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Gesù:
Considerazioni Storiche e Critiche
La Vita di Gesù.
Le
testimonianze riguardanti Gesù si classificano in due
categorie.
Le
testimonianze non cristiane. Sono così poco
numerose, che possiamo citarle tutte qui: una frase di
Tacito: "Il loro nome (dei cristiani) proveniva loro
da Cristo che, sotto Tiberio, fu condannato al supplizio
dal procuratore Ponzio Pilato" ( Annali , XV,
45; gli Annali sono stati scritti verso l'anno
115).
- una
frase di Svetonio: "Egli cacciò da Roma gli Ebrei
che si agitavano senza tregua sotto l'istigazione di
Cristo" (Vita di Claudio , capitolo 25).
-
un'allusione di Plinio il Giovane in una lettera scritta
all'imperatore Traiano nel 112 ( Lettere X , 96)
nella quale Plinio annuncia che ha fatto arrestare delle
persone che si riunivano per cantare un inno in onore del
Cristo.
I testi
ebraici contemporanei alla vita di Gesù non parlano del
personaggio, ad eccezione di un passo delle Antichità
giudaiche di Giuseppe Flavio che la maggior parte
degli storici considerano una interpolazione tardiva. Il testo
(XVIII/4) riguarda l'esistenza di un "uomo
saggio" chiamato Gesù che "trascinò molti
Ebrei e molti Greci" e che, dopo essere stato messo
in croce, risuscitò il terzo giorno: "la razza dei
cristiani che deriva il suo nome da lui esiste ancora
oggi" conclude Giuseppe Flavio. Gli scritti
talmudici, che sono nettamente posteriori al I secolo
dell'era cristiana, comprendono maledizioni e ingiurie
che si rivolgono a Gesù e a sua madre Maria.
Rimangono soltanto le testimonianze cristiane, cioè gli
scritti del Nuovo Testamento che abbiamo già
esaminato e i vari apocrifi che non sono ammessi dal
Canone e che non ci forniscono maggiori dati del Nuovo
Testamento. Questo "deserto di
informazione", come lo chiamava lo storico francese
delle religioni Guignebert, non ci consente di rispondere
in modo assoluto alla domanda: Gesù è esistito come
personaggio storico? Noi abbiamo certamente molto meno
dati riguardanti la sua esistenza che dati riguardanti,
per esempio, la vita di Cicerone o di Giulio Cesare;
ciononostante non vi é alcuna reale obiezione
all'esistenza storica di Gesù.
La propaganda cristiana
fatta dagli apostoli ha certamente attribuito a Gesù
più di quanto egli non avesse insegnato, ma non aveva
alcuna ragione di inventare questo personaggio. L'assenza
di testimonianze che non siano testimonianze cristiane
(sempre sospette di parzialità, evidentemente) non é
una ragione valida per rifiutare l'esistenza storica di
Gesù: il piccolo movimento creato da Gesù in Giudea é
affogato nell'agitazione religiosa e politica dell'epoca,
e i suoi contemporanei non avevano alcuna ragione di
parlarne; soltanto i suoi discepoli potevano vedervi un
avvenimento sufficientemente importante perché meritasse
di essere raccontato e questo sforzo di stesura fu
compiuto solo una trentina di anni dopo la morte di
Gesù.
Condizioni
politiche, religiose e sociali della Palestina ai tempi
di Gesù.
Per
inserire in un quadro più completo la vita e le opere di
Gesù e per meglio comprendere l'importanza della
dottrina e le circostanze della sua nascita e del suo
sviluppo, é utile accennare alle condizioni generali del
luogo in cui Gesù nacque, visse e compì la sua opera.
Condizioni
geografiche. La Palestina é una regione non
molto estesa, ma molto varia quanto a paesaggio e clima,
estendendosi dalle pendici del Libano alle pianure del
Mar Morto. Il fiume Giordano ne percorre la zona
orientale. La regione é montuosa nelle estreme parti
meridionali e settentrionali ed ha un suolo assai
fertile: Gerusalemme e le zone montuose hanno un clima
fresco.
Ai tempi
di Gesù la Palestina era divisa in tre regioni:
1) La
Giudea al sud, la parte più sterile e rocciosa (la parte
verso il mare, più mite, era occupata da città
ellenistiche tra cui Cesarea, sede della suprema
autorità romana). Qui era il centro di tutto il
giudaismo, la città santa di Gerusalemme col suo tempio
(iniziato da Erode il Grande), luogo in cui si svolgevano
le principali cerimonie stabilite dalla
"Legge". La Giudea e Gerusalemme insomma
costituivano il centro ed il punto di riferimento per
tutti gli israeliti. Qui sorgeva il sinedrio (gran
consiglio di tutta la nazione giudaica), qui fiorivano le
scuole dei rabbini (dove si educavano i giovani
israeliti), qui risiedevano i maggiori "dottori
della Legge" (gli scribi).
2) La
Samaria, al nord della Giudea, che é una regione meno
vasta ma più fertile, abitata per lo più da coloni
assiri (considerati eretici dai giudei per la loro
diversa interpretazione del Pentateuco).
3) La
Galilea, che é la più settentrionale e raggiunge le
pendici del Libano; poiché essa era a contatto con le
città pagane confinanti: Tiro, Sidone, ecc., vi si
svolgeva una attività commerciale non indifferente; il
giudaismo praticato in questa regione era più
comprensivo e tollerante. Qui si trova Nazareth, fra i
monti che costeggiano il grande lago di Genesareth (dove
Gesù sceglierà i suoi apostoli). Queste regioni
restavano separate dal Mar Mediterraneo da una striscia
di città elleniche.
-
Esistevano poi la Transgiordania (o Perea) e una
confederazione di città libere (decapoli) sempre al di
là del Giordano.
Condizioni
politiche. Pompeo Magno, nel 62, aveva
tolto l'indipendenza alla Palestina, ponendola, se pure
indirettamente, sotto il dominio romano (lasciò sul
trono Ircano II, ma praticamente senza poteri). Il figlio
di Ircano, Erode (poi detto il Grande), proclamato dai
Romani nel 40 a.C. "Re dei Giudei", con la
forza si impossessò di Gerusalemme (37 a.C.) e regnò
come vassallo dei Romani, per circa 33 anni (sotto il suo
regno, a Betlemme, nacque Gesù). Augusto
in seguito affidò le tre regioni della Palestina ai
figli di Erode. La Galilea e la Perea erano governate da
Erode Antipa (fino al 39 d.C.), mentre Filippo governava
le regioni settentrionali.
Poco
dopo però la Palestina meridionale iniziò ad essere
governata direttamente da procuratori romani, inviati
dall'Imperatore. Essi abitavano in Cesarea, ma per feste
e occasioni importanti spesso si recavano a Gerusalemme.
Ponzio Pilato (per mano del quale Gesù fu crocifisso) fu
il quinto di questi procuratori e fu mandato da Tiberio. I Giudei
non sopportavano la dominazione romana, la quale, oltre
che essere pagana e presuntuosa, era avida di tributi e
in alcuni casi irrispettosa delle tradizioni. Ed è così
che in questo periodo la profezia riguardo alla venuta di
un Messia che riscattasse la stirpe di David, ebbe facile
e vigorosa diffusione.
Condizioni religiose. Nella Genesi (la prima
parte delle Sacre Scritture) Dio aveva annunciato la
venuta di un uomo che avrebbe schiacciato il serpente
(simbolo del peccato). Nel brano dedicato all'episodio di
Abramo e Isacco, ancora si parla della venuta del Messia;
la promessa si rinnova, sempre nella Genesi, nelle parole
di Giacobbe morente. Accenni riguardo all'avvento di
questo "misterioso personaggio" si trovano
nelle parole dello stesso Mosè che predice la comparsa
di un profeta che il popolo dovrà ascoltare e seguire (Deut.
18, 15-18): Balaam (Num. 24, 14-19) fa la stessa
profezia. Nei Salmi il "Profeta"
viene identificato con il figlio di Dio (Sal. 2, 7); il
grande profeta Isaia afferma che il regno dell'aspettato
sarà eterno e che finalmente la stirpe di David troverà
la sua vera guida. Michea e Geremia riconfermano la
venuta del "gran re del popolo ebraico" e
aggiungono che "Egli libererà tutti gli uomini
dal peccato".
Queste
profezie sono antiche e numerosissime e tutte concordanti
fra loro: Ezechiele, Aggeo, Malachia, Daniele
(quest'ultimo specifica che la venuta del profeta
avverrà dopo quattro imperi). La
figura dell'"Eletto da Dio" acquista un profilo
sempre più nitido e vengono sempre più definite le
circostanze di questo avvento: il Messia sarà
disprezzato, umiliato, deriso: ma le pene e le sofferenze
patite da Lui libereranno l'uomo dal peccato. Anche la
letteratura apocrifa (dal II secolo a.C. in poi)
testimonia la fede per la venuta del Messia, ponendo
però l'accento sull'aspetto temporale e glorioso del
Messia: il libro Henoch, varie parabole composte verso il
70 a.C., l'Apocalisse siriaca di Baruch, il IV Libro di
Esdra. A seconda dei testi, questo personaggio viene
definito l'"Eletto", "l'Unto di Dio"
(Messia), "Il Giusto", "il Figlio
dell'Uomo" (in questa epoca vediamo anche apparire
molti Messia, persone che si spacciano per tali allo
scopo di fomentare la rivolta contro i Romani).
Alcune
dottrine religiose diffuse fra i giudei ai tempi di
Gesù. Dopo l'ellenizzazione forzata della
Giudea, avvenuta sotto Antioco Epifane (175-164 a.C.) il
popolo giudaico avverte la superiorità e l'elevatezza
della propria religione monoteista e profondamente
spirituale rispetto alle rozze ed infantili credenze dei
dominatori.
Questa
superiorità e la certezza di essere il popolo eletto da
Dio derivava dalle affermazioni della Torah: insieme di
insegnamenti che si vogliono scritti direttamente da
Mosè e che sono la copia autentica di quelli conservati
nei cieli. Torah etimologicamente significa appunto
"legge" o
"insegnamento". In questi cinque libri è
descritta l'alleanza tra Dio e Israele e sono definite le
sanzioni e gli ammonimenti per i fedeli di Dio. Agli
scribi era affidato il compito di fare osservare la Legge
e il dovere di applicarla in ogni caso della vita.
Il premio o il castigo. L'osservanza o la
rinnegazione della legge spetta all'intera comunità:
tutta la nazione é responsabile della purezza e
dell'obbedienza rispetto alla Thora. Secondo l'antica
tradizione ebraica, dopo la morte il fedele scende nello
Scheol, luogo in cui non cessa l'esistenza dello spirito;
più tardi Ezechiele, e più specificatamente Isaia e
Daniele, incominciano ad affermare la responsabilità
individuale rispetto all'osservanza della legge e ad
introdurre il concetto di un giudizio ultimo, spettante a
ciascun fedele dopo la morte, a seconda del suo
comportamento nella vita terrena.
Nel II
Libro dei Maccabei, in alcuni testi apocrifi, nel
testamento dei 12 Patriarchi, nei Salmi di Salomone, si
definisce il concetto di resurrezione dei morti e di
giudizio universale, seppure in modo grossolano e
primitivo. Prendono
sviluppo anche le teorie sugli angeli (nelle loro varie
distinzioni: cherubini, arcangeli, serafini, ecc.) e sui
demoni, soprattutto nella letteratura apocrifa ma anche
nello stesso Pentateuco, nonché in altri scritti
religiosi.
Farisei
e sadducei. In questo periodo l'osservanza alla
Legge diventa talvolta una vera e propria
"fobia" od un comportamento esteriore per
assicurarsi la vita futura. Così i rigidi osservanti del
Vecchio Patto si vollero distinguere dalla "plebe
della terra" (Ham-Aaretz) e da quelle famiglie
sacerdotali che si erano mondanizzate e che avevano
patteggiato con le varie fazioni politiche per interessi
temporali, e per questo si chiamarono farisei (da
peruschim = separati). Al loro interno sorse il partito
fanatico degli zeloti.
Esisteva
inoltre un'altra fazione, quella dei sadducei (da Sadoc =
gran sacerdote vissuto sotto Davide e Salomone) che erano
però meno intransigenti dei farisei, non aborrivano le
relazioni con i pagani ed in generale con la cultura
ellenica. Essi erano per lo più sacerdoti ricchi e
potenti, che negavano la risurrezione e tutte le
concezioni più prettamente "spirituali" della
religione, pur rimanendo fedeli ai riti, alle cerimonie
ed alle leggi giudaiche tradizionali. Gli
scribi (o dottori della legge) appartenenti tanto ai
farisei che ai sadducei, costituirono due famosissime
scuole ebraiche: quella di Gamaliere e quella di Hillel. Questa
casta, che praticamente era custode della cultura
ebraica, costituiva per il popolo la guida spirituale
della nazione.
L'infanzia
di Gesù.
I Vangeli
non forniscono alcun dato sull'infanzia e l'educazione di
Gesù (un'eccezione: l'episodio di Gesù e dei dottori
del Tempio, all'età di dodici anni, in Luca,
II/4152) e saltano direttamente dalla nascita del Signore
alla predicazione di san Giovanni Battista, mentre Gesù
ha "circa trenta anni". Da un punto di vista
puramente storico, noi non sappiamo nulla delle influenze
che hanno avuto potere su di lui, delle circostanze che
l'hanno portato a predicare e a manifestarsi come il
Messia.
Il
ministero di Gesù.
Il
battesimo. I Vangeli ci dicono che
"In quei giorni venne Giovanni il Battista a
predicare nel deserto della Giudea" (Matteo,
III/1). Secondo la tradizione, egli era il figlio del
sacerdote Zaccaria (da non confondere con il profeta) e
di Elisabetta, cugina della Vergine Maria: la sua
esistenza è attestata in particolare dallo storico ebreo
Giuseppe Flavio: egli annunciava - come tutti i profeti
ebrei - l'avvicinarsi del regno di Dio, l'arrivo del
Messia ed esortava i suoi contemporanei a pentirsi dei
loro peccati nell'attesa di questo avvenimento. Due
tratti caratterizzano il personaggio: é un asceta:
"Egli si nutriva di locuste e di miele selvatico"
(Matteo,III/4) e pratica il rito del battesimo,
cioè si purifica e purifica coloro che praticano questo
cambiamento di vita, questo pentimento, mediante il bagno
nel Giordano (la purificazione con l'acqua è un rito
molto diffuso in tutte le religioni). Il
battesimo di Gesù da parte di Giovanni determina -
secondo i testi - il ritiro del Salvatore nel deserto
(ove, narra la leggenda, subisce la tentazione di
Satana), poi l'inizio del suo ministero, dopo che
Giovanni Battista viene arrestato e messo a morte dal re
Erode Antipa (nel 28 o 29, se si accetta la cronologia
tradizionale).
Credere
o non credere. Se ci si attiene alla
tradizione, Gesù dispensò la buona Novella fra i trenta
e i trentatré anni, età della sua morte; circondato dai
suoi dodici discepoli: Andrea, Bartolomeo, i due Giacomo,
Giovanni, Taddeo, Matteo, Giuda (sostituito poi da
Mattia), Pietro, Filippo, Simone e Tommaso. La sua azione
è in apparenza quella di un profeta: egli compie miracoli,
guarisce, risuscita, riceve dei segni dal Cielo, compie
la predizione di Isaia (XXIX/18): "E in quel
giorno i sordi udranno le parole del libro, e, tratti dal
buio e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno".
La forma dell'insegnamento di Gesù.
L'insegnamento di Gesù inizia in Galilea, sulle sponde
del lago di Tiberiade; Gesù naviga da una riva all'altra
del lago, circola nei paesi attorno e predica: egli
annuncia l'avvento del regno di Dio e la necessità di
prepararvisi! I miracoli e le guarigioni testimoniano il
carattere divinamente ispirato della sua predicazione che
si fa soprattutto mediante parabole, cioè
mediante racconti simbolici che illustrano una lezione o
una regola morale, o mediante sermoni; di volta in
volta una circostanza gli fa pronunciare una massima:
"Se la tua mano è per te un'occasione di caduta,
tagliala. Siate in pace gli uni con gli altri, ecc.".
Per
prima cosa precisiamo un punto: non vi è un solo storico
serio, credente o non credente, che consideri che le
parole tramandate dai Vangeli siano state letteralmente
pronunciate dal Salvatore. Gesù parlava in aramaico, le
fonti della sua ispirazione erano forse nell'Antico
Testamento, ma anche e soprattutto nello spirito che
l'animava, nella convinzione che egli fosse il Messia, il
Figlio di Dio; nessuno ha preso nota, nel suo tempo,
delle sue parole. Decine di anni dopo, dei redattori che
noi non conosciamo riferiscono in greco le
"parole" di Gesù. Niente - se non la loro
affermazione - ci consente di pensare che questi
evangelisti ci trasmettono le vere parole, il vero
contenuto della predicazione del Salvatore.
Da
Gesù al Cristo. Gesù predicava la necessità di
cambiare il proprio modo di vita, di operare il mutamento
morale indispensabile in vista dell'avvento del regno di
Dio; poi é morto e i suoi discepoli hanno creduto
nella sua risurrezione. Essi hanno allora predicato la
trasformazione interiore richiesta dal Maestro, ma anche
la fede nella sua qualità di Messia, la fede di
Pasqua: non é più Gesù che essi hanno celebrato ma
il Cristo. É ciò che sottolineava lo storico francese
Guignebert, con un agnostico partito preso che oggi gli
si rimprovera: "... L'autentico insegnamento di
Gesù non gli é affatto sopravvissuto,...il profeta non
ha né previsto né voluto ciò che ha sostituito il
prossimo avvenire che egli credeva di preparare"
(Il regno di Dio): "e..., se il cristianesimo è
nato da lui, poiché é attraverso la speculazione
attorno alla sua persona e alla sua risurrezione che la
religione nuova si é organizzata, non é lui che l'ha
fondata: Egli non l'ha neppure sospettata". (Gesù,
p.498).
La
Passione.
Gli
Ebrei celebravano tutti gli anni la Pasqua (in ebraico: pesach)
dal 15 al 22 Nisan. Questa festa commemora in particolare
la liberazione dei figli di Israele dalla loro schiavitù
in Egitto; in occasione di questa festa, nella prima
notte della Pasqua aveva luogo una cerimonia domestica
comprendente - fra le altre cose - un pasto composto di
erbe amare e di pane azimo (senza lievito): il seder.
Il martirio di Gesù ha avuto luogo, secondo i Vangeli,
al momento della Pasqua ebraica: la data definitiva della
Pasqua cristiana risale al IV secolo soltanto.
Il
racconto evangelico. Gesù aveva già
annunciato ai suoi discepoli:
"Poi
incominciò a insegnare loro come il Figlio dell'uomo
dovesse patire molto e venire riprovato dagli anziani,
dai sommi sacerdoti e dagli scribi, ed essere ucciso, e
resuscitare tre giorni dopo". (Marco,
VIII/31).
La
cronologia degli avvenimenti è la seguente (per
semplificare, noi abbiamo designato i giorni secondo
l'uso attuale):
-
Domenica delle Palme: ingresso di Gesù a Gerusalemme:
dopo un soggiorno senza incidenti nella città, egli si
ritira con i suoi discepoli a Betania (a 2 o 3 km da
Gerusalemme, sulla via di Gerico).
-
Lunedì: Dopo aver maledetto un fico ("che nessuno
in eterno mangi più del tuo frutto!", Marco XI/14),
Gesù entra nel Tempio e ne scaccia i mercanti:
"La
mia casa è casa di orazione per tutte le genti... ma voi
ne avete fatto una spelonca di ladri". (Marco,
XI/17).
Venuta
la sera, Gesù esce di nuovo dalla città.
-
Martedì: dopo aver discusso con i suoi discepoli (sulla
fede che può sollevare le montagne), Gesù si reca di
nuovo al Tempio di Gerusalemme e discute con:
i sommi
sacerdoti, gli scribi e gli anziani" (Marco, XI/27).
-
Mercoledì : Gesù a Betania, nella casa di Simone il
lebbroso; una donna spande del profumo sulla sua testa
(ciò viene chiamata l'unzione di Betania) e Gesù
annuncia ai suoi discepoli:
"Ha
fatto quanto poteva, ungendo anticipatamente il mio corpo
per la sepoltura". (Marco, XIV/8).
Giuda
Iscariota, uno dei dodici apostoli, tradisce Gesù e
promette ai farisei di consegnarlo loro.
-
Giovedì: preparazione del seder della Pasqua
ebraica, cioè della cena; la cena si svolge la sera e
Gesù pronuncia, rivolgendosi al pane e al vino le
parole:
"Prendete,
questo è il mio corpo... e questo é il mio sangue".
(Marco, XIV/22-23).
Gesù si
reca in seguito con i suoi discepoli sul monte degli
Ulivi, poi in un luogo chiamato Gethsemani. Egli è
arrestato e compare, di notte, davanti al sinedrio
(tribunale religioso degli Ebrei della Palestina),
presieduto da Caifa; egli é condannato a morte. Alla
fine di questo episodio, Pietro rinnega il nome di Gesù
per tre volte prima del canto del gallo.
-
Venerdì : processo di Gesù davanti a Ponzio Pilato;
sotto la pressione della folla, Pilato
dopo
aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse
crocefisso. (Marco, XV/15).
Alla
nona ora, dopo aver gridato:
"Dio
Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?"
Gesù
muore.
Giuseppe
di Arimatea, discepolo segreto di Gesù, ne reclama il
corpo e lo depone in un sepolcro. Questo episodio avviene
"la vigilia del sabato" (Marco, XV/42).
- Sabato
: Gesù nella tomba.
-
Domenica: Resurrezione. Maria e Maria Maddalena si
accorgono che la pietra che chiudeva l'ingresso del
sepolcro é stata spostata e che il corpo del sacrificato
non é più là: lo stesso giorno, Gesù appare a Maria
Maddalena, a due dei suoi discepoli che si dirigevano
verso Emmaus, poi agli Undici (Giuda Iscariota non é
più tra di loro) e dice loro:
"Andate
per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo,
chi poi non avrà creduto, sarà condannato"
(Marco, XVI/15-16).
Quaranta
giorni dopo la risurrezione, Gesù sale al cielo da dove
ridiscenderà in un'epoca fissata da Dio, per giudicare i
vivi e i morti.
Le
circostanze della nascita di Gesù.
Ecco,
per prima cosa, un riassunto del problema: i dati
evangelici, l'interpretazione tradizionale (cattolica
romana) e la posizione storica (non credente).
|
Evento |
Ciò
che dicono i Vangeli |
Interpretazione
tradizionale |
Punto
di vista storico |
|
Luogo
di nascita |
Marco:
Nazareth è la sua patria.
Matteo e
Luca: Betlemme, in Giudea.
Giovanni:
"Alcuni dicevano: viene forse dalla Galilea
il Cristo? Non dice forse la Scrittura che il
Cristo ha da venire dalla stirpe di David, e dal
villaggio di Betlemme, di dove era David?"
(VII/42).
|
Betlemme,
conformemente alla predizione del profeta Michea
(V/2) al quale Luca si riferisce: "...Da te
Betlemme uscirà per me Colui che dominerà su
Israele". |
Nazareth
o Betlemme? Matteo e Luca sono molto espliciti
sulle circostanze della nascita del Salvatore
(fuga in Egitto di Giuseppe e Maria, la cometa, i
re magi nel primo; stalla, i pastori, ecc., nel
secondo); Marco e Giovanni non dicono nulla di
tutto ciò.
Numerosi storici pensano
che Matteo e Luca cerchino di collegare, mediante
diversi mezzi romanzeschi, la nascita di Gesù
alle predizioni dell'Antico Testamento (Betlemme,
città di Davide); di fatto Gesù sarebbe nato in
Galilea e non in Giudea: ma "Nazareth è una
città sospetta".
|
|
Data
di nascita |
Marco:
nulla.
Matteo: Nei giorni di Erode.
Luca:
Giovanni Batista si manifesta nel 15° anno del
regno di Tiberio e Gesù ha circa 30 anni quando
riceve il battesimo. D'altra parte Maria
partorisce mentre il governatore di Siria,
Quirino, applica l'ordine imperiale di
censimento.
|
Il
monaco scita Dionigi il Piccolo (fine del V
secolo, verso il 540 ha proposto l'anno 754 di
Roma come l'anno 1 dell'era cristiana
(riferendosi unicamente a Luca); ma la Chiesa
cattolica preferisce la versione di Matteo,
dunque pone la natività nel 6 o 7.
La data
del 25 dicembre è stata scelta come data
commemorativa della Natività (Natale) verso la
fine del III secolo (la Chiesa d'Oriente
accettava allora il 6 gennaio).
|
Gli
avvenimenti ai quali i Vangeli alludono sono i
seguenti:
- 4 (750 di Roma): morte di Erode
(il re degli ebrei; nominato dai Romani).
-
6/7 (760/1 di Roma): arrivo di Quirino che
procede al censimento.
-
26: Ponzio Pilato, procuratore romano della
Giudea.
-
29: 15° anno del regno di Tiberio.
-
36: fine della magistratura di Ponzio Pilato.
Non
si può quindi affermare con certezza la data di
nascita di Gesù: potrebbe essere sia al tempo di
Erode (il che rende valido l'episodio della fuga
in Egitto), sia al tempo di di Quirino (ciò
rende valido l'episodio del censimento).
|
|
Soprannome
di Gesù. |
Nei
4 Vangeli:
Gesù il Nazareno o Gesù
di Nazareth, benché Matteo e Luca lo facciano
nascere a Betlemme.
|
Nazareth
è la città dei genitori di Gesù, che nasce a
Betlemme durante il viaggio intrapreso dalla
Sacra Famiglia per il censimento. |
Nessun
testo pagano o ebraico cita Nazareth prima del II
secolo della nostra era: Nazareth non esisteva
forse al momento della Natività.
Il
soprannome il Nazareno (in greco: o Nazarenos)
sarebbe una erronea trascrizione greca
dell'aramaico netzer (= il discendente: Gesù
discendente di Davide) o nasir (= santo: Gesù il
Santo di Dio).
Si
può anche pensare che Nazareth esistesse al
momento della nascita di Gesù, ma che fosse un
villaggio troppo piccolo perché i testi
dell'epoca lo citassero: in questo caso, Nazareth
sarebbe la città natale di Gesù (secondo Marco,
ma non secondo Matteo Luca, Giovanni, I, 46).
|
|
Il
censimento |
Luca:"
E andavano tutti a farsi scrivere, ciascuno
alla sua città.Anche Giuseppe... alla città di
David, chiamata Betlemme, essendo della casa e
della famiglia di David..." (II/3-5).
Gli altri
Vangeli non parlano di questo censimento.
|
|
Questa
operazione è citata dallo storico Flavio
Giuseppe (Antichità giudaiche, 18, I, 1); essa
spiega, in Luca, che Gesù il Nazareno è nato a
Betlemme, poiché Giuseppe e Maria, allora
incinta, fanno il viaggio da Nazareth a Betlemme
per farsi iscrivere nella città della famiglia
di Giuseppe. Ciononostante si può, malgrado la
nozione romana dell'origo, mettere in dubbio
questa esigenza romana di far viaggiare tutti gli
Ebrei per effettuare il censimento nel luogo
d'origine della loro famiglia: Giuseppe, il
falegname, uomo semplice, poteva sapere quale era
la culla dei suoi remoti antenati, quasi 1.000
anni prima? É un po' come se si obbligassero
tutti gli tutti gli italiani a farsi iscrivere
nel paese ove si trovava la loro famiglia al
tempo di Carlo Magno. Questo censimento, si
svolge dieci anni dopo la morte di Erode. |
|
Famiglia
di Gesù |
Matteo
e Luca: genealogie che collegano Giuseppe, il
padre di Gesù, a Davide poi ad Adamo figlio di
Dio. Le due genealogie sono molto diverse (numeri
di generazioni diverse, nomi diversi).
Marco e
Giovanni: nulla.
|
Matteo
intende collegare Gesù, il Messia, ai principali
depositari delle promesse messianiche: Abramo,
Davide e i suoi discendenti reali.
Quella di
Luca, più universalista, risale fino ad Adamo:
Gesù, il Nuovo Adamo, salva l'umanità perduta
dal peccato del primo.
Matteo
dà l'ascendenza dinastica, Luca l'ascendenza
naturale e legale secondo la legge del levirato.
|
I
due Vangeli cercano di collegare Gesù a Davide
per accordarsi con la profezia messianica di
Michea; i redattori hanno dovuto inventare, da
ciò le discordanze (42 nomi in Luca e 26
soltanto in Matteo). |
|
Come
spiegare le discordanze, su tutti questi
problemi, fra i quattro Vangeli? |
|
Si
stabilisce una rigida interpretazione considerata
come l'unica vera. |
I
Vangeli sono stati scritti almeno trenta o
quaranta anni dopo la morte di Gesù; i primi
discepoli, a loro volta ingenui e puri, non hanno
avuto alcuna preoccupazione storica; specialmente
dopo la predicazione di san Paolo, che all'inizio
non era che un semplice insegnamento, è
diventata una religione, con le sue Chiese, le
sue dottrine, ecc.: era allora necessario
collegare colui che era stato all'origine di
questa religione, Gesù, sia alla storia (in
parte dimenticata) che all'Antico Testamento che
annunciava la venuta di un Messia (da qui alcune
contraddizioni e alcune invenzioni già
considerate come romanzesche). |
Fonte: Enciclopedia Alfatematica -
Microforum - Peruzzo Informatica
|