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The
Best Disco In Town N'1 Deejay
I grandi deejay ai quali oggi rendiamo
omaggio e che sono stati i pionieri di quest'arte, non
hanno cominciato la loro carriera in superclub come lo
Studio 54 e lo Xenon, locali equipaggiati con postazioni
audio straordinarie, pedane da ballo multilivello, bar
con cabaret, addetti alle PR e luccicanti toilette
firmate. Ai loro esordi costringevano i seguaci a
districarsi tra strade sconosciute in quartieri fuori
mano, per unirsi al groove che tirava dentro club
dall'acustica decisamente lo-fi, con due giradischi e una
primitiva console microfonica priva perfino del controllo
di pitch che permette di regolare la velocità dei
vinili. Ciò che costoro possedevano in gran quantità
era talento e spirito innovativo.
Icone come Francis
Grosso del Sanctuary, gran sacerdote di una nuova
società segreta urbana (devota a musica, droghe e riti
edonistici), che sviluppò tecniche come quella del
cosiddetto "slip cueing", consistente nel
tenere fermo il disco tra il pollice e l'indice di una
mano mentre il piat- to dei giradischi sotto continuava a
girare per poi lasciar andare il vinile nel preciso
istante in cui si voleva che al brano in programmazione
ne subentrasse uno nuovo, compatibile per numero di
battute e orchestrazione. Grosso escogitò anche il
procedimento di far suonare due dischi simultaneamente
per periodi anche lunghi, ottenendo un rudimentale
effetto di "phaser" che conferiva al suono una
dimensione spaziale. Sperimentando instancabilmente,
proponeva ibridazioni tra forme musicali diverse: brani
soul dilatati con l'inserimento di break di batteria
scovati in pezzi rock, ad esempio utilizzando Whole
Lotta Love dei Led Zeppelin.
Contemporaneamente nel
1970, sempre a New York ma in unaltra parte della
città, nel quartiere di Soho, David Mancuso teneva i
suoi weekend party al Loft, programmando sequenze di
brani secondo unidea di svolgimento narrativo,
piuttosto che affidandosi a semplici sovrapposizioni
ritmiche. In questo scenario, accanto a Grosso, Mancuso,
Ray Caviano, David Rodriguez e Steve D'Aquisto, cresceva
una nuova generazione di deejay consapevoli del loro
nuovo ruolo creativo e comunicativo. Nel 1972, Nick Siano
un diciassettenne nativo di Brooklyn, dopo aver visto
Mancuso in azione al Loft, decise di aprire insieme al
fratello un proprio locale, il Gallery. Divenuto presto
celebre, il club attirò legioni di newyorkesi ansiosi di
assaporare il nuovo stile di vita notturna della città.
Siano pensava a intrattenerli mixando una gran quantità
di suoni stimolanti, a prescindere dalla loro
provenienza.
Fu così che proprio a costoro toccò in
sorte di essere i primi a ballare al suono di Love's
Theme e di Love Is the Message, brani
destinati a diventare dei classici ma che all'epoca erano
completamente sconosciuti. Durante quegli anni Siano era
assistito da due futuri deejay di prima grandezza, Larry
Levan e Franckie Knuckles, ai quali insegnò l'arte dei
mixaggio. Da sempre orientato verso la soul-dance che
sarebbe stata poi resa famosa da Levan e Knuckies, Siano
era tutt'altro che entusiasta di commercializzare il
proprio sound, come gli venne richiesto da Rubell e
Schrager al momento del suo ingaggio allo Studio 54. E di
fatti la cosa non funzionò: dopo soli sei mesi Siano si
vide licenziare in tronco. Ma lui continuò imperterrito
a seguire la propria ispirazione, entrando nell'industria
discografica, producendo e creando la musica che più
amava.
Fu poi il momento della
ribalta per talenti con tutte le credenziali in ordine,
come Wayne Scott, attivo in due famosi locali gay di New
York, il Flamingo e il Saint, e Jim Burgess che lavorava
in club altrettanto intransigenti come il 12 West e
l'Infinity. Il Thursday Club a Manhattan e il Metro700 a
Long Island rimbombavano dei suoni sparati da Jenny
Costa, una delle più influenti deejay femminili di
quegli anni pionieristici. Sulla West Coast, al Trocadero
Transfer Club di San Francisco, Bobby Viteretti creava i
suoi mixaggi utilizzando due registratori a bobine,
ottenendo effetti di riverbero e metalliche sonorità
elettroniche, con risultati spesso affascinanti. Figure
come Viteretti ispirarono una schiera di seguaci che
approntavano rudimentali stazioni di mixaggio utilizzando
l'impianto stereo casalingo e di appassionati che
provavano a dare unimpronta personale ai brani
preferiti. Utilizzando il pulsante di pausa della piastra
a cassette, registravano porzioni dei brani in un ordine
diverso da quello originario o inserivano frammenti
strumentali ottenendo sequenze che sottoponevano agli
amici nelle feste da ballo private. "No, non è
Walter Gibbons: sono io, il n.1 dei deejay!".
Dal momento che alcuni
brani di successo avevano sonorità più ricche e pastose
nella versione originale che in quelle remixate - Spring
Rain di Bebu Silvetti e Kings of Clubs di
Chocolat, per esempio - la necessità di suonare
sincronicamente versioni differenti di alcune canzoni
divenne impellente. Già nel 1975 David Mancuso aveva
inventato il primo record pool, un servizio che
recapitava agli abbonati dischi promozionali da parte di
diverse compagnie. I risultati furono alterni e a volte
gli acquirenti di un particolare pool si ritrovavano tra
le mani canzoni già passate di moda. Il gruppo dei
Fantastic Four mise in musica il problema in Dísco
Pool Blues, che nel '77 entrò nelle classifiche di Billboard,
un brano in stile Philly che racconta gli alti e
bassi di un deejay in balìa di un servizio consegne
particolarmente lento.
La Disconet, che aveva sede a New
York ed era una delle compagnie più conosciutele
affidabili dell'epoca, distribuiva anche dei medley già
fatti - che duravano 18 minuti - su speciali dischi a
12", pronti per l'uso in discoteca. Un tipico
esempio, mixato nel 1979 da Bobby Dj Cuttadaro, comincia
a 128 battute al minuto con una versione estesa e
accelerata di Feed the Flame di Lorraine Johnson.
Poi si evolve in Tahitian Orgy, un brano etnico
ricostruito e reintitolato, tratto dal secondo album di
Voyage. Quindi il tempo diventa più veloce con I Lost
My Heart to a Starshíp Trooper di Sarah Brightman
and Hot Gossip e rimane a 136 battute al minuto con un
successo minore di Rosebud, Have a Cigar.
Ma per i deejay più
avveduti l'effettiva utilità di questo tipo di dischi fu
limitata, dato che non si potevano prendere in giro i
fans proponendogli a più riprese sequenze esattamente
uguali. In Europa, dove molti deejay seguivano le
classifiche di Billboard, queste emissioni
Disconet risultarono invece molto comode. Quelli che
erano interessati al genere soul allargarono i propri
orizzonti scoprendo oscuri pezzi funky scelti da
celebrati maestri inglesi come Paul "Trouble"
Anderson. Gli altri potevano ricavarne sonorozzazioni
adatte per un pubblico da "café society", con
un perseverare di refrain come quelli di Rain dei
Goombay Dance Band o di Magic Combo degli African
Magic Combo, a base di ritmi rilassati e sezioni di
violini in sintonia.
Compresa l'enorme importanza dei
deejay nel determinare il successo di una canzone, le
case discografiche cominciarono a utilizzare i più
talentuosi tra loro per attribuire credibilità alle loro
produzioni (un fenomeno che prese piede principalmente in
America, dove ad esempio Francois Kervokian fu ingaggiato
per manipolare in studio brani popolari come In the
Bush di Musique). La scritta "mixato da
Savarese" in copertina significava che anche pezzi
in origine assolutamente insignificanti - tipo Fire, della
sconosciuta Lizzy Mercier-Deseloux - meritavano un occhio
di riguardo sia da parte dei deejay che dagli
appassionati. Anche se la maggior parte dei 12"
continuava a essere stampata solo in quantitativi
limitati, un numero maggiore di brani per specialisti
cominciò a essere distribuito al di fuori delle grandi
aree metropolitane.
Per attirare i compratori, molti di
essi erano corredati da copertine con immagini sexy più
o meno gratuite, come nel caso della brillante Let Me
Be Your Fantasy della Love Symphony Orchestra, mixata
da Tom Savarese, contraddistinta da un notevole groove di
basso, pubblicata per l'etichetta Penthouse di Bob
Cuccione. Detto per inciso, il successivo tentativo di
Cuccione per attirare i fanatici del sesso in cerca di
stimolazioni uditive, fu l'album con la colonna sonora
della sua leggendaria produzione porno miliardaria, Caligula.
Lalbum conteneva una versione dance a velocità
media del tema conduttore We Are One derivato
dall'adagio dei balletto Spartacus di Adam
Khatchaturian, che in questa versione però perdeva tutte
le qualità dell'originale.
A partire dal 1979 un
certo numero di grandi etichette commerciali come la Rso
cominciarono ad affidare ai deejay il compito di remixare
i loro prodotti mainstream, per dotarli di maggiore forza
di penetrazione sul mercato. Let Me Be Your Woman, un
album doppio a grosso budget di Linda Clifford,
progettato per lanciarla ai livelli di popolarità di
Donna Summer, impiegava personaggi come Jim Burgess e
Jimmy Thompson per dare energia ai suoi brani. Ma ora,
invece di essere menzionati in fondo alla copertina
dell'album, i nomi dei remixer venivano stampati a
caratteri cubitali vicino al titolo dei brano. I ruoli
del cantante, del gruppo e dei remixer/deejay
cominciavano a fondersi, segnando l'inizio di una nuova
era per la cultura della produzione musicale - proprio
mentre la disco music si reimmergeva in quell'underground
al quale i suoi più ferventi appassionati hanno sempre
creduto che appartenesse.
Fonte:
"Love Train"
© Alan Jones e Jussi Kantonen
© 2000 Arcana srl
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