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Le origini della Discomusic, storia di una rivoluzione musicale

Quando il gruppo di compositori H.W. Casey e Richard Finch fabbricò nel 1973, nell'assolata Miami con pochi soldi e un cantante sconosciuto Georg McCrae, il successo dell'estate, non si immaginavano neppure che con la loro idea (Finch: "Una canzone non deve essere solo ballabile, ma proprio trascinarti letteralmente sulla pista da ballo!) avrebbero scoperto la tendenza più importante dalla nascita del movimento Beat. "Rock Your Baby", entrata nel mercato nella primavera del 1974, restò a lungo sulla breccia, rimase nelle Hit-parades fino all'inverno seguente.


H.W. Casey, alias K.C. e il suo partner
Richard Finch, sono considerati gli scopritori
del Disco-Sound.
L'incisione di "Rock Your Baby" di George
McCrae (nella foto a destra) costò, così si
dice, appena 300 dollari.

 

I produttori Casey e Finch fondarono un complesso, KC & The Sunshine Band, che musicò, seguendo lo stesso schema, ciò che per caso Georg McCrae aveva portato al successo. Ma al principio tardarono a venire altri successi, e il concetto di "Miami Sound" scovato in fretta dalla stampa, potè affermarsi solo molto poco. Ma in seguito KC & The Sunshine Band si affermò, lentamente ma sicuramente, divenne il simbolo del complesso di successo, i cui dischi erano sempre scelti dai disc-jockeys, quando l'atmosfera sembrava spegnersi.


Proprio nel 1974 KC & The Sunshine Band ebbero un grande successo
che la stampa allora chiamò semplicemente "Miami Sound".

Il ritmo assolato, che correva come un ricostituente per i muscoli, divenne sempre più amato; anche se la maggior parte dei ballerini non conoscevano affatto quel complesso che veniva al microfono. Quasi nessuno del ramo conosceva Casey e Finch: ma in poco tempo tutti conoscevano la loro musica. Da questa circostanza trasse profitto alla fine del 1975 il produttore-disco Meco. Si portò in studio la nera Gloria Gaynor. Questa era completamente sconosciuta, ma disponeva di una voce esplosiva, proprio quel che ci voleva per tentare l'esperimento. Gloria incise in una seduta alla fine del 1974 negli Media Sound Studios di New York, unicamente due titoli, "Honey Bee! e "Never Can Say Goodbye".

La seduta non fu niente di particolare, routine per l'orchestra, un pò di emozione per Gloria. Nessuno sospettò che fosse nato un grande successo, che poteva aprire la strada ad una nuova musica. Di una sola cosa si era accorta l'orchestra: entrambi i titoli erano più lunghi delle solite canzoni, ben più del doppio. Era una novità. Meco sapeva esattamente quel che voleva; invece del procedimento normale, cioè sistemare bassi elettrici e batterie sullo sfondo della registrazione, portò in primo piano i canali dei bassi e dei tamburi, lasciando molto più indietro gli altri arrangiamenti e la voce della cantante. E così nacque il primo disco-successo!

"Never Can Say Goodbye" divenne in tutto il mondo un grande concorrente delle hit parades e del mondo disco. Quasi nello stesso momento, a Monaco, alcuni compositori stavano sperimentando lo stesso concetto musicale. Il committente era il famoso paroliere Michael Kunze, che aveva fondato proprio allora una casa di produzione, e cercava nuove idee. E in fondo non ha importanza se il gruppo "alla ricerca del sound" si sia ispirato al successo di Gloria Gaynor, o se i giovani dello studio abbiano trovato da soli la pista: anche a Monaco si cominciò a produrre. Kunze mise insieme un trio di ragazze, dapprima solo per incisioni in studio, e fece incidere alcuni titoli. Tra questi, "Fly, Robin, Fly", un super-successo basato su una favolosa serie di bassi, che trionfò subito nelle hit-parades americane. Immediatamente furono scovate tre ragazze, che d'ora in poi avrebbero fatto parte del gruppo Silver Convention. Ancor oggi i cronisti-disco dubitano che nessuna delle ragazze, in seguito indicate come cantanti originali, sia mai entrata nello studio.


Il noto paroliere tedesco Michael
Kunze cercò per la sua società
fondata da poco nuove idee per le
canzoni, e trovò "Fly, Robin, Fly".

 


Gloria Gaynor registrò già nel 1974 il primo,
vero, successo disco: "Never Can Say Goodbye"

E Michael Kunze, da parte sua, si disputa con il bassista dell'incisione la scoperta di quella serie di bassi che ha tanto aiutato l'uccello "Fly, Robin, Fly" a librarsi così in alto. Il bassista si sente anche lui compositore, nega di aver solo suonato il basso e dice invece di avere inventato anche tutto il titolo durante quel momento creativo. E, come si può vedere, qui si dimostra l'enorme importanza acquistata dal basso nella composizione disco. Il disco-successo del gruppo Silver Convention (o "il miracolo di Monaco", come si è poi detto), scatenò da ogni parte una febbrile attività. Quel che può fare Kunze, possiamo farlo anche noi, disse la concorrenza. E poichè in Monaco c'erano già molti buoni artisti, a "Fly, Robin, Fly" seguì una sequenza di copie, delle quali alcune veramente a livello dei mercati internazionali.


Il trio "Silver Convention" venne fondato solo
dopo l'incisione di "Fly, Robin, Fly".

Prima tra tutte, una ex-protagonista di "Hair" americana, che era rimasta in Germania anche dopo la fine delle rappresentazioni, Donna Gaines, più nota come Donna Summer. Sotto la guida dell'allora bassista Giorgio Moroder. Donna simulò in studio 22 orgasmi, che il produttore Moroder inserì a giuste dosi in una composizione intitolata "Love to Love you Baby". Il matrimonio musicale riuscì al primo colpo; ritmo e sesso combinavano benissimo. Con l'aggiunta del sesso, fu scoperta una delle più importanti caratteristiche dell'onda disco. Non solo Donna Summer ha fatto in seguito sempre più canzoni sexy: quasi tutti i gruppi femminili della scena disco vanno a letto con più o meno chiarezza o ambiguità.


L'allora bassista Giorgio Moroder fece incidere
alla ex-protagonista di "Hair", Donna Summer,
il "Disco dei 22 orgasmi": "Love to Love You Baby".

Nell'estate del 1979 ad esempio un gruppo di ragazze nere di nome Poussez!, accompagnate dal famoso Alphonse Mouzon, ci mostrava quanto lontano si possa spingere questo gioco: nelle Poussez!, dal nome fino all'ultima nota, non si parla più d'altro che di due cose; di sesso e di disco! Il fatto che predomini un buon stile musicale (per forza, con Alphonse Mouzon!), dimostra il valore raggiunto dalla disco-music. La disco-music sexy, inaugurata da Giorgio Moroder solo come una trovata, ha dato una forte spinta a tutto il filone, al punto che "Love to Love you Baby" è già considerato un classico. Almeno altrettanto classico è considerato l'adattare musica classica dalla "disco". La "Quinta" di Beehtooven ha avuto un grandissimo successo, dopo che l'americano Walter Murphy ne ha fatto "A Fifth of Beehtoven" (Un Quinto di Beethoven).

Ma anche i successi delle bande swing degli anni '30 e '40 hanno conosciuto nuova vita con trasfusioni di ritmi "disco", e specialmente i super-oldies di Glenn Miller. Sebbene i ritmi disco diano sensazioni del tutto nuove, che accompagnano l'ascoltatore come mai nessuno stile musicale prima. Non cè in loro nessun mistero. Il produttore deve attenersi a determinate regole, che si possono riassumere in un'unica frase: un brano disco deve essere ballabile e deve avere mediamente 125 battute al minuto. Può ognuno essere il proprio produttore? In teoria si, in pratica no; anche se la ricetta di base sembra essere così facile, sono gli ingredienti raffinati che fanno il cuoco musicale. Jacques Morali, produttore dei Village People, chiama per le incisioni i professionisti "Hand Clappers", mentre Cerrone, artista disco francese, fa arrivare da Los Angeles per le sue incisioni il gruppo musicale di Elton John.

Giorgio Moroder si fida più di tutto del sinthesizer installato nella sua cantina, che ha arrangiato con tre "giapponesi" (linguaggio tecnico per le batterie elettroniche). In questo modo Giorgio ha ottenuto con le sue idee musicali l'Oscar per la migliore colonna sonora! (Midnight Express - Fuga di mezzanotte). Il fenomeno Disco è diventato un affare gigantesco; e dove ci sono affari, si presenta anche la concorrenza. Chi vuole aver successo, deve essere migliore della concorrenza. Non ci si riesce quasi più così facilmente, come Meco nel caso di Gloria Gaynor. I produttori disco rimangono più a lungo negli studi, che non i normali produttori pop. Lo studio è diventato un campo d'esperimenti. Somme enormi vengono spese per le prove; non sono rarità produzioni nell'ordine di circa 100.000 dollari. E ancora sono più grandi gli investimenti per preparare le apparecchiature elettroniche. Nel caso di Giorgio Moroder, il cartello del prezzo segna 700.000 dollari.

Il 35 per cento dei dischi lanciati sul mercato, erano solo "prodotti plastici": cioè, dietro a loro stanno un produttore, uno studio e un paio di sedute musicali. Se il disco diventa un successo, si mette assieme velocemente un gruppo che possa mimare il numero davanti alle telecamere. Questo succede nel caso del gruppo francese Space. Tra l'altro, anche questo a volte non si può fare, soprattutto quando i suoni sono stati prodotti solo elettronicamente. Nonostante queste occasionali difficoltà, il numero dei puri "prodotti plastici" si allarga. Ai giganti discografici va certo bene non dover preoccuparsi di nessun artista e nemmeno doverne pagare nessuno. Fanno semplicemente un accordo con un produttore: il resto è speranza e fortuna. Quando questi giganti ritengono importante l'onda disco, si capisce anche dal fatto che tutti hanno installato un reparto disco. Ed è un segreto di pulcinella che a divi di alcune case discografiche è successo di avere accoglienze più calorose con la disco-music. Rod Stewart, i Kinks, i Greatful Dead (!) e Dolly Parton appartengono secondo gli intenditori a questa categoria.

 

Ora che la febbre disco è totale, influenza tutto ed è in balia di sè stessa - anche la moda, naturalmente, - ci si chiede come sia potuto accadere. Si sa, è vero, con che incisione è cominciato, ma anche gli esperti di musica scuotono la testa e non sanno spiegarsi il fenomeno. Eppure è tutto molto semplice: il boom della disco-music è da attribuirsi alle discoteche. Ma le discoteche ci sono sempre state, almeno dagli anni Sessanta; perchè questo non accade prima? Anche questa domanda ha una risposta logica; il periodo dei Beatles ha portato tante novità, da occupare completamente i consumatori di musica. Dopo i Beatles ci furono ancora un paio di cose nuove e interessanti, ma a questo seguì il vuoto. I produttori cercarono di gonfiare febbrilmente gli artisti, non adatti, mentre non restava che ammettere il fatto che mancava decisamente un "gigante nero" - così si usa chiamare nel gergo musicale un artista con milioni di copie vendute.

Nel frattempo furono molto sviluppati gli impianti di incisione e registrazione; e di questo ne approfittarono subito anche le discoteche, che sopravvissero sulla scia di un potente boom. Se prima del 1971 la gente andava ai concerti "Live", negli anni 1972-'74, si ritrovava nelle discoteche, che spuntavano sul terreno come funghi. La gente "in" frequentava le discoteche soprattutto perchè le discoteche degli anni Sessanta (con la musica sommessa di sottofondo), si erano trasformate in un eldorado di suoni. E da qui in poi, facendo solo un piccolo passo, c'è lo sviluppo a "moda musicale". Di questo scenario rigoglioso ha parlato anche il film "Saturday Night Fever"; ma la tendenza non l'ha creata il film, e nemmeno il manager dei Bee Gees, Robert Stigwood: la tendenza c'era già anni prima del film. "Saturday Night Fever" ha allargato l'ebrezza anche ai giovani, soprattutto qui in Europa, dove il boom delle discoteche è arrivato con ritardo. Negli Stati Uniti nel 1978 ben 36 milioni di adulti (e non) hanno visitato una discoteca, 200 stazioni radio disco hanno iniziato l'attività e il long-playing più venduto fino al 1979 fa parte della disco-music: "Saturday Night Fever".

Ritmi caldi e pelle nuda si vendono sempre bene. Questa ricetta non è nulla di nuovo, ma è sempre valida, spacialmente in tempi di febbre da discoteca... Per essere esatti, tutto è cominciato con Tina Turner. La scura Tina vorticava gia nell'introduzione dell'US-Stones-Tour 69 come una pazza dea dell'amore, su e giù per la pedana, agitava le gambe nude, ondeggiava col didietro e scuoteva la sua lunga criniera, così che il sudore grondava come l'acqua da una fontana. In Europa Ike & Tina Turner furono conosciuti con "River Deep Mountain High", ebbero poi quasi un disco-successo con l'infernale numero di ballo "Nutbush City Limits"; e quando Tina si presentava sulla scena senza il suo ex-marito, in un abito di lustrini generosamente scollato o con un corsetto nero, cantando i titoli dei suoi LP, "Acid Queen" e "Rough", e accarezzava con le sue lunghe dita affusolate l'asta del microfono, atteggiando le labbra e sospirando maliziosamente al microfono... allora ognuno capisce il sottinteso: proprio come un tempo Jane Birkin e la sua canzone "Je t'aime"!


Tina Turner

Anche Donna Summer è entrata nelle glorie mondiali con molti gemiti, da quando il produttore di successi Giorgio Moroder le fece sospirare "Love to Love you Baby" nel suo studio di Monaco, la "Dea del sesso", come è stata chiamata dalla sua casa discografica americana, ha potuto ricevere un disco di platino e cinque dischi d'oro. Sulla copertina dell'album "Bad Girl" Donna appare con una gonna dallo spacco vertiginoso e una scollatura abissale, appoggiata a un lampione - proprio come una donna "facile", che evidentemente ha ben altro da offrire che un paio di canzoni... "Hot Stuff", il 45 giri dell'estate 1979, è un numero particolarmente caldo: con l'inconfondibile invito "Stasera, baby, voglio qualcosa di veramente caldo", Donna ha raggiunto le vette delle classifiche americane dei 45 giri. Nella sua vita privata però, Donna, nata Gaines, separata Sommer, (ora madre di una figlia di 26 anni) è molto più riservata - così dice il suo amico, il cantante e chitarrista Bruce Sodano. E quando nel 1977 la rivista americana "Playboy" ha chiesto di pubblicare qualche sua invitante foto a colori, Donna ha rifiutato gentilmente.

Amanda Lear, certo, non ha molti scrupoli, sfruttava invece ogni occasione per far parlare di sè; è cominciato con la storia della sua misteriosa origine. Ancor oggi ci si chiede se fosse veramente un ermafrodita, e se abbia veramente conosciuto la famosa "piccola differenza" tra uomo e donna solo dopo una plastica - una circostanza delicata, che Amanda dapprima rese pubblica, poi contestò, e poi cercò di rinnegare posando per fotografie in "Playboy" e "Lui" (rivista gay degli anni Settanta). Ma tuttavia questa donna dall'identità incerta non è a corto di idee, quando si tratta di farsi pubblicità. Prima sono venute le rivelazioni sui suoi precedenti amanti, da Salvator Dalì a Bryan Ferry, poi si è sposata improvvisamente con un personaggio tra i più importanti della scena omosessuale francese, Philippe Malagnac, ha annunciato orgogliosa di aspettare un bambino - e si è ripresentata mesi dopo ancora snella, senza tracce di gravidanza.

Canta senza vergogna nel suo primo LP "I'm a Photograph", apparso nella mecca della disco di Monaco: "Io sono una foto a colori e a luce filtrata. Sovraesposta, ingrandita, stampata e incorniciata con cura. Vi faccio sognare - dalle pagine di una rivista. Le mie labbra non sono da baciare. Il mio petto è pieno, ma non ho cuore. Sono una foto di moda, naturalmente un pò ritoccata. E il colore è stato filtrato in modo speciale. Io sono una bugia, io sono fredda. Ma io non invecchierò mai..." Amanda svelava la sua età a chiunque voleva saperlo. Solo in questo modo le cifre coincidono - tra i 30 e i 40 vanno tutte bene. E tuttavia è proprio i suoi ammiratori maschili che deve ringraziare, se il suo secondo LP "Sweet Revenge", col 45 giri "Follow Me" e stato più volte premiato; sembra che questi non si accorgevano neanche che negli spettacoli "Live" di Amanda, molte cose non sono "live" per niente. Il titolo dell'album "Never Trust a Pretty Face" parla da se...

Che le canzoni a senso unico con un pò di sesso, musica e trallallà si vendano meglio, se ne è accorto anche il tedesco Frank Farian, quando ha dato un volto ai suoi prodotti di studio con Liz, Marcia, Maize e Bobby: Boney M., è il simbolo di successo di milioni di copie vendute, da "Daddy Cool" a "Hooray! Hooray!", di cui l'astuto Farian ha incassato la parte del leone - e visto che andava così bene, ha chiamato anche il gruppo nero "Eruption" ("I Can Stand the rain", "One Way Ticket"). Naturalmente la ricetta "Boney M." si è diffusa subito tra gli esperti: si prendono un paio di ragazze scure, non necessariamente molto musicali, ma in ogni caso molto sexy, le si mescolano (magari insieme a un paio di bei fusti) con un gruppo molto vistoso, si produce un buon spettacolo disco con musicisti esperti e attrezzature tecniche adatte, si confeziona tutto in modo variopinto - ed ecco il successo.

Di imitatori, che cercano di copiarlo, Farian ne ha più che abbastanza: Jacques Morali, per esempio, che ha preparato i suoi disco-titoli anche con l'aiuto di sei personaggi maschili, i "Village People", e li ha venduti a milioni di copie, ha cominciato con "Ritchie Family" ("Brazil", "The Best Disco in Town", "I Feel Disco Good", "American Generation"); Anthony Monn, produttore e paroliere nell'ombra di Amanda Lear, ha portato il gruppo di Monaco "Saragossa Band" al successo con "Rasta Man"; Grace Jones, la nera dea della notte, che prima lavorava come ballerina, fotomodella e mannequin, non solo si è fatta fotografare nuda per Playboy, ma anche sulle scene si mostrava parecchi svestita. Così il cronista Nick Cohn (co-autore di "Saturday Night Fever") circa il debutto ufficiale di Grace Jones dal vivo nella super-discoteca di New York "Les Mouches", dove, vestita da disco-Cleopatra, ha presentato il suo primo 45 giri "I Need a Man", i suoi capelli corti erano coperti da un gran cappello rosso, e indossava circa la metà di un abito di seta: una gamba nuda fino ai fianchi e un seno scoperto, sul cui capezzolo si avvolgeva un piccolo aspide (serpente, n.d.r.) metallico!


Grace Jones Show