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Libro 18 - Giuditta
Capitolo 1
I.
LA CAMPAGNA DI OLOFERNE
Nabucodonosor e Arpacsad
[1]Nell'anno
decimosecondo del regno di Nabucodònosor, che regnava
sugli Assiri nella grande città di Ninive, Arpacsàd
regnava sui Medi in Ecbàtana. [2]Questi edificò
intorno a Ecbàtana mura con pietre tagliate nella misura
di tre cubiti di larghezza e sei cubiti di lunghezza,
portando l'altezza del muro a settanta cubiti e la
larghezza a cinquanta cubiti. [3]Costruì alle
porte della città le torri murali alte cento cubiti e
larghe alla base sessanta cubiti; [4]costruì le
porte portandole fino all'altezza di settanta cubiti: la
larghezza di ciascuna era di quaranta cubiti, per il
passaggio dell'esercito dei suoi forti e l'uscita in
parata dei suoi fanti. [5]In quel periodo di tempo
il re Nabucodònosor mosse guerra al re Arpacsàd nella
grande pianura, cioè nella piana che si trova nel
territorio di Ragau. [6]Ma si schierarono a fianco
di costui tutti gli abitanti delle montagne e quelli
della zona dell'Eufrate, del Tigri e dell'Idaspe e gli
abitanti della pianura di Arioch, re degli Elamiti. Così
molte genti si trovarono adunate in aiuto ai figli di
Cheleud. [7]Allora Nabucodònosor re degli Assiri
spedì messaggeri a tutti gli abitanti della Persia e a
tutti gli abitanti delle regioni occidentali: a quelli
della Cilicia e di Damasco, del Libano e dell'Antilibano
e a tutti gli abitanti della fascia litoranea [8]e
a quelli che appartenevano alle popolazioni del Carmelo e
di Gàlaad, della Galilea superiore e della grande
pianura di Esdrelon; [9]a tutti gli abitanti della
Samaria e delle sue città, a quelli che stavano oltre il
Giordano fino a Gerusalemme, Batane, Chelus e Cades e al
torrente d'Egitto, nonchè a Tafni, a Ramesse e a tutto
il paese di Gessen, [10]fino a comprendere la
regione al di sopra di Tanis e Menfi, e ancora a tutti
gli abitanti dell'Egitto sino ai confini dell'Etiopia. [11]Ma
gli abitanti di tutte queste regioni disprezzarono
l'invito di Nabucodònosor re degli Assiri e non lo
seguirono nella guerra, perché non avevano alcun timore
di lui, che agli occhi loro era come un uomo qualunque.
Essi respinsero i suoi messaggeri a mani vuote e con
disonore. [12]Allora Nabucodònosor si accese di
sdegno terribile contro tutte queste regioni e giurò per
il suo trono e per il suo regno che avrebbe fatto sicura
vendetta, devastando con la spada i paesi della Cilicia,
di Damasco e della Siria, tutte le popolazioni della
terra di Moab, gli Ammoniti, tutta la Giudea e tutti gli
abitanti dell'Egitto fino al limite dei due mari.
Campagna contro Arpacsad
[13]Quindi
marciò con l'esercito contro il re Arpacsàd nel
diciassettesimo anno, e prevalse su di lui in battaglia,
travolgendo l'esercito di Arpacsàd con tutta la sua
cavalleria e tutti i suoi carri. [14]S'impadronì
delle sue città, giunse fino a Ecbàtana e ne espugnò
le torri, ne saccheggiò le piazze e ne mutò lo
splendore in ludibrio. [15]Poi sorprese Arpacsàd
sui monti di Ragau, lo trafisse con le sue lance e lo
tolse di mezzo in quel giorno. [16]Fece quindi
ritorno a Ninive con tutto l'esercito eterogeneo, che era
una moltitudine infinita di guerrieri e si fermò là,
egli e il suo esercito, per centoventi giorni dandosi a
divertimenti e banchetti.
Giuditta - Capitolo
2
Campagna occidentale
[1]Nell'anno
decimottavo, il giorno ventidue del primo mese, nel
palazzo di Nabucodònosor re degli Assiri, fu discusso un
piano di vendetta contro tutta la terra, come aveva
annunziato. [2]Radunò tutti i suoi ministri e i
suoi dignitari, tenne con loro consiglio segreto ed
espose compiutamente con la sua parola tutta la perfidia
di quelle regioni. [3]Essi decisero che si dovesse
punire con la distruzione chiunque non si era allineato
con l'ordine da lui emanato. [4]Quando ebbe finito
la consultazione, Nabucodònosor re degli Assiri chiamò
Oloferne, generale supremo del suo esercito, che teneva
il secondo posto dopo di lui, e gli disse: [5]"Questo
dice il gran re, il signore di tutta la terra: Ecco tu
uscirai come mio luogotenente e prenderai con te uomini
valorosi: centoventimila fanti e un contingente di
dodicimila cavalli con i loro cavalieri; [6]quindi
muoverai contro tutti i paesi di occidente, perché
quelle regioni hanno disobbedito al mio comando. [7]A
costoro ordinerai di preparare la terra e l'acqua,
perché con collera piomberò su di loro e coprirò la
terra con i piedi del mio esercito e li metterò in suo
potere per il saccheggio. [8]Quelli di loro che
cadranno colpiti riempiranno le loro valli e ogni
torrente e fiume sarà pieno dei loro cadaveri fino a
straripare; [9]i loro prigionieri li spingerò
fino agli estremi di tutta la terra. [10]Tu dunque
và e occupa per me tutto il loro paese e, quando si
saranno arresi a te, li terrai a mia disposizione fino al
giorno del loro castigo. [11]Quanto ai ribelli,
non abbia il tuo occhio compassione di destinarli alla
morte e alla devastazione in tutto il territorio. [12]Come
è vero che vivo io e vive la potenza del mio regno,
questo ho detto e questo farò di mia mano. [13]Da
parte tua bada di non trasgredire alcuna parola del tuo
signore, ma eseguisci esattamente ciò che ti ho
comandato e non indugiare a tradurre in atto i
comandi". [14]Oloferne uscì dalla corte del
suo signore e convocò i comandanti, gli strateghi e gli
ufficiali dell'esercito assiro; [15]quindi scelse
e contò gli uomini per le sue formazioni, come gli aveva
comandato il suo signore, in numero di centoventimila,
più dodicimila arcieri a cavallo, [16]e li
ordinò come si usa inquadrare la truppa per la guerra. [17]Prese
poi cammelli e asini e muli in dotazione alle truppe, in
numero grandissimo, e ancora pecore e buoi e capre in
quantità innumerevole per il loro vettovagliamento. [18]Provvide
ancora razioni in abbondanza per ciascun uomo e gran
rifornimento d'oro e d'argento dal tesoro del re. [19]Partirono
dunque lui e tutte le sue truppe per iniziare la
spedizione e precedere il re Nabucodònosor e ricoprire
la terra occidentale con i loro carri e i cavalieri e la
fanteria scelta. [20]Si unì anche a loro una
moltitudine varia, numerosa come le cavallette e come la
polvere del suolo, che non si poteva affatto contare per
la grande quantità.
Tappe dell'esercito di
Oloferne
[21]Mossero da
Ninive camminando tre giorni in direzione della pianura
di Bectilet e si accamparono a distanza di Bectilet
vicino al monte che sta sulla sinistra della Cilicia
superiore. [22]Di là, muovendo tutto il suo
esercito, fanti e cavalli e carri, Oloferne si diresse
verso la montagna. [23]Quindi devastò Fud e Lud e
depredò i figli di Rassis e gli Ismaeliti, che abitavano
lungo il deserto a mezzogiorno di Cheleon. [24]In
seguito passò l'Eufrate, attraversò la Mesopotamia e
demolì le città che s'innalzavano sul torrente Abrona e
nel territorio fino al mare. [25]Poi invase i
paesi della Cilicia, sterminò quanti gli si opponevano e
venne nella regione di Iafet verso mezzogiorno alle
frontiere dell'Arabia. [26]Accerchiò anche tutti
i Madianiti e appiccò il fuoco ai loro attendamenti e
depredò il loro bestiame. [27]Proseguendo, scese
verso la pianura di Damasco nei giorni della mietitura
del grano, diede fuoco a tutti i loro campi e votò allo
sterminio i loro greggi e armenti, saccheggiò le loro
città, devastò le loro campagne e passò a fil di spada
tutti i giovani. [28]Allora si sparse la paura e
il terrore di lui fra tutte le popolazioni della costa,
su quelle che si trovavano in Sidòne e in Tiro, fra gli
abitanti di Sur e Okina, su tutte le genti di Iemnaan, e
anche gli abitanti di Asdòd e Ascalon ne ebbero grande
terrore.
Giuditta - Capitolo
3
[1]Perciò gli
inviarono messaggeri con proposte di pace: [2]"Ecco,
ci mettiamo davanti a te noi, figli del gran re
Nabucodònosor; fà di noi quanto ti piacerà. [3]Ecco
le nostre case e tutto il nostro territorio e tutti i
campi di grano, i greggi e gli armenti e tutto il
bestiame dei nostri attendamenti sono a tua disposizione
perché tu ne faccia quel che vuoi. [4]Anche le
nostre città e quanti vi abitano, ecco sono tuoi servi,
vieni e trattale come ti piacerà". [5]Si
presentarono di fatto ad Oloferne quegli uomini e si
espressero con lui su questo tono. [6]Egli scese
allora con il suo esercito lungo la costa e pose presidi
nelle fortezze, poi prelevò da esse uomini scelti come
ausiliari. [7]Quelle popolazioni con tutto il
paese circostante lo accolsero con corone e danze e suono
di timpani. [8]Ma egli demolì tutti i loro templi
e tagliò i boschi sacri, perché aveva ordine di
distruggere tutti gli dei della terra, in modo che tutti
i popoli adorassero solo Nabucodònosor e tutte le lingue
e le tribù lo acclamassero come dio. [9]Poi
giunse in vista di Esdrelon, vicino a Dotain, che è di
fronte alle grandi montagne della Giudea. [10]Essi
si accamparono fra Gebe e Scitopoli e Oloferne rimase là
un mese intero per raccogliere tutto il bottino delle sue
truppe.
Giuditta - Capitolo
4
Allarme in Giudea
[1]Quando gli
Israeliti che abitavano in tutta la Giudea sentirono per
fama quanto Oloferne, il comandante supremo di
Nabucodònosor, aveva fatto agli altri popoli e come
aveva messo a sacco tutti i loro templi e li aveva votati
allo sterminio, [2]furono presi da indescrivibile
terrore all'avanzarsi di lui e furono costernati a causa
di Gerusalemme e del tempio del Signore, loro Dio. [3]Oltre
tutto, essi erano tornati da poco dalla prigionia e di
recente tutto il popolo si era radunato in Giudea; erano
stati consacrati gli arredi sacri e l'altare e il tempio
dopo la profanazione. [4]Perciò spedirono
messaggeri in tutto il territorio della Samaria, a Kona,
a Bet-Coron, a Belmain, a Gerico e ancora a Choba, ad
Aisora e alle strette di Salem, [5]e disposero di
occupare in anticipo le cime dei monti più alti, di
circondare di mura i villaggi di quelle zone e di
raccogliere vettovaglie in preparazione alla guerra,
tanto più che nelle loro campagne era appena terminata
la mietitura. [6]Inoltre Ioakìm, sommo sacerdote
in Gerusalemme in quel periodo di tempo, scrisse agli
abitanti di Betulia e Betomestaim, situata di fronte a
Esdrelon all'imbocco della pianura che si stende vicino a
Dotain, [7]ordinando loro di occupare i valichi
dei monti, perché di là si apriva la via d'ingresso
alla Giudea e sarebbe stato facile arrestarli al valico,
dove erano obbligati per la strettezza del passaggio a
procedere tutti a due a due. [8]Gli Israeliti
fecero come aveva loro ordinato il sommo sacerdote
Ioakìm e il consiglio degli anziani di tutto il popolo
d'Israele, che si trovava a Gerusalemme.
Le grandi suppliche
[9]Nello stesso
tempo ogni Israelita levò il suo grido a Dio con fervida
insistenza e tutti si umiliarono con grande impegno. [10]Essi
con le mogli e i bambini, i loro armenti e ogni ospite e
mercenario e i loro schiavi si cinsero di sacco i
fianchi. [11]Ogni uomo o donna israelita e i
fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono
davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e,
vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore. [12]Ricoprirono
di sacco anche l'altare e alzarono il loro grido al Dio
di Israele tutt'insieme senza interruzione, supplicando
che i loro figli non venissero abbandonati allo
sterminio, le loro mogli alla schiavitù, le città di
loro eredità alla distruzione, il santuario alla
profanazione e al ludibrio in mano alle genti. [13]Il
Signore porse l'orecchio al loro grido e volse lo sguardo
alla loro tribolazione, mentre il popolo digiunava da
molti giorni in tutta la Giudea e in Gerusalemme davanti
al santuario del Signore onnipotente. [14]Ioakìm
sommo sacerdote e tutti gli altri sacerdoti che stavano
davanti al Signore e tutti i ministri del culto divino,
con i fianchi cinti di sacco, offrivano l'olocausto
perenne, i sacrifici votivi e le offerte volontarie del
popolo. [15]Avevano cosparso di cenere i loro
turbanti e invocavano a piena voce il Signore, perché
provvedesse benignamente a tutta la casa di Israele.
Giuditta - Capitolo
5
Consiglio di guerra
nell'accampamento di Oloferne
[1]Fu riferito
intanto ad Oloferne, comandante supremo dell'esercito di
Assur, che gli Israeliti si preparavano alla guerra e
avevano bloccato i passi montani, avevano fortificato
tutte le sommità dei monti e avevano disposto ostacoli
nelle pianure. [2]Egli montò in gran furore e
convocò tutti i capi di Moab e gli strateghi di Ammon e
tutti i satrapi delle regioni marittime, [3]e
disse loro: "Spiegatemi un pò, voi figli di Canaan,
che popolo è questo che dimora sui monti e come sono le
città che egli abita, quanti sono gli effettivi del suo
esercito, dove risiede la loro forza e il loro vigore,
chi si è messo alla loro testa come re e condottiero del
loro esercito [4]e perché hanno rifiutato di
venire incontro a me a differenza di tutte le popolazioni
dell'occidente". [5]Gli rispose Achior,
condottiero di tutti gli Ammoniti: "Ascolti bene il
mio signore la risposta dalle labbra del suo servo: io
riferirò la verità sul conto di questo popolo, che sta
su queste montagne vicino al luogo ove risiedi, né
uscirà menzogna dalla bocca del suo servo. [6]Questo
popolo si compone di discendenti dei Caldei. [7]Essi
si trasferirono dapprima nella Mesopotamia, perché non
vollero seguire gli dei dei loro padri che si trovavano
nel paese dei Caldei. [8]Essi avevano abbandonato
la tradizione dei loro padri e avevano adorato il Dio del
cielo, quel Dio che essi avevano conosciuto; perciò li
avevano scacciati dalla presenza dei loro dei ed essi si
erano rifugiati in Mesopotamia e furono là per molto
tempo. [9]Ma il loro Dio comandò loro di uscire
dal paese che li ospitava e venire nel paese di Canaan.
Qui infatti si stabilirono e si arricchirono di oro e di
argento e di bestiame in gran numero. [10]Poi
scesero in Egitto, perché la fame aveva invaso tutto il
paese di Canaan, e vi rimasero come stranieri finché
trovarono da vivere. Là divennero anche una moltitudine
imponente, tanto che non si poteva contare la loro
discendenza. [11]Ma si alzò contro di loro il re
dell'Egitto che li sfruttò nella preparazione dei
mattoni e perciò furono umiliati e trattati come
schiavi. [12]Essi alzarono suppliche al loro Dio e
questi percosse tutto il paese d'Egitto con castighi ai
quali non c'era rimedio. Perciò gli Egiziani li
mandarono via dal loro paese. [13]Dio asciugò il
Mare Rosso davanti a loro [14]e li guidò per la
via del Sinai e di Cadesbarne; essi eliminarono quanti
risiedevano nel deserto. [15]Poi dimorarono nel
paese degli Amorrei e sterminarono con la loro forza gli
abitanti di Esebon; quindi passarono il Giordano e si
insediarono in tutte quelle montagne. [16]Scacciarono
davanti a loro il Cananeo, il Perizzita, il Gebuseo,
Sichem e tutti i Gergesei e abitarono nel loro territorio
per molti anni. [17]In realtà fin quando non
peccavano contro il loro Dio erano nella prosperità,
perché il Dio che è con loro odia il male. [18]Quando
invece si allontanarono dagli ordinamenti che egli aveva
loro imposti, furono terribilmente sconfitti in molte
guerre e condotti prigionieri in paese straniero, il
tempio del loro Dio fu raso al suolo e le loro città
caddero in potere dei loro nemici. [19]Ora
appunto, riconciliati con il loro Dio, hanno fatto
ritorno dai luoghi dove erano stati dispersi, hanno
ripreso possesso di Gerusalemme, dove è il loro
santuario, e si sono stabiliti sulle montagne, che prima
erano deserte. [20]Ora, mio sovrano e signore, se
vi è qualche aberrazione in questo popolo perché ha
peccato contro il suo Dio, se cioè ci accorgiamo che
c'è in mezzo a loro questo inciampo, avanziamo e diamo
loro battaglia. [21]Se invece non c'è alcuna
trasgressione nella loro gente, il mio signore passi
oltre, perché il Signore, che è il loro Dio, non si
faccia loro scudo e noi diven
Giuditta - Capitolo
6
Achior è consegnato
agli Israeliti
[1]Quando si fu
calmata l'agitazione degli uomini che presenziavano
tutt'intorno al convegno, parlò Oloferne, comandante
supremo dell'esercito di Assur, rivolgendosi ad Achior
alla presenza di tutta quell'assemblea di stranieri e a
tutti i Moabiti: [2]"Chi sei tu, Achior, e i
mercenari di Efraim, per profetare in mezzo a noi come
hai fatto oggi e suggerire di non combattere il popolo
d'Israele, perché il loro Dio li proteggerà dall'alto?
E che altro dio c'è se non Nabucodònosor? Questi
invierà la sua forza e li sterminerà dalla terra, né
servirà il loro Dio a liberarli. [3]Saremo noi
suoi servi a spazzarli via come un sol uomo, perché non
potranno sostenere l'impeto dei nostri cavalli. [4]Li
bruceremo in casa loro, i loro monti s'inebrieranno del
loro sangue, i loro campi si colmeranno dei loro
cadaveri, né potrà resistere la pianta dei loro piedi
davanti a noi, ma saranno tutti distrutti. Questo dice
Nabucodònosor, il signore di tutta la terra: così ha
parlato e le sue parole non potranno essere smentite. [5]Quanto
a te, Achior, mercenario di Ammon, che hai detto queste
cose nel giorno della tua sventura, non vedrai più la
mia faccia da oggi fino a quando farò vendetta di questa
razza che viene dall'Egitto. [6]Allora il ferro
dei miei soldati e la numerosa schiera dei miei ministri
trapasserà i tuoi fianchi e tu cadrai fra i loro
cadaveri, quando io tornerò a vederti. [7]I miei
servi ora ti esporranno sulla montagna e ti porranno in
una delle città sul percorso; [8]non morirai
finché non sarai sterminato con loro. [9]Ma se
speri in cuor tuo che essi non saranno presi, non sia il
tuo aspetto così depresso. Ho detto: nessuna mia parola
andrà a vuoto".
[10]Allora
Oloferne diede ordine ai suoi servi, che erano di turno
nella sua tenda, di prendere Achior, di esporlo vicino a
Betulia e di abbandonarlo nelle mani degli Israeliti. [11]I
suoi servi lo presero e lo condussero fuori
dell'accampamento in aperta campagna, lo menarono dal
mezzo della pianura verso la montagna e si trovarono
presso le fonti che erano sotto Betulia. [12]Quando
gli uomini della città li scorsero sulla cresta del
monte, presero le armi e uscirono dalla città
dirigendosi verso la cresta. Tutti i frombolieri
occuparono i sentieri di accesso e si misero a lanciare
pietre su di loro. [13]Quelli ridiscesero al
riparo del monte, legarono Achior e lo abbandonarono
gettandolo a terra alle falde del monte, quindi fecero
ritorno al loro signore. [14]Gli Israeliti scesero
dalla loro città, si avvicinarono a lui, lo slegarono,
lo condussero in Betulia e lo presentarono ai capi della
città, [15]che in quel tempo erano Ozia figlio di
Mica della tribù di Simeone, Cabri figlio di Gotonièl e
Carmi figlio di Melchièl. [16]Radunarono subito
tutti gli anziani della città e tutti i giovani e le
donne accorsero al luogo del raduno. Posero Achior in
mezzo a tutta quell'adunanza e Ozia lo interrogò
sull'accaduto. [17]Quegli riferì loro le parole
del consiglio di Oloferne e tutto il discorso che
Oloferne aveva pronunziato in mezzo ai capi degli Assiri
e quanto aveva detto superbamente contro il popolo
d'Israele. [18]Allora tutto il popolo si prostrò
ad adorare Dio e alzò queste suppliche: [19]"Signore,
Dio del cielo, guarda la loro superbia, abbi pietà
dell'umiliazione della nostra stirpe e accogli benigno in
questo giorno la presenza di coloro che sono consacrati a
te". [20]Poi confortarono Achior e gli
rivolsero parole di gran lode; [21]Ozia da parte
sua lo accolse dopo l'adunanza nella sua casa e offrì un
banchetto a tutti gli anziani; per tutta quella notte
invocarono l'aiuto del Dio d'Israele.
Giuditta - Capitolo
7
II. L'ASSEDIO DI BETULIA
Campagna contro Israele
[1]Il giorno
dopo, Oloferne diede ordine a tutto l'esercito e a tutta
la moltitudine di coloro che erano venuti come suoi
alleati, di iniziare l'azione contro Betulia, occupando
le vie d'accesso alla montagna e attaccando battaglia
contro gli Israeliti. [2]In quel giorno
effettivamente ogni uomo valido fra loro si pose in
marcia. Il loro esercito si componeva di
centosettantamila fanti e dodicimila cavalieri, senza
contare gli addetti ai servizi e molti altri uomini che
erano a piedi con loro, in numero ingente. [3]Essi
si accamparono nella valle vicina a Betulia oltre la
sorgente, allargandosi dalla zona sopra Dotain fino a
Belbaim ed estendendosi da Betulia fino a Kiamon, che è
di fronte a Esdrelon. [4]Gli Israeliti, quando
videro la loro moltitudine, rimasero molto costernati e
si dicevano l'un l'altro: "Ora costoro
inghiottiranno tutta la terra, né i monti più alti, né
le valli profonde, né i colli potranno resistere al loro
peso". [5]Ognuno prese la sua armatura e,
accesi i fuochi sulle torri, stettero in guardia tutta
quella notte. [6]Il giorno seguente Oloferne fece
uscire tutta la cavalleria contro il fronte degli
Israeliti che erano in Betulia, [7]osservò le vie
di accesso alla loro città, ispezionò le sorgenti
d'acqua e le occupò e, dopo avervi posto attorno
guarnigioni di uomini armati, fece ritorno tra la sua
gente. [8]Allora gli si avvicinarono tutti gli
Idumei e tutti i capi del popolo di Moab e gli strateghi
della costa e gli dissero: [9]"Voglia
ascoltare il signor nostro una parola, perché siano
evitati inconvenienti nel tuo esercito. [10]Questo
popolo non si affida alle sue lance, ma all'altezza dei
monti, sui quali essi si sono appostati, e certo non è
facile arrivare sulle creste dei loro monti. [11]Quindi,
signore, non attaccare costoro come si usa nella
battaglia campale e non cadrà un sol uomo del tuo
esercito. [12]Rimani fermo nel tuo accampamento
avendo buona cura di ogni uomo del tuo esercito: intanto
i tuoi gregari vadano ad occupare la sorgente dell'acqua
che sgorga alla radice del monte, [13]perché di
là attingono tutti gli abitanti di Betulia; vedrai che
la sete li farà morire e verranno alla resa della loro
città. Noi e la nostra gente saliremo sulle vicine
alture dei monti e ci apposteremo su di esse e staremo a
guardia per non lasciare uscire dalla città alcun uomo. [14]Così
cadranno sfiniti dalla fame essi, le loro donne, i loro
figli e, prima che la spada arrivi su di loro, saranno
stesi sulle piazze fra le loro case. [15]Avrai
così reso loro un terribile contraccambio perché si
sono ribellati e non hanno voluto venire incontro a te
con intenzioni pacifiche". [16]Piacque questo
discorso ad Oloferne e a tutti i suoi ministri e diede
ordine che si facesse come avevano proposto. [17]Si
mosse quindi il reparto dei Moabiti e cinquemila Assiri
con loro, si accamparono nella valle e occuparono gli
acquedotti e le sorgenti d'acqua degli Israeliti. [18]A
loro volta gli Idumei e gli Ammoniti, con dodicimila
Assiri, salirono e si appostarono sulla montagna di
fronte a Dotain. Spinsero anche contingenti dei loro a
meridione e a oriente di fronte a Egrebel, che si trova
vicino a Chus, situata sul torrente Mochmur. Il rimanente
esercito degli Assiri restò accampato nella pianura
ricoprendo tutta l'estensione del terreno. Le tende e gli
equipaggiamenti costituivano una massa imponente, perché
essi erano in realtà una turba immensa.
[19]Allora gli
Israeliti alzarono suppliche al Signore loro Dio, con
l'animo in preda all'abbattimento, perché da ogni parte
li avevano circondati i nemici e non c'era modo di
passare in mezzo a loro. [20]Il campo degli Assiri
al completo, fanti, carri e cavalli, rimase fermo
tutt'attorno per trentaquattro giorni e venne a mancare a
tutti gli abitanti di Betulia ogni riserva d'acqua. [21]Anche
le cisterne erano vuote e non potevano più bere a
sazietà un giorno solo, perché distribuivano da bere in
quantità razionata. [22]Incominciarono i bambini
a cadere sfiniti, le donne e i ragazzi venivano meno per
la sete e cadevano nelle piazze della città e nei
passaggi delle porte e ormai non rimaneva più in loro
alcuna energia. [23]Allora tutto il popolo si
radunò presso Ozia e i capi della città, con giovani,
donne e fanciulli, e alzarono grida e dissero davanti a
tutti gli anziani: [24]"Sia giudice il
Signore tra voi e noi, perché voi ci avete recato un
grave danno rifiutando di proporre la pace agli Assiri. [25]Ora
non c'è più nessuno che ci possa aiutare, perché Dio
ci ha venduti in balìa di costoro per essere abbattuti
davanti a loro dalla sete e da terribili mali. [26]Ormai
chiamateli e consegnate la città intera per il
saccheggio al popolo di Oloferne e a tutto il suo
esercito. [27]E' meglio per noi esser loro preda;
diventeremo certo loro schiavi, ma potremo vivere e non
vedremo con i nostri occhi la morte dei nostri bambini,
né le donne e i nostri figli esalare l'ultimo respiro. [28]Chiamiamo
a testimonio contro di voi il cielo e la terra e il
nostro Dio, il Signore dei nostri padri, che ci punisce
per la nostra iniquità e per le colpe dei nostri padri,
perché non ci lasci più in una situazione come questa
in cui siamo oggi". [29]Successe allora un
pianto generale in mezzo all'adunanza e gridarono
suppliche a gran voce al Signore loro Dio. [30]Ozia
rispose loro: "Coraggio, fratelli, resistiamo ancora
cinque giorni e in questo tempo il Signore Dio nostro
rivolgerà di nuovo la misericordia su di noi; non è
possibile che egli ci abbandoni fino all'ultimo. [31]Ma
se proprio passeranno questi giorni e non ci arriverà
alcun aiuto, farò secondo le vostre richieste". [32]Così
rimandò il popolo ciascuno al proprio posto ed essi
tornarono sulle mura e sulle torri della città e
rimandarono le donne e i figli alle loro case; ma tutti
nella città erano in grande abbattimento.
Giuditta - Capitolo
8
III. GIUDITTA
Presentazione di
Giuditta
[1]In quei giorni
venne a conoscenza della situazione Giuditta figlia di
Merari, figlio di Oks, figlio di Giuseppe, figlio di
Oziel, figlio di Elkia, figlio di Anania, figlio di
Gedeone, figlio di Rafain, figlio di Achitob, figlio di
Elia, figlio di Chelkia, figlio di Eliàb, figlio di
Natanaèl, figlio di Salamiel, figlio di Sarasadai,
figlio di Israele. [2]Suo marito era stato
Manàsse, della stessa tribù e famiglia di lei; egli era
morto al tempo della mietitura dell'orzo. [3]Mentre
stava sorvegliando quelli che legavano i covoni nella
campagna, il suo capo fu colpito da insolazione. Dovette
mettersi a letto e morì in Betulia sua città e lo
seppellirono con i suoi padri nel campo che sta tra
Dotain e Balamon. [4]Giuditta era rimasta nella
sua casa in stato di vedovanza ed erano passati gia tre
anni e quattro mesi. [5]Si era fatta preparare una
tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi
di sacco e portava le vesti delle vedove. [6]Da
quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le
vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e
i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. [7]Era
bella d'aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre
suo marito Manàsse le aveva lasciato oro e argento,
schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta
padrona di tutto. [8]Né alcuno poteva dire una
parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio.
Giuditta e gli anziani
[9]Venne dunque a
sapere le parole esasperate rivolte dal popolo alle
autorità, perché erano demoralizzati per la mancanza
d'acqua, e anche Giuditta seppe di tutte le risposte che
aveva date loro Ozia e come avesse giurato loro di
consegnare la città agli Assiri dopo cinque giorni. [10]Subito
mandò la sua ancella particolare che aveva in cura tutte
le sue sostanze a chiamare Cabri e Carmi, che erano gli
anziani della sua città. [11]Vennero da lei ed
essa disse loro: "Ascoltatemi bene, voi capi dei
cittadini di Betulia. Non è stato affatto conveniente il
discorso che oggi avete tenuto al popolo, aggiungendo il
giuramento che avete pronunziato e interposto tra voi e
Dio, di mettere la città in mano ai nostri nemici, se
nel frattempo il Signore non vi avrà mandato aiuto. [12]Chi
siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e
vi siete posti al di sopra di lui, mentre non siete che
uomini? [13]Certo, voi volete mettere alla prova
il Signore onnipotente, ma non ci capirete niente, né
ora né mai. [14]Se non siete capaci di scorgere
il fondo del cuore dell'uomo né di afferrare i pensieri
della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha
fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri o
comprendere i suoi disegni? No, fratelli, non vogliate
irritare il Signore nostro Dio. [15]Se non vorrà
aiutarci in questi cinque giorni, egli ha pieno potere di
difenderci nei giorni che vuole o anche di farci
distruggere da parte dei nostri nemici. [16]E voi
non pretendete di impegnare i piani del Signore Dio
nostro, perché Dio non è come un uomo che gli si possan
fare minacce e pressioni come ad uno degli uomini. [17]Perciò
attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui,
supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il
nostro grido se a lui piacerà. [18]Realmente in
questa nostra generazione non c'è mai stata, né esiste
oggi una tribù o famiglia o popolo o città tra di noi,
che adori gli dei fatti da mano d'uomo, come è avvenuto
nei tempi passati. [19]Per questo motivo i nostri
padri furono abbandonati alla spada e alla devastazione e
caddero rovinosamente davanti ai loro nemici. [20]Noi
invece non riconosciamo altro Dio fuori di lui e per
questo speriamo che egli non trascurerà noi e neppure la
nostra nazione. [21]Perché se noi saremo presi,
resterà presa anche tutta la Giudea e sarà saccheggiato
il nostro santuario e Dio chiederà ragione di quella
profanazione al nostro sangue. [22]L'uccisione dei
nostri fratelli, l'asservimento della patria, la
devastazione della nostra eredità Dio la farà ricadere
sul nostro capo in mezzo ai popoli pagani tra i quali ci
capiterà di essere schiavi e saremo così motivo di
scandalo e di disprezzo di fronte ai nostri padroni. [23]La
nostra schiavitù non ci guadagnerà alcun favore,
perché la porrà a nostro disonore il Signore Dio
nostro. [24]Dunque, fratelli, dimostriamo ai
nostri fratelli che la loro vita dipende da noi, che i
nostri sacri pegni, il tempio e l'altare, poggiano su di
noi. [25]Oltre tutto ringraziamo il Signore Dio
nostro che ci mette alla prova, come ha gia fatto con i
nostri padri. [26]Ricordatevi quanto ha fatto con
Abramo, quali prove ha fatto passare ad Isacco e quanto
è avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando
pascolava i greggi di Làbano suo zio materno. [27]Certo,
come ha passato al crogiuolo costoro non altrimenti che
per saggiare il loro cuore, così ora non vuol far
vendetta di noi, ma è a fine di correzione che il
Signore castiga coloro che gli stanno vicino". [28]Allora
rispose a lei Ozia: "Quanto hai detto, l'hai
proferito con cuore retto e nessuno può contraddire alle
tue parole. [29]Poiché non da oggi è manifesta
la tua saggezza, ma dall
Giuditta - Capitolo
9
Preghiera di Giuditta
[1]Allora
Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul
capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era
rivestita e, nell'ora in cui veniva offerto nel tempio di
Dio in Gerusalemme l'incenso della sera, Giuditta
supplicò a gran voce il Signore: [2]"Signore,
Dio del padre mio Simeone, tu hai messo nella sua mano la
spada della vendetta contro gli stranieri, contro coloro
che avevano sciolto a ignominia la cintura d'una vergine,
ne avevano denudato i fianchi a vergogna e ne avevano
contaminato il grembo a infamia. Tu avevi detto: non si
deve fare tal cosa! ma essi l'hanno fatta. [3]Per
questo hai consegnato alla morte i loro capi e al sangue
quel loro giaciglio, macchiato del loro inganno, ripagato
con l'inganno; hai abbattuto i servi con i loro capi e i
capi sui loro troni. [4]Hai destinato le loro
mogli alla preda, le loro figlie alla schiavitù, tutte
le loro spoglie alla divisione tra i tuoi figli diletti,
perché costoro, accesi del tuo zelo, erano rimasti
inorriditi della profanazione del loro sangue e a te
avevano gridato chiamandoti in aiuto. Dio, Dio mio,
ascolta anche me che sono vedova. [5]Tu hai
preordinato ciò che precedette quei fatti e i fatti
stessi e ciò che seguì. Tu hai disposto le cose
presenti e le future e quello che tu hai pensato si è
compiuto. [6]Le cose da te deliberate si sono
presentate e hanno detto: Ecco ci siamo; perché tutte le
tue vie sono preparate e i tuoi giudizi sono preordinati.
[7]Or ecco gli Assiri hanno aumentato la
moltitudine dei loro eserciti, vanno in superbia per i
loro cavalli e i cavalieri, si vantano della forza dei
loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle
lance, sugli archi e sulle fionde e ignorano che tu sei
il Signore che disperdi le guerre; [8]Signore è
il tuo nome. Abbatti la loro forza con la tua potenza e
rovescia la loro violenza con la tua ira: fanno conto di
profanare il tuo santuario, di contaminare la Dimora ove
riposa il tuo nome e la tua gloria, di abbattere con il
ferro il corno del tuo altare. [9]Guarda la loro
superbia, fà scendere la tua ira sulle loro teste;
infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho
deciso. [10]Con l'inganno delle mie labbra abbatti
il servo con il suo padrone e il padrone con il suo
ministro; spezza la loro alterigia per mezzo di una
donna. [11]Perché la tua forza non sta nel
numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei
invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei
derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli
sfiduciati, il salvatore dei disperati. [12]Sì,
sì, Dio del padre mio e di Israele tua eredità, Signore
del cielo e della terra, creatore delle acque, re di
tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera; [13]fà
che la mia parola e l'inganno diventino piaga e flagello
di costoro, che fanno progetti crudeli contro la tua
alleanza e il tuo tempio consacrato, contro il monte
elevato di Sion e la sede dei tuoi figli. [14]Dà
a tutto il tuo popolo e ad ogni tribù la prova che sei
tu il Signore, il Dio d'ogni potere e d'ogni forza e non
c'è altri fuori di te, che possa proteggere la stirpe
d'Israele".
Giuditta - Capitolo
10
IV. GIUDITTA E OLOFERNE
Giuditta si reca presso
Oloferne
[1]Quando
Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ed
ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, [2]si
alzò dalla prostrazione, chiamò la sua ancella
particolare e scese nella casa, dove usava passare i
giorni dei sabati e le sue feste. [3]Qui si tolse
il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova,
poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso;
spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si
mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo
suo marito Manàsse. [4]Si mise i sandali ai
piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli
anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e
si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo
che l'avesse vista. [5]Poi affidò alla sua
ancella un otre di vino, un'ampolla di olio; riempì
anche una bisaccia di farina tostata, di fichi secchi e
di pani puri e, fatto un involto di tutti questi
recipienti, glielo mise sulle spalle. [6]Allora
uscirono verso la porta della città di Betulia e
trovarono pronti sul luogo Ozia e gli anziani della
città, Cabri e Carmi. [7]Costoro, quando la
videro trasformata nell'aspetto e con gli abiti mutati,
restarono molto ammirati della sua bellezza e le dissero:
"[8]Il Dio dei padri nostri ti conceda di
trovar favore e di portare a termine quello che hai
stabilito di fare, a vanto degli Israeliti e ad
esaltazione di Gerusalemme". [9]Essa si
chinò ad adorare Dio e rispose loro: "Fatemi aprire
la porta della città e io uscirò per dar compimento
alle parole augurali che mi avete rivolto". Quelli
diedero ordine ai giovani di guardia di aprirle come
aveva chiesto. [10]Così fecero e Giuditta uscì:
essa sola e l'ancella che aveva con sé. Dalla città gli
uomini la seguirono con gli sguardi mentre scendeva il
monte, finché attraversò la vallata e non poterono più
scorgerla. [11]Esse andavano avanti diritte per la
valle, quando si fecero loro incontro le sentinelle
assire. [12]La presero e la interrogarono:
"Di qual popolo sei, donde vieni e dove vai?".
Essa rispose: "Sono figlia degli Ebrei e fuggo da
loro, perché stanno per essere consegnati in vostra
balìa. [13]Io quindi vengo alla presenza di
Oloferne, comandante supremo dei vostri eserciti, per
rivolgergli parole di verità e mettergli sotto gli occhi
la strada per cui potrà passare e impadronirsi di tutti
questi monti senza che perisca uno solo dei suoi
uomini". [14]Quegli uomini, quando sentirono
queste parole e considerarono l'aspetto di lei, che
appariva loro come un miracolo di bellezza, le dissero: [15]"Hai
messo in salvo la tua vita, scendendo in fretta e venendo
alla presenza del nostro signore. Vieni dunque alla tenda
di lui; alcuni di noi ti accompagneranno, finché non ti
abbiano affidato alle sue mani. [16]Quando poi
sarai alla sua presenza, non tremare dentro di te, ma
riferisci a lui quanto ci hai detto ed egli ti tratterà
bene". [17]Scelsero pertanto cento uomini tra
di loro, i quali si affiancarono a lei e alla sua ancella
e le condussero alla tenda di Oloferne. [18]In
tutto il campo ci fu un grande accorrere, essendosi
sparsa la voce della sua venuta tra gli attendamenti. La
circondarono in massa mentre era fuori della tenda di
Oloferne, in attesa che gliela annunziassero. [19]Erano
ammirati della bellezza di lei e ammirati degli Israeliti
a causa di lei e si dicevano l'un l'altro: "Chi
disprezzerà un popolo che possiede tali donne? Sarà
bene non lasciarne sopravvivere alcun uomo, perché,
liberi, potrebbero far perdere la testa a tutto il
mondo". [20]Venne fuori la guardia del corpo
di Oloferne e tutti gli inservienti e la introdussero
nella tenda. [21]Oloferne era adagiato sul suo
divano sotto un baldacchino, che era di porpora ricamata
d'oro, di smeraldo e di pie
Giuditta - Capitolo
11
Primo incontro di
Giuditta e di Oloferne
[1]Allora
Oloferne le rivolse la parola: "Stà tranquilla, o
donna, il tuo cuore non abbia timore, perché io non ho
mai fatto male ad alcun uomo che abbia accettato di
servire Nabucodònosor, re di tutta la terra. [2]Quanto
al tuo popolo che abita su questi monti, se non mi
avessero disprezzato, non avrei alzato la lancia contro
di loro; essi stessi si sono procurati tutto questo. [3]Ma
ora dimmi per qual motivo sei fuggita da loro e sei
venuta da noi. Certamente sei venuta per trovar salvezza.
Fatti animo: resterai viva questa notte e in seguito. [4]Nessuno
ti può fare un torto, ma ti useranno ogni riguardo, come
si fa con i servi del mio signore, il re
Nabucodònosor".
[5]Giuditta gli
rispose: "Degnati di accogliere le parole della tua
serva e possa la tua schiava parlare alla tua presenza.
Io non dirò il falso al mio signore in questa notte. [6]Certo,
se vorrai seguire le parole della tua serva, Dio agirà
magnificamente con te e il mio signore non fallirà nei
suoi progetti. [7]Perché, per la vita di
Nabucodònosor, re di tutta la terra, e per la potenza di
lui che ti ha inviato a riordinare ogni essere vivente,
non gli uomini soltanto per mezzo tuo lo servono, ma
anche le bestie selvatiche e gli armenti e gli uccelli
del cielo vivranno in grazia della tua forza per l'onore
di Nabucodònosor e di tutta la sua casa. [8]Abbiamo
gia conosciuto per fama la tua saggezza e le abili
astuzie del tuo genio ed è risaputo in tutta la terra
che tu sei il migliore in tutto il regno, esperto nelle
conoscenze e meraviglioso nelle imprese militari. [9]Quanto
al discorso tenuto da Achior nella tua riunione, noi ne
abbiamo udito il contenuto, perché gli uomini di Betulia
l'hanno risparmiato ed egli ha rivelato loro quanto aveva
detto davanti a te. [10]Perciò, signore sovrano,
non trascurare le sue parole, ma imprimile bene nella tua
memoria perché sono vere: realmente il nostro popolo non
sarà punito e non prevarrà la spada contro di lui, se
non avrà peccato contro il suo Dio. [11]Ora
perché il mio signore non resti deluso e a mani vuote,
sappia che si avventerà la morte contro di loro, perché
li stringe il peccato per il quale provocheranno l'ira
del loro Dio appena compiranno un gesto inconsulto. [12]Siccome
sono venuti a mancare loro i viveri e tutta l'acqua è
stata consumata, han deciso di mettere le mani sul loro
bestiame e deliberato di consumare quanto Dio con leggi
ha vietato loro di mangiare. [13]Hanno perfino
decretato di dar fondo alle primizie del frumento e alle
decime del vino e dell'olio che conservavano come diritto
sacro dei sacerdoti che stanno in Gerusalemme e fanno
servizio alla presenza del nostro Dio, tutte cose che a
nessuno del popolo era permesso neppure di toccare con la
mano. [14]Perciò hanno mandato messaggeri a
Gerusalemme, dove anche i cittadini hanno fatto
altrettanto, perché riportino loro il permesso da parte
del consiglio degli anziani. [15]Ma, quando
riceveranno la risposta e la eseguiranno, in quel giorno
preciso saranno messi in tuo potere per l'estrema rovina.
[16]Per questo, io tua serva, conscia di tutte
queste cose, sono fuggita da loro e Dio mi ha indirizzata
a compiere con te un'impresa che farà stupire la terra
ovunque ne giungerà la fama. [17]La tua serva è
religiosa e serve notte e giorno al Dio del cielo. Ora io
intendo restare con te, mio signore, ma uscirà la tua
serva di notte nella valle; io pregherò il mio Dio ed
egli mi rivelerà quando essi avranno commesso i loro
peccati. [18]Allora verrò a riferirti e tu
uscirai con tutto l'esercito e nessuno di loro potrà
opporti resistenza. [19]Io ti guiderò attraverso
la Giudea, finché giungerò davanti a Gerusalemme e vi
porrò in mezzo il tuo trono. Tu li potrai condurre via
come pecore senza pastore e nemmeno un cane abbaierà
davanti a te. Queste cose mi sono state dette prima, io
ne ho avuto la rivelazione e l'incarico di annunziarle a
te".
[20]Le parole di
lei piacquero a Oloferne e ai suoi servi, i quali tutti
ammirarono la sua sapienza e dissero: [21]"Da
un capo all'altro della terra non esiste donna simile,
per la bellezza dell'aspetto e il senno della
parola". [22]E Oloferne le disse: "Bene
ha fatto Dio a mandarti avanti al tuo popolo, perché
resti nelle vostre mani la forza e coloro che hanno
disprezzato il mio signore vadano in rovina. [23]Tu
sei bella d'aspetto e saggia nelle parole; se farai come
hai detto, il tuo Dio sarà mio Dio e tu siederai nel
palazzo del re Nabucodònosor e sarai famosa in tutto il
mondo.
Giuditta - Capitolo
12
[1]Ordinò poi
che la conducessero dove aveva disposto le sue argenterie
e prescrisse pure che le preparassero la tavola con i
cibi approntati per lui e le dessero da bere il suo vino.
[2]Ma disse Giuditta: "Io non toccherò
questi cibi, perché non ne venga qualche contaminazione,
ma mi saranno serviti quelli che ho portato con me".
[3]Oloferne le fece osservare: "Quando verrà
a mancare quello che hai con te, dove andremo a
rifornirci di cibi uguali per darteli? In mezzo a noi non
c'è nessuno della tua gente". [4]Ma Giuditta
rispose: "Per la tua vita, mio signore, ti assicuro
che io, tua serva, non finirò le riserve che ho con me,
prima che il Signore abbia compiuto per mano mia quello
che ha stabilito". [5]Così i servi di
Oloferne la condussero alla tenda ed essa riposò fino a
mezzanotte; poi si alzò all'ora della veglia del
mattino. [6]Essa fece dire ad Oloferne:
"Comandi il mio signore che lascino uscire la tua
serva per la preghiera". [7]Oloferne comandò
alla guardia del corpo di non impedirla. Rimase così al
campo tre giorni: usciva di notte nella valle sotto
Betulia e si lavava nella zona dell'accampamento alla
sorgente d'acqua. [8]Risalita dal lavacro, pregava
il Signore Dio di Israele di dirigere la sua impresa
volta a ristabilire i figli del suo popolo. [9]Rientrando
purificata, rimaneva nella sua tenda, finché, verso
sera, non le si apprestava il cibo.
Giuditta al banchetto di
Oloferne
[10]Ed ecco, al
quarto giorno, Oloferne fece preparare un rinfresco
riservato ai suoi servi, senza invitare a mensa alcuno
dei suoi ufficiali, [11]e disse a Bagoa, il
funzionario incaricato di tutte le sue cose: "Và e
invita quella donna ebrea che è presso di te a venire
con noi, per mangiare e bere assieme a noi, [12]poiché
è cosa disonorevole alla nostra reputazione se lasceremo
andare una donna simile senza godere della sua compagnia;
se non sapremo conquistarla, si farà beffe di noi".
[13]Bagoa, uscito dalla presenza di Oloferne,
andò da lei e disse: "Non abbia difficoltà questa
bella ragazza a venire presso il mio signore, per essere
onorata alla sua presenza e bere con noi il vino in
giocondità e divenire oggi come una delle donne assire,
che stanno nel palazzo di Nabucodònosor". [14]Giuditta
rispose a lui: "E chi sono io per osare contraddire
il mio signore? Quanto sarà gradito ai suoi occhi, mi
affretterò a compierlo e sarà per me motivo di gioia
fino al giorno della mia morte". [15]Subito
si alzò e si adornò delle vesti e d'ogni altro
ornamento muliebre; la sua ancella l'aveva preceduta e
aveva steso a terra per lei davanti ad Oloferne le
pellicce che aveva ricevuto da Bagoa per suo uso
quotidiano, per adagiarvisi sopra e prendere cibo. [16]Giuditta
entrò e si adagiò. Il cuore di Oloferne rimase
estasiato e si agitò il suo spirito, aumentando molto
nel suo cuore la passione per lei; gia da quando l'aveva
vista, cercava l'occasione di sedurla. [17]Le
disse pertanto Oloferne: "Bevi e datti alla gioia
con noi". [18]Giuditta rispose: "Sì,
berrò, signore, perché oggi sento dilatarsi la vita in
me, più che tutti i giorni che ho vissuto". [19]Incominciò
quindi a mangiare e a bere davanti a lui ciò che le
aveva preparato l'ancella. [20]Oloferne si
deliziò della presenza di lei e bevve abbondantemente
tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un
giorno da quando era al mondo.
Giuditta - Capitolo
13
[1]Quando si fece
buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa
chiuse dal di fuori la tenda e allontanò le guardie
dalla vista del suo signore e ognuno andò al proprio
giaciglio; in realtà erano tutti fiaccati, perché il
bere era stato eccessivo. [2]Rimase solo Giuditta
nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco
fradicio. [3]Allora Giuditta ordinò all'ancella
di stare fuori della sua tenda e di aspettare che
uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto
infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera e anche
con Bagoa aveva parlato in questo senso. [4]Si
erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno,
piccolo o grande, era rimasto nella parte più interna
della tenda; Giuditta, fermatasi presso il divano di lui,
disse in cuor suo: "Signore, Dio d'ogni potenza,
guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani per
l'esaltazione di Gerusalemme. [5]E' venuto il
momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il
mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti
contro di noi". [6]Avvicinatasi alla colonna
del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne
staccò la scimitarra di lui; [7]poi, accostatasi
al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse:
"Dammi forza, Signore Dio d'Israele, in questo
momento". [8]E con tutta la forza di cui era
capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la
testa. [9]Indi ne fece rotolare il corpo giù dal
giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco
dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua
ancella, [10]la quale la mise nella bisaccia dei
viveri e uscirono tutt'e due, secondo il loro uso, per la
preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella
valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero
alle porte della città.
Giuditta porta a Betulia
la testa di Oloferne
[11]Giuditta
gridò di lontano al corpo di guardia delle porte:
"Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il
nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele
e la sua potenza contro i nemici, come ha dimostrato
oggi". [12]Non appena gli uomini della sua
città sentirono la sua voce, corsero giù in fretta alla
porta della città e chiamarono gli anziani. [13]Corsero
tutti, piccoli e grandi, perché non s'aspettavano il suo
arrivo; aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e,
acceso il fuoco per far chiaro, si fecero loro attorno. [14]Giuditta
disse loro a gran voce: "Lodate Dio, lodatelo;
lodate Dio, perché non ha distolto la sua misericordia
dalla casa d'Israele, ma ha colpito i nostri nemici in
questa notte per mano mia". [15]Estrasse
allora la testa dalla bisaccia e la mise in mostra
dicendo loro: "Ecco la testa di Oloferne, comandante
supremo dell'esercito assiro; ecco le cortine sotto le
quali giaceva ubriaco; Dio l'ha colpito per mano di
donna. [16]Viva dunque il Signore, che mi ha
protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato
ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha potuto
compiere alcun male con me a mia contaminazione e
vergogna".
[17]Tutto il
popolo era oltremodo fuori di sé e tutti si chinarono ad
adorare Dio, esclamando in coro: "Benedetto sei tu,
nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici
del tuo popolo". [18]Ozia a sua volta le
disse: "Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio
altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e
benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la
terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei
nostri nemici. [19]Davvero il coraggio che hai
avuto non cadrà dal cuore degli uomini, che ricorderanno
sempre la potenza di Dio. [20]Dio faccia riuscire
questa impresa a tua perenne esaltazione, ricolmandoti di
beni, in riconoscimento della prontezza con cui hai
esposto la vita di fronte all'umiliazione della nostra
stirpe, e hai sollevato il nostro abbattimento,
comportandoti rettamente davanti al nostro Dio". E
tutto il popolo esclamò: "Amen! Amen!".
Giuditta - Capitolo
14
V. LA VITTORIA
Gli ebrei assalgono
l'accampamento assiro
[1]Giuditta
rispose loro: "Ascoltatemi bene, fratelli: prendete
questa testa e appendetela sugli spalti delle vostre
mura. [2]Attendete poi che sia apparsa la luce del
mattino e sia sorto il sole sulla terra: allora, ognuno
prenda l'armatura da guerra e ogni uomo valido esca dalla
città. Quindi, date inizio all'azione contro di loro
come se voleste scendere al piano contro le prime difese
degli Assiri, ma in realtà non scenderete. [3]Quelli
prenderanno le loro armi e correranno entro il loro
accampamento a svegliare i capi dell'esercito assiro. Poi
si raduneranno insieme davanti alla tenda di Oloferne, ma
non lo troveranno e così si lasceranno prendere dal
terrore e fuggiranno davanti a voi. [4]Allora
inseguiteli voi e quanti abitano l'intero territorio
d'Israele e abbatteteli nella loro fuga. [5]Ma,
prima di far questo, chiamatemi Achior l'Ammonita,
perché venga a vedere e riconoscere colui che ha
disprezzato la casa d'Israele e che l'ha inviato qui tra
noi come per votarlo alla morte". [6]Chiamarono
subito Achior dalla casa di Ozia ed egli appena giunse e
vide la testa di Oloferne in mano ad un uomo in mezzo al
popolo radunato, cadde a terra e rimase senza fiato. [7]Quando
l'ebbero sollevato, si gettò ai piedi di Giuditta pieno
di riverenza per la sua persona e disse: "Benedetta
sei tu in tutto l'accampamento di Giuda e in mezzo a
tutti i popoli: quanti udranno il tuo nome si sentiranno
scossi. [8]Ma ora raccontami quanto hai fatto in
questi giorni". Giuditta gli narrò in mezzo al
popolo quanto aveva compiuto dal giorno in cui era
partita fino al momento in cui parlava. [9]Quando
finì di parlare, il popolo scoppiò in alte grida di
giubilo e riempì la città di voci festose. [10]Allora
Achior, vedendo quanto aveva fatto il Dio di Israele,
credette fermamente in Dio, si fece circoncidere e fu
aggregato definitivamente alla casa d'Israele.
[11]Quando
spuntò il mattino, appesero la testa di Oloferne alle
mura; poi ogni uomo prese le sue armi e scesero lungo i
sentieri del monte divisi in manipoli. [12]Appena
li videro, gli Assiri mandarono in cerca dei loro capi e
questi corsero dagli strateghi, dai chiliarchi e da tutti
i loro ufficiali. [13]Poi si radunarono davanti
alla tenda di Oloferne e dissero al suo attendente:
"Sveglia il nostro signore, perché quegli schiavi
hanno osato scendere per darci battaglia, a loro estrema
rovina". [14]Bagoa entrò e bussò alle
cortine della tenda, poiché pensava che egli dormisse
con Giuditta. [15]Ma siccome nessuno rispondeva,
aprì ed entrò nella parte più interna della tenda e lo
trovò cadavere, steso a terra vicino all'ingresso, con
la testa tagliata via dal tronco. [16]Allora diede
in alte grida di dolore e di lamento, urlando con tutte
le forze e stracciandosi le vesti. [17]Poi si
precipitò nella tenda dove era alloggiata Giuditta e non
ve la trovò. Allora corse fuori davanti al popolo e
gridò: [18]"Gli schiavi ci hanno traditi!
Una sola donna ebrea ha gettato la vergogna sulla casa
del re Nabucodònosor! Oloferne eccolo a terra e la testa
non è più sul suo busto". [19]I comandanti
dell'esercito assiro, appena udirono questo annunzio, si
stracciarono i mantelli e rimasero terribilmente
sconvolti nel loro animo; risuonarono entro
l'accampamento altissime le loro grida e gli urli di
dolore.
Giuditta - Capitolo
15
[1]Tutti gli
altri che erano nelle tende, appena seppero
dell'accaduto, restarono allibiti [2]e furono
presi dal panico e nessuno volle più restare vicino al
compagno, ma tutti si sparsero in fuga in ogni senso
nella pianura e su per i monti. [3]Anche quelli
accampati sulle montagne intorno a Betulia si diedero
alla fuga. A questo punto gli Israeliti, cioè quanti tra
di loro erano atti alle armi, si buttarono su di essi. [4]Ozia
mandò subito a Betomastaim, a Bebai, a Cobai, a Cola e
in tutti i territori d'Israele messaggeri ad annunziare
l'accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici e
annientarli. [5]Appena gli Israeliti udirono ciò,
tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi
arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di
Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perché anche a
loro avevano riferito i casi successi nell'accampamento
dei loro nemici. Quelli che abitavano in Gàlaad e nella
Galilea li colpirono terribilmente aggirandoli, arrivando
fino a Damasco e al suo territorio. [6]I cittadini
rimasti in Betulia si gettarono sul campo degli Assiri,
si impadronirono delle loro spoglie e ne trassero ingente
ricchezza. [7]Gli Israeliti tornati dalla strage
si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del
monte e del piano vennero in possesso di grande bottino,
poiché ve n'era in grandissima quantità.
Ringraziamento
[8]Allora il
sommo sacerdote Ioakìm, e il consiglio degli anziani
degli Israeliti, che abitavano in Gerusalemme, vennero a
vedere i benefici che il Signore aveva operato per
Israele e inoltre per vedere Giuditta e porgerle il loro
omaggio. [9]Appena furono entrati in casa sua,
tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed
esclamarono al suo indirizzo: "Tu sei la gloria di
Gerusalemme, tu magnifico vanto d'Israele, tu splendido
onore della nostra gente. [10]Tutto questo hai
compiuto con la tua mano, egregie cose hai operato per
Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre
benedetta dall'onnipotente Signore". Tutto il popolo
soggiunse: "Amen!".
[11]Tutto il
popolo continuò per trenta giorni a saccheggiare
l'accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne,
tutte le argenterie, i divani, i vasi e tutti gli arredi:
essa prese tutto in consegna e cominciò a caricarlo
sulla sua mula, poi aggiogiò i suoi carri e vi accumulò
sopra la roba. [12]Intanto si radunarono tutte le
donne d'Israele per vederla e la colmavano di elogi e
composero tra loro una danza in suo onore. Essa prese in
mano dei tirsi e li distribuì alle donne che erano con
lei. [13]Insieme con esse si incoronò di fronde
di ulivo: precedette tutto il popolo, guidando la danza
di tutte le donne, mentre ogni Israelita seguiva in armi
portando corone; risuonavano inni sulle loro labbra.
[14]Allora
Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a
tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce
questa lode.
Giuditta - Capitolo
16
[1]Giuditta
disse:
"Lodate il mio Dio
con i timpani,
cantate al Signore con cembali,
elevate a lui l'accordo del salmo e della lode;
esaltate e invocate il suo nome.
[2]Poiché il Signore è il Dio che stronca le
guerre;
egli mi ha riportata nel suo accampamento
in mezzo al suo popolo,
mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.
[3]Calò Assur dai monti, giù da settentrione,
calò con le torme dei suoi armati,
il suo numero ostruì i torrenti,
i suoi cavalli coprirono i colli.
[4]Affermò di bruciare il mio paese,
di stroncare i miei giovani con la spada,
di schiacciare al suolo i miei lattanti,
di prender come preda i miei fanciulli,
di rapire le mie vergini.
[5]Il Signore onnipotente li ha rintuzzati
per mano di donna!
[6]Poiché non cadde il loro capo contro giovani
forti,
né figli di titani lo percossero,
né alti giganti l'oppressero,
ma Giuditta figlia di Merari,
con la bellezza del suo volto lo fiaccò.
[7]Essa depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse con aroma il volto,
[8]cinse del diadema i capelli,
indossò una veste di lino per sedurlo.
[9]I suoi sandali rapirono i suoi occhi
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.
[10]I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,
per la sua forza raccapricciarono i Medi.
[11]Allora i miei poveri alzarono il grido di
guerra
e quelli si spaventarono;
i miei deboli alzarono il grido
e quelli furono sconvolti;
gettarono alte grida e quelli volsero in fuga.
[12]Come figli di donnicciuole li trafissero,
li trapassarono come disertori,
perirono sotto le schiere del mio Signore.
[13]Innalzerò al mio Dio un canto nuovo:
Signore, grande sei tu e glorioso,
mirabile nella tua potenza e invincibile.
[14]Ti sia sottomessa ogni tua creatura:
perché tu dicesti e tutte le cose furon fatte;
mandasti il tuo spirito e furono costruite
e nessuno può resistere alla tua voce.
[15]I monti sulle loro basi insieme con le acque
sussulteranno,
davanti a te le rocce si struggeranno come cera;
ma a coloro che ti temono
tu sarai sempre propizio.
[16]Poca cosa è per te ogni sacrificio in soave
odore,
non basta quanto è pingue per farti un olocausto;
ma chi teme il Signore è sempre grande.
[17]Guai alle genti che insorgono contro il mio
popolo:
il Signore onnipotente li punirà nel giorno del
giudizio,
immettendo fuoco e vermi nelle loro carni,
e piangeranno nel tormento per sempre".
[18]Quando
giunsero a Gerusalemme si prostrarono ad adorare Dio e,
appena il popolo fu purificato, offrirono i loro
olocausti e le offerte spontanee e i doni. [19]Giuditta
dedicò tutti gli oggetti di Oloferne, che il popolo le
aveva dati, e anche la cortina che aveva presa
direttamente dal letto di lui, come offerta consacrata a
Dio. [20]Il popolo continuò a far festa in
Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta
rimase con loro.
Vecchiaia e morte di
Giuditta
[21]Dopo quei
giorni, ognuno tornò nella propria sede ereditaria;
Giuditta tornò a Betulia e dimorò nella sua proprietà
e divenne famosa in tutta la terra durante la sua vita. [22]Molti
ne erano anche invaghiti, ma nessun uomo potè
avvicinarla per tutti i giorni della sua vita da quando
suo marito Manàsse morì e fu riunito al suo popolo. [23]Essa
andò molto avanti negli anni protraendo la vecchiaia
nella casa del marito fino a centocinque anni: alla sua
ancella preferita aveva concesso la libertà. Morì in
Betulia e la seppellirono nella grotta sepolcrale del
marito Manàsse [24]e la casa d'Israele la pianse
sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni
tra i parenti più stretti di Manàsse suo marito e tra i
parenti più stretti della sua famiglia. [25]Né
vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti
finché visse Giuditta e per un lungo periodo dopo la sua
morte.
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