di tributi e in alcuni casi irrispettosa delle tradizioni. Ed è così che in questo periodo la profezia riguardo alla venuta di un Messia che riscattasse la stirpe di David, ebbe facile e vigorosa diffusione.

Condizioni religiose. Nella Genesi (la prima parte delle Sacre Scritture) Dio aveva annunciato la venuta di un uomo che avrebbe schiacciato il serpente (simbolo del peccato). Nel brano dedicato all'episodio di Abramo e Isacco, ancora si parla della venuta del Messia; la promessa si rinnova, sempre nella Genesi, nelle parole di Giacobbe morente. Accenni riguardo all'avvento di questo "misterioso personaggio" si trovano nelle parole dello stesso Mosè che predice la comparsa di un profeta che il popolo dovrà ascoltare e seguire (Deut. 18, 15-18): Balaam (Num. 24, 14-19) fa la stessa profezia. Nei Salmi il "Profeta" viene identificato con il figlio di Dio (Sal. 2, 7); il grande profeta Isaia afferma che il regno dell'aspettato sarà eterno e che finalmente la stirpe di David troverà la sua vera guida. Michea e Geremia riconfermano la venuta del "gran re del popolo ebraico" e aggiungono che "Egli libererà tutti gli uomini dal peccato".

Queste profezie sono antiche e numerosissime e tutte concordanti fra loro: Ezechiele, Aggeo, Malachia, Daniele (quest'ultimo specifica che la venuta del profeta avverrà dopo quattro imperi). La figura dell'"Eletto da Dio" acquista un profilo sempre più nitido e vengono sempre più definite le circostanze di questo avvento: il Messia sarà disprezzato, umiliato, deriso: ma le pene e le sofferenze patite da Lui libereranno l'uomo dal peccato. Anche la letteratura apocrifa (dal II secolo a.C. in poi) testimonia la fede per la venuta del Messia, ponendo però l'accento sull'aspetto temporale e glorioso del Messia: il libro Henoch, varie parabole composte verso il 70 a.C., l'Apocalisse siriaca di Baruch, il IV Libro di Esdra. A seconda dei testi, questo personaggio viene definito l'"Eletto", "l'Unto di Dio" (Messia), "Il Giusto", "il Figlio dell'Uomo" (in questa epoca vediamo anche apparire molti Messia, persone che si spacciano per tali allo scopo di fomentare la rivolta contro i Romani).

Alcune dottrine religiose diffuse fra i giudei ai tempi di Gesù. Dopo l'ellenizzazione forzata della Giudea, avvenuta sotto Antioco Epifane (175-164 a.C.) il popolo giudaico avverte la superiorità e l'elevatezza della propria religione monoteista e profondamente spirituale rispetto alle rozze ed infantili credenze dei dominatori.

Questa superiorità e la certezza di essere il popolo eletto da Dio derivava dalle affermazioni della Torah: insieme di insegnamenti che si vogliono scritti direttamente da Mosè e che sono la copia autentica di quelli conservati nei cieli. Torah etimologicamente significa appunto "legge" o "insegnamento". In questi cinque libri è descritta l'alleanza tra Dio e Israele e sono definite le sanzioni e gli ammonimenti per i fedeli di Dio. Agli scribi era affidato il compito di fare osservare la Legge e il dovere di applicarla in ogni caso della vita.

Il premio o il castigo. L'osservanza o la rinnegazione della legge spetta all'intera comunità: tutta la nazione é responsabile della purezza e dell'obbedienza rispetto alla Thora. Secondo l'antica tradizione ebraica, dopo la morte il fedele scende nello Scheol, luogo in cui non cessa l'esistenza dello spirito; più tardi Ezechiele, e più specificatamente Isaia e Daniele, incominciano ad affermare la responsabilità individuale rispetto all'osservanza della legge e ad introdurre il concetto di un giudizio ultimo, spettante a ciascun fedele dopo la morte, a seconda del suo comportamento nella vita terrena.

Nel II Libro dei Maccabei, in alcuni testi apocrifi, nel testamento dei 12 Patriarchi, nei Salmi di Salomone, si definisce il concetto di resurrezione dei morti e di giudizio universale, seppure in modo grossolano e primitivo. Prendono sviluppo anche le teorie sugli angeli (nelle loro varie distinzioni: cherubini, arcangeli, serafini, ecc.) e sui demoni, soprattutto nella letteratura apocrifa ma anche nello stesso Pentateuco, nonché in altri scritti religiosi.

Farisei e sadducei. In questo periodo l'osservanza alla Legge diventa talvolta una vera e propria "fobia" od un comportamento esteriore per assicurarsi la vita futura. Così i rigidi osservanti del Vecchio Patto si vollero distinguere dalla "plebe della terra" (Ham-Aaretz) e da quelle famiglie sacerdotali che si erano mondanizzate e che avevano patteggiato con le varie fazioni politiche per interessi temporali, e per questo si chiamarono farisei (da peruschim = separati). Al loro interno sorse il partito fanatico degli zeloti.

Esisteva inoltre un'altra fazione, quella dei sadducei (da Sadoc = gran sacerdote vissuto sotto Davide e Salomone) che erano però meno intransigenti dei farisei, non aborrivano le relazioni con i pagani ed in generale con la cultura ellenica. Essi erano per lo più sacerdoti ricchi e potenti, che negavano la risurrezione e tutte le concezioni più prettamente "spirituali" della religione, pur rimanendo fedeli ai riti, alle cerimonie ed alle leggi giudaiche tradizionali. Gli scribi (o dottori della legge) appartenenti tanto ai farisei che ai sadducei, costituirono due famosissime scuole ebraiche: quella di Gamaliere e quella di Hillel. Questa casta, che praticamente era custode della cultura ebraica, costituiva per il popolo la guida spirituale della nazione.

L'infanzia di Gesù.

I Vangeli non forniscono alcun dato sull'infanzia e l'educazione di Gesù (un'eccezione: l'episodio di Gesù e dei dottori del Tempio, all'età di dodici anni, in Luca, II/4152) e saltano direttamente dalla nascita del Signore alla predicazione di san Giovanni Battista, mentre Gesù ha "circa trenta anni". Da un punto di vista puramente storico, noi non sappiamo nulla delle influenze che hanno avuto potere su di lui, delle circostanze che l'hanno portato a predicare e a manifestarsi come il Messia.

Il ministero di Gesù.

Il battesimo. I Vangeli ci dicono che "In quei giorni venne Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea" (Matteo, III/1). Secondo la tradizione, egli era il figlio del sacerdote Zaccaria (da non confondere con il profeta) e di Elisabetta, cugina della Vergine Maria: la sua esistenza è attestata in particolare dallo storico ebreo Giuseppe Flavio: egli annunciava - come tutti i profeti ebrei - l'avvicinarsi del regno di Dio, l'arrivo del Messia ed esortava i suoi contemporanei a pentirsi dei loro peccati nell'attesa di questo avvenimento. Due tratti caratterizzano il personaggio: é un asceta: "Egli si nutriva di locuste e di miele selvatico" (Matteo,III/4) e pratica il rito del battesimo, cioè si purifica e purifica coloro che praticano questo cambiamento di vita, questo pentimento, mediante il bagno nel Giordano (la purificazione con l'acqua è un rito molto diffuso in tutte le religioni). Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni determina - secondo i testi - il ritiro del Salvatore nel deserto (ove, narra la leggenda, subisce la tentazione di Satana), poi l'inizio del suo ministero, dopo che Giovanni Battista viene arrestato e messo a morte dal re Erode Antipa (nel 28 o 29, se si accetta la cronologia tradizionale).

Credere o non credere. Se ci si attiene alla tradizione, Gesù dispensò la buona Novella fra i trenta e i trentatré anni, età della sua morte; circondato dai suoi dodici discepoli: Andrea, Bartolomeo, i due Giacomo, Giovanni, Taddeo, Matteo, Giuda (sostituito poi da Mattia), Pietro, Filippo, Simone e Tommaso. La sua azione è in apparenza quella di un profeta: egli compie miracoli, guarisce, risuscita, riceve dei segni dal Cielo, compie la predizione di Isaia (XXIX/18): "E in quel giorno i sordi udranno le parole del libro, e, tratti dal buio e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno".

La forma dell'insegnamento di Gesù. L'insegnamento di Gesù inizia in Galilea, sulle sponde del lago di Tiberiade; Gesù naviga da una riva all'altra del lago, circola nei paesi attorno e predica: egli annuncia l'avvento del regno di Dio e la necessità di prepararvisi! I miracoli e le guarigioni testimoniano il carattere divinamente ispirato della sua predicazione che si fa soprattutto mediante parabole, cioè mediante racconti simbolici che illustrano una lezione o una regola morale, o mediante sermoni; di volta in volta una circostanza gli fa pronunciare una massima: "Se la tua mano è per te un'occasione di caduta, tagliala. Siate in pace gli uni con gli altri, ecc.".

Per prima cosa precisiamo un punto: non vi è un solo storico serio, credente o non credente, che consideri che le parole tramandate dai Vangeli siano state letteralmente pronunciate dal Salvatore. Gesù parlava in aramaico, le fonti della sua ispirazione erano forse nell'Antico Testamento, ma anche e soprattutto nello spirito che l'animava, nella convinzione che egli fosse il Messia, il Figlio di Dio; nessuno ha preso nota, nel suo tempo, delle sue parole. Decine di anni dopo, dei redattori che noi non conosciamo riferiscono in greco le "parole" di Gesù. Niente - se non la loro affermazione - ci consente di pensare che questi evangelisti ci trasmettono le vere parole, il vero contenuto della predicazione del Salvatore.

Da Gesù al Cristo. Gesù predicava la necessità di cambiare il proprio modo di vita, di operare il mutamento morale indispensabile in vista dell'avvento del regno di Dio; poi é morto e i suoi discepoli hanno creduto nella sua risurrezione. Essi hanno allora predicato la trasformazione interiore richiesta dal Maestro, ma anche la fede nella sua qualità di Messia, la fede di Pasqua: non é più Gesù che essi hanno celebrato ma il Cristo. É ciò che sottolineava lo storico francese Guignebert, con un agnostico partito preso che oggi gli si rimprovera: "... L'autentico insegnamento di Gesù non gli é affatto sopravvissuto,...il profeta non ha né previsto né voluto ciò che ha sostituito il prossimo avvenire che egli credeva di preparare" (Il regno di Dio): "e..., se il cristianesimo è nato da lui, poiché é attraverso la speculazione attorno alla sua persona e alla sua risurrezione che la religione nuova si é organizzata, non é lui che l'ha fondata: Egli non l'ha neppure sospettata". (Gesù, p.498).

La Passione.

Gli Ebrei celebravano tutti gli anni la Pasqua (in ebraico: pesach) dal 15 al 22 Nisan. Questa festa commemora in particolare la liberazione dei figli di Israele dalla loro schiavitù in Egitto; in occasione di questa festa, nella prima notte della Pasqua aveva luogo una cerimonia domestica comprendente - fra le altre cose - un pasto composto di erbe amare e di pane azimo (senza lievito): il seder. Il martirio di Gesù ha avuto luogo, secondo i Vangeli, al momento della Pasqua ebraica: la data definitiva della Pasqua cristiana risale al IV secolo soltanto.

Il racconto evangelico. Gesù aveva già annunciato ai suoi discepoli:

"Poi incominciò a insegnare loro come il Figlio dell'uomo dovesse patire molto e venire riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, ed essere ucciso, e resuscitare tre giorni dopo". (Marco, VIII/31).

La cronologia degli avvenimenti è la seguente (per semplificare, noi abbiamo designato i giorni secondo l'uso attuale):

- Domenica delle Palme: ingresso di Gesù a Gerusalemme: dopo un soggiorno senza incidenti nella città, egli si ritira con i suoi discepoli a Betania (a 2 o 3 km da Gerusalemme, sulla via di Gerico).

- Lunedì: Dopo aver maledetto un fico ("che nessuno in eterno mangi più del tuo frutto!", Marco XI/14), Gesù entra nel Tempio e ne scaccia i mercanti:

"La mia casa è casa di orazione per tutte le genti... ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri". (Marco, XI/17).

Venuta la sera, Gesù esce di nuovo dalla città.

- Martedì: dopo aver discusso con i suoi discepoli (sulla fede che può sollevare le montagne), Gesù si reca di nuovo al Tempio di Gerusalemme e discute con:

i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani" (Marco, XI/27).

- Mercoledì : Gesù a Betania, nella casa di Simone il lebbroso; una donna spande del profumo sulla sua testa (ciò viene chiamata l'unzione di Betania) e Gesù annuncia ai suoi discepoli:

"Ha fatto quanto poteva, ungendo anticipatamente il mio corpo per la sepoltura". (Marco, XIV/8).

Giuda Iscariota, uno dei dodici apostoli, tradisce Gesù e promette ai farisei di consegnarlo loro.

- Giovedì: preparazione del seder della Pasqua ebraica, cioè della cena; la cena si svolge la sera e Gesù pronuncia, rivolgendosi al pane e al vino le parole:

"Prendete, questo è il mio corpo... e questo é il mio sangue". (Marco, XIV/22-23).

Gesù si reca in seguito con i suoi discepoli sul monte degli Ulivi, poi in un luogo chiamato Gethsemani. Egli è arrestato e compare, di notte, davanti al sinedrio (tribunale religioso degli Ebrei della Palestina), presieduto da Caifa; egli é condannato a morte. Alla fine di questo episodio, Pietro rinnega il nome di Gesù per tre volte prima del canto del gallo.

- Venerdì : processo di Gesù davanti a Ponzio Pilato; sotto la pressione della folla, Pilato

dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocefisso. (Marco, XV/15).

Alla nona ora, dopo aver gridato:

"Dio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?"

Gesù muore.

Giuseppe di Arimatea, discepolo segreto di Gesù, ne reclama il corpo e lo depone in un sepolcro. Questo episodio avviene "la vigilia del sabato" (Marco, XV/42).

- Sabato : Gesù nella tomba.

- Domenica: Resurrezione. Maria e Maria Maddalena si accorgono che la pietra che chiudeva l'ingresso del sepolcro é stata spostata e che il corpo del sacrificato non é più là: lo stesso giorno, Gesù appare a Maria Maddalena, a due dei suoi discepoli che si dirigevano verso Emmaus, poi agli Undici (Giuda Iscariota non é più tra di loro) e dice loro:

"Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi poi non avrà creduto, sarà condannato" (Marco, XVI/15-16).

Quaranta giorni dopo la risurrezione, Gesù sale al cielo da dove ridiscenderà in un'epoca fissata da Dio, per giudicare i vivi e i morti.

Le circostanze della nascita di Gesù.

Ecco, per prima cosa, un riassunto del problema: i dati evangelici, l'interpretazione tradizionale (cattolica romana) e la posizione storica (non credente).

Evento

Ciò che dicono i Vangeli

Interpretazione tradizionale

Punto di vista storico

Luogo di nascita

Marco: Nazareth è la sua patria.

Matteo e Luca: Betlemme, in Giudea.

Giovanni: "Alcuni dicevano: viene forse dalla Galilea il Cristo? Non dice forse la Scrittura che il Cristo ha da venire dalla stirpe di David, e dal villaggio di Betlemme, di dove era David?" (VII/42).

Betlemme, conformemente alla predizione del profeta Michea (V/2) al quale Luca si riferisce: "...Da te Betlemme uscirà per me Colui che dominerà su Israele".

Nazareth o Betlemme? Matteo e Luca sono molto espliciti sulle circostanze della nascita del Salvatore (fuga in Egitto di Giuseppe e Maria, la cometa, i re magi nel primo; stalla, i pastori, ecc., nel secondo); Marco e Giovanni non dicono nulla di tutto ciò.

Numerosi storici pensano che Matteo e Luca cerchino di collegare, mediante diversi mezzi romanzeschi, la nascita di Gesù alle predizioni dell'Antico Testamento (Betlemme, città di Davide); di fatto Gesù sarebbe nato in Galilea e non in Giudea: ma "Nazareth è una città sospetta".

Data di nascita

Marco: nulla.

Matteo: Nei giorni di Erode.

Luca: Giovanni Batista si manifesta nel 15° anno del regno di Tiberio e Gesù ha circa 30 anni quando riceve il battesimo. D'altra parte Maria partorisce mentre il governatore di Siria, Quirino, applica l'ordine imperiale di censimento.

Il monaco scita Dionigi il Piccolo (fine del V secolo, verso il 540 ha proposto l'anno 754 di Roma come l'anno 1 dell'era cristiana (riferendosi unicamente a Luca); ma la Chiesa cattolica preferisce la versione di Matteo, dunque pone la natività nel 6 o 7.

La data del 25 dicembre è stata scelta come data commemorativa della Natività (Natale) verso la fine del III secolo (la Chiesa d'Oriente accettava allora il 6 gennaio).

Gli avvenimenti ai quali i Vangeli alludono sono i seguenti:

- 4 (750 di Roma): morte di Erode (il re degli ebrei; nominato dai Romani).

- 6/7 (760/1 di Roma): arrivo di Quirino che procede al censimento.

- 26: Ponzio Pilato, procuratore romano della Giudea.

- 29: 15° anno del regno di Tiberio.

- 36: fine della magistratura di Ponzio Pilato.

Non si può quindi affermare con certezza la data di nascita di Gesù: potrebbe essere sia al tempo di Erode (il che rende valido l'episodio della fuga in Egitto), sia al tempo di di Quirino (ciò rende valido l'episodio del censimento).

Soprannome di Gesù.

Nei 4 Vangeli:

Gesù il Nazareno o Gesù di Nazareth, benché Matteo e Luca lo facciano nascere a Betlemme.

Nazareth è la città dei genitori di Gesù, che nasce a Betlemme durante il viaggio intrapreso dalla Sacra Famiglia per il censimento.

Nessun testo pagano o ebraico cita Nazareth prima del II secolo della nostra era: Nazareth non esisteva forse al momento della Natività.

Il soprannome il Nazareno (in greco: o Nazarenos) sarebbe una erronea trascrizione greca dell'aramaico netzer (= il discendente: Gesù discendente di Davide) o nasir (= santo: Gesù il Santo di Dio).

Si può anche pensare che Nazareth esistesse al momento della nascita di Gesù, ma che fosse un villaggio troppo piccolo perché i testi dell'epoca lo citassero: in questo caso, Nazareth sarebbe la città natale di Gesù (secondo Marco, ma non secondo Matteo Luca, Giovanni, I, 46).

Il censimento

Luca:" …E andavano tutti a farsi scrivere, ciascuno alla sua città.Anche Giuseppe... alla città di David, chiamata Betlemme, essendo della casa e della famiglia di David..." (II/3-5).

Gli altri Vangeli non parlano di questo censimento.

 

Questa operazione è citata dallo storico Flavio Giuseppe (Antichità giudaiche, 18, I, 1); essa spiega, in Luca, che Gesù il Nazareno è nato a Betlemme, poiché Giuseppe e Maria, allora incinta, fanno il viaggio da Nazareth a Betlemme per farsi iscrivere nella città della famiglia di Giuseppe. Ciononostante si può, malgrado la nozione romana dell'origo, mettere in dubbio questa esigenza romana di far viaggiare tutti gli Ebrei per effettuare il censimento nel luogo d'origine della loro famiglia: Giuseppe, il falegname, uomo semplice, poteva sapere quale era la culla dei suoi remoti antenati, quasi 1.000 anni prima? É un po' come se si obbligassero tutti gli tutti gli italiani a farsi iscrivere nel paese ove si trovava la loro famiglia al tempo di Carlo Magno. Questo censimento, si svolge dieci anni dopo la morte di Erode.

Famiglia di Gesù

Matteo e Luca: genealogie che collegano Giuseppe, il padre di Gesù, a Davide poi ad Adamo figlio di Dio. Le due genealogie sono molto diverse (numeri di generazioni diverse, nomi diversi).

Marco e Giovanni: nulla.

Matteo intende collegare Gesù, il Messia, ai principali depositari delle promesse messianiche: Abramo, Davide e i suoi discendenti reali.

Quella di Luca, più universalista, risale fino ad Adamo: Gesù, il Nuovo Adamo, salva l'umanità perduta dal peccato del primo.

Matteo dà l'ascendenza dinastica, Luca l'ascendenza naturale e legale secondo la legge del levirato.

I due Vangeli cercano di collegare Gesù a Davide per accordarsi con la profezia messianica di Michea; i redattori hanno dovuto inventare, da ciò le discordanze (42 nomi in Luca e 26 soltanto in Matteo).

Come spiegare le discordanze, su tutti questi problemi, fra i quattro Vangeli?

 

Si stabilisce una rigida interpretazione considerata come l'unica vera.

I Vangeli sono stati scritti almeno trenta o quaranta anni dopo la morte di Gesù; i primi discepoli, a loro volta ingenui e puri, non hanno avuto alcuna preoccupazione storica; specialmente dopo la predicazione di san Paolo, che all'inizio non era che un semplice insegnamento, è diventata una religione, con le sue Chiese, le sue dottrine, ecc.: era allora necessario collegare colui che era stato all'origine di questa religione, Gesù, sia alla storia (in parte dimenticata) che all'Antico Testamento che annunciava la venuta di un Messia (da qui alcune contraddizioni e alcune invenzioni già considerate come romanzesche).

Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica