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Van
McCoy e l'Hustle
Van
(Allen) McCoy fu il Chubby Checker della disco. Checker
aveva fatto uscire il twist dagli angusti confini dei
Peppermint Lounge di New York, rendendolo popolare con
una canzone degli anni Sessanta che innescò una vera
mania per quel ballo. McCoy fece la stessa cosa con
l'hustle, contribuendo a lanciare la febbre disco che
imperversò durante gli anni Settanta. McCoy era un
tastierista, compositore e produttore di talento - spesso
impiegato come session-man - la cui vita era stata
consacrata alla musica fin dall'età di quattro anni. Figlio di un ingegnere, era nato a Washington il 6
gennaio '44 e aveva cominciato dall'infanzia a prendere
lezioni di piano, acquisendo presto solide fondamenta
musicali che si sarebbero rivelate utilissime nel corso
della sua carriera. Van e suo fratello Norman,
violinista, cominciarono a esibirsi in occasione di feste
religiose, col nome di McCoy Brothers e all'età di
dodici anni Van scrisse la sua prima canzone. Da
teenager, insieme a Norman e altri compagni di scuola,
Van formò un gruppo doo-woop .

Successivamente cantò
con l'orchestra di Mitch Miller, famosa per aver lanciato
The Yellow Rose of Texas. Durante gli anni
Sessanta McCoy produsse gruppi come le Shirelles (per le
quali scrisse I Dont Think so e Maybe Tonight), Peaches
and Herb e Gladys Knight and the Pips. Ma fu nel gennaio
1975, mentre stava dando gli ultimi ritocchi a una decina
di canzoni che gli servivano per un nuovo album di musica
pop, che il suo amico deejay David Todd, gli parlò di un
nuovo ballo che si stava diffondendo tra i ragazzi latini
dei South Bronx. Todd raccomandò a McCoy di andare la
sera stessa alla discoteca Adams Apple, nell'East
Side di New York, per rendersi conto di persona del
fenomeno. McCoy, impegnato a finire gli arrangiamenti
dell'album, ci mandò Charlie Kipps, suo partner nella
produzione. Ciò che Kipps vide all'Adam's Apple erano
ragazzi che ballavano eseguendo passi regolati da una
coreografia precisa e predeterminata. La pista da ballo
rappresentava di nuovo un passaggio obbligato della
comunicazione e questo modo di ballare leggero e
piacevole faceva di colpo apparire arcaico il selvaggio
abbandono hippie degli anni post-Woodstock.
Naturalmente i ballerini
dovevano dedicare molto tempo allo studio e alla
preparazione dei passi che avrebbero poi perfezionato in
pista. Kipps rimase talmente impressionato da questo
spettacolo, da prendere accordi con un impiegato della
sua stessa casa discografica che aveva riconosciuto tra
la folla che gremiva il locale, affinché - al ritorno in
ufficio - mostrasse il ballo a McCoy. E Van, mentre
ancora assisteva alla dimostrazione, già progettava una
melodia ad boc, con tanto di arrangiamento. Fu così che
unundicesima canzone fu scritta per quell'album di
imminente pubblicazione. E non appena un dirigente della
casa discografica ascoltò Il brano scoppiettante che
fondeva in modo irresistibile beat latino, rhythm &
blues e il seducente invito "Do it, do the
hustle?, decise di pubblicarlo istantaneamente come
singolo. The Hustle arrivò subito al primo posto
della classifica e contribuì in modo decisivo a
trasformare la disco da passatempo del sabato sera in
filosofia di vita degli anni Settanta.
In ogni parte del
mondo tutti si precipitarono a prendere lezioni di
hustle, mentre i gestori di locali più furbi
organizzarono corsi pomeridiani in cui s'insegnava il
ballo ai neofiti. Quando il singolo (accreditato a Van
McCoy and the Soul City Symphony) raggiunse gli otto
milioni di copie vendute, l'album di McCoy fu
ribattezzato Disco Baby per ricavare un ulteriore
profitto dal suo impressionante impatto e dalla
dancemania da esso innescata. Alla fine del 1975 McCoy
venne nominato "Top Instrumental Artist",
Disco Baby ottenne il Disco d'Oro e sull'artista
cominciarono a piovere offerte per comporre colonne
sonore di film e jingles televisivi. Purtroppo a McCoy
rimanevano solo quattro anni di vita per godersi il
successo di The Hustle. Morì nell'estate del
1979, subito dopo un'apparizione a fianco di Mac West nel
film di culto (al negativo) Sextette, in cui
interpretava l'ambasciatore di una repubblica africana.
McCoy contribuì anche alla colonna sonora di quel
clamoroso fiasco che ai fans fece rimpiangere i tempi
d'oro della West, quelli in cui era diventata famosa
grazie alla battuta "passa a trovarmi, qualche
volta". Anche se il suo unico
merito fosse quello di aver lanciato The Hustle, McCoy
si aggiudicherebbe comunque un posto nella storia della
disco music, per essere stato capace di far scattare in
piedi folle intere fin dalle prime battute del suo
capolavoro. Fortunatamente ci ha lasciato altre opere
memorabili - tutte di orientamento hustle - come Rhythms
of the Worg Jet Setting, Soul Cha Cha, The Shuffle, Night
Walk, Theme from Star Trek e Change with the Times. Ma
Van McCoy non ha inventato l'hustle: si è limitato a
scrivere il pezzo che ha fatto uscire questo ballo dal
ghetto latino, propagandolo in tutto il mondo disco. Si
è trovato insomma al posto giusto nel momento giusto,
con la canzone giusta per cogliere al volo il momento di
gloria tra i bagliori delle mirror balls. Perché The
Hustle, è stato il più grande evento dance di tutti
gli anni Settanta. Un disco per il quale si può ben
dire: ha fatto epoca.
Fonte:
"Love Train"
© Alan Jones e Jussi Kantonen
© 2000 Arcana srl
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