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Cucina
Italiana La cucina
italiana ha caratteristiche ben diverse da quelle
francesi, e si basa principalmente, salvo alcune
eccezioni, su piatti più semplici e popolari. La
raffinatezza della cucina risale piuttosto all'epoca
romana, in cui era considerata una vera e propria arte.
Ne danno testimonianza celebri scrittori come Seneca,
Petronio, Marziale e altri classici, senza parlare di
Lucullo. Esisteva addirittura una gerarchia di addetti
alle cucine, suddivisi secondo l'importanza dei compiti e
tutti alle dipendenze e agli ordini di un capo-cuoco, il
vicarius super cocos.
Sotto Cesare entrarono
in uso i tovaglioli (mappae) e sotto Domiziano le
tovaglie (mantelae). Naturalmente tutto ciò riguardava
soltanto un certo strato della società, perché il
popolo si arrangiava come poteva e non aveva certo la
possibilità di sbizzarrirsi con piatti particolarmente
elaborati e costosi.
Nel periodo imperiale
l'arte culinaria viene trascurata, per rinascere nel
Medioevo, limitatamente però ai castelli feudali e ai
conventi, dove si poneva ogni cura nella preparazione ed
elaborazione di piatti semplici ma gustosi.
La letteratura
gastronomica in Italia, però, ha la sua fioritura solo
verso il XVI secolo, soprattutto per merito dei cuochi
delle corti, dei principati e al seguito dei papi.
Ricordiamo Cristoforo da Messiburgo, il Romoli, il
Ravasco, ecc. Il centro della gastronomia si sposta poi
in Francia, che comunque è debitrice di molta parte
della tradizione gastronomica italiana (non è raro il
fenomeno di ricette originariamente italiane ritornateci
dalla Francia con denominazioni francesi).
Nell'800 si pubblicano
veri e propri trattati, e raccolte di ricette come La
scienza in cucina o larte di mangiar bene, di
Pellegrino Artusi, un'opera arguta e briosa, che ci offre
un panorama della tipica cucina borghese dell800.
Ricordiamo anche Giovanni Raiberti, autore di uno
spiritoso trattato, L'arte del convitare, il fiorentino
Yarro, col suo Almanacco gastronomico, e infine
loriginale opera Larte di utilizzare gli
avanzi della mensa, di Olindo Guerrini.
La cucina italiana è di
origine prevalentemente popolare e quindi risente delle
abitudini e dei costumi delle varie regioni, oltre che,
naturalmente, delle caratteristiche ambientati e
climatiche. E inoltre molto apprezzata in tutto il
mondo per le sue ricette semplici e gustose e per i suoi
prodotti tipici; si prenda ad esempio la pasta, che
costituisce da tempo il prodotto più tipico e illustre
della cucina italiana.
Gastronomia
Il grammatico e retore greco Ateneo, nato a Naucrate, in Egitto, nel
corso del III secolo d.C. ha pubblicato una raccolta di citazioni che
egli considerava curiose o originali, che aveva riunito nel corso delle
sue letture degli autori antichi. Fra queste citazioni, Ateneo menziona
un centinaio di versi di un antico poeta greco, originario di Gela, che
era vissuto verso la metà del IV secolo a.C., di nome Archestrate;
questo autore, dice Ateneo, aveva scritto un poema eroicomico sull'arte
culinaria, intitolato Gastronomia, il che significa, etimologicamente:
regole (nomia) relative alle cose del ventre (gastro).
Il termine ricomparve poi in Europa nei secoli successivi e gastronomia
è diventato sinonimo di «passione per la buona tavola»; in seguito ha
assunto nuove sfumature e sembra essersi fissato nel suo significato
attuale da un lato per merito del titolo di un poema sulla storia della
cucina di Joseph Berchoux (1765-1839), intitolato Gastronomia o l'uomo
dei campi a tavola (1801) e, dall'altro, per la celebre opera di
Brillat-Savarin (1755 1826), La fisiologia del gusto, in cui il famoso
autore così definisce la gastronomia:
“...La conoscenza ragionata di tutto ciò che si riferisce all'uomo in
quanto questo si nutre. Il suo scopo è di vegliare alla conservazione
degli uomini, per mezzo del miglior cibo possibile”.
Ai giorni nostri, il concetto di gastronomia è associato a quello di
buona cucina e, talvolta, di grande cucina. Le preoccupazioni dei
sociologi contemporanei hanno nuovamente modificato il significato del
termine, conferendogli un'accezione più ampia, per cui la gastronomia
sarebbe non solo il complesso delle buone regole del mangiare bene ma
anche la manifestazione di certe abitudini culturali (vedi, per esempio,
le opere di Lévy Strauss II crudo e il cotto, Dal miele alle ceneri,
ecc.). Dato che la cucina francese, almeno fino a poco tempo addietro,
ha sempre fatto testo in campo internazionale, inizieremo la nostra
trattazione dalla cucina francese.
La gastronomia in Francia
Condividiamo l'opinione di Raymond Oliver, uno dei grandi maestri
contemporanei della cucina: la grande cucina francese è nata nel XIX
secolo, con il famoso cuoco di Talleyrand e degli imperatori d'Austria e
di Russia, Marie Antoine Carême (1784 1833); si è diffusa con i grandi
capocuochi del Secondo Impero e con Auguste Escoffier (1847 1935). Prima
di Carême vi furono indubbiamente eccellenti cuochi, appassionati della
buona cucina, ghiottoni e buongustai; non vi fu pero una «dottrina
culinaria unificata».
Da Carlo Magno a Enrico IV
• Quando i romani arrivarono in Gallia furono meravigliati delle
abitudini culinarie di quei «barbari» che conoscevano l'arte di produrre
formaggi pregiati, come il Cantal che avevano oche e maiali
perfettamente ingrassati, che arrostivano vari tipi di selvaggina, ecc.
A questo, essi aggiunsero il loro sapore «evoluto», l'apparecchiatura
della tavola, e quasi nulla cambiò fino all’epoca di Carlo Magno. Questo
grande imperatore sembra essersi interessato alquanto da vicino alla
cucina di qualità, se non alla gastronomia; egli sviluppò, in
particolare, la coltivazione di ortaggi e alberi da frutta nell'Ile de
France e nella vallata del Rodano.
• Il Medioevo non sembra essere stata una grande epoca gastronomica. Il
popolo si nutriva soprattutto di verdure, di radici, d'insalate, di
zuppe e di carne di maiale: i signori erano dei golosi più che dei
buongustai e sulla loro tavola venivano serviti dei ragù, carni arrosto,
selvaggina, volatili, pesci ma pochi piatti che oggi chiameremmo
«cucinati».
A partire dalle Crociate, si scopre lo zucchero di canna (Arabia),
l'acqua di rose e le spezie, che servono a camuffare il gusto delle
vivande (l'uso delle spezie era già invalso presso i romani).
• Nel XIV secolo, compaiono i primi «libri di cucina», che andranno del
resto perduti e ripubblicati in seguito. Ci è pervenuta solo l'opera di
Guillaume Tirel, detto Taillevent (1310 1395). capocuoco dei re Carlo V
e Carlo VI. È stata scritta nel 1373 e stampata nel 1440 ed è
abitualmente citata sotto il nome di Víandier (cuoco delle carni).
Questa era una cucina semplice, a volte grossolana; le carni andavano
bollite prima di arrostirle, le salse venivano ispessite col pane e
Taillevent usava abbondantemente lo zucchero e le spezie. Si ritrovano
queste abitudini culinarie in altri libri dell'epoca (per esempio, nel
Ménagier de Paris, piccolo trattato di economia domestica scritto verso
il 1394).
• La cucina del Rinascimento è un'appendice di quella medioevale. Le
ricette sono lunghe e complicate, esigono numerose derrate, ma si fa
minor ricorso alle spezie e gli alimenti sono meno snaturati. La
raffinatezza dei cuochi italiani andati alla corte di Caterina dei
Medici si manifesta maggiormente nell'ambientazione, nella presentazione
dei piatti, nella decorazione che nella cucina in quanto tale. Il
comportamento a tavola si evolve: le donne partecipano ai banchetti e, a
poco a poco, si abbandona l'uso di mangiare con le dita (la forchetta
era stata introdotta sotto Enrico III, che fu re dal 1574 al 1589). in
linea di massima, la «grande cucina», ossia quella servita alla tavola
dei grandi signori, è essenzialmente a base di carne. Fra i libri di
cucina dell'epoca citiamo l'opera (in latino) di Bartolomeo de' Sacchi,
noto sotto lo pseudonimo di Battista Platino da Cremona, e il
Confiturier français (1555) di Nostradamus il famoso medico astrologo di
Carlo IX.
• Sotto il regno di Enrico IV, all'inizio del XVII secolo, ha luogo la
prima rivoluzione culinaria francese, dovuta a Olivier de Serres, autore
del Théatre de l'Agricolture et Mesnage des champs (1600). Non si tratta
di un libro di cucina, ma è l'opera di un agronomo, che ha ripreso le
idee di Carlo Magno sugli ortaggi e la frutta, che fornisce numerose
ricette per coltivare orti e frutteti e si sforza d'introdurre la
coltivazione della patata. Sulla stessa linea va collocato il Pourtraict
de la santé (Ritratto della salute) di Joseph Duchesne, che ebbe molte
edizioni fra il 1606 ed il 1625. E’ nel contempo un compendio di cucina
e di dietetica, che tenta di distogliere i cuochi dalle ricette
sofisticate del Medioevo e del Rinascimento, cercando di risvegliare
l'interesse per i prodotti naturali, bolliti o arrostiti senza altre
aggiunte. Secondo questo Pourtraict de la santé, possiamo apprendere che
già a quell'epoca la cadenza dei pasti era la stessa di oggi: «pranzo»
verso le 13 e «cena» fra le 19 e le 20.
La cucina in Francia nel XVII e nel XVIII secolo
• Possiamo farci un idea di quella che era la cucina francese verso il
1650 grazie all'opera di un aiuto cuoco, François Pierre de la Varenne,
che porta il titolo di Cuisinier français. La Varenne non introduce
alcuna novità rispetto alla cucina del Rinascimento; dà molta importanza
alle minestre, quintessenza delle carni, e dà numerose ricette di
legumi. La Varenne aveva inventato per il suo padrone, il marchese di
Uxelles, un tritato di funghi condito con cipolla, scalogna prezzemolo
che viene ancor chiamato duxelle (si tratta di un ripieno magro, usato
per le verdure: pomodori, melanzane, ecc.). Si potrà avete un'idea dei
balbettamenti culinari di quell'epoca consultando alcuni libri celebri.
- Les Delices de la campagne (Le gioie della campagna, 1685) di Nicolas
de Bonnefons, cameriere del re, contiene infatti questa esortazione
(citata da R. J. Courtine, ne I grandi maestri della cucina, Milano,
Alberto Peruzzo Editore, 1974).
«...una minestra di cavolo deve profumare di cavolo; se di porro odori
di porro; se di rapa abbia il gusto di rapa e così per le altre,
lasciando le composizioni per i passato i tritati, i pancotti ed altre
mascheratura che debbono servire più da assaggio che di nutrimento. »
Purtroppo questo richiamo alla genuinità è un'eccezione; la cucina del
secolo di Luigi XIV è ancora molto complicata e barocca.
- Le Cuisinier (Il cuoco 16S6) scritto dal capocuoco Pierre de Lune, al
servizio della casa ducale di Rohan, ha un sottotitolo rivelatore:
«...dove si tratta del vero metodo per preparare qualsiasi genere di
carni, selvaggina, volatili, pesci, sia di mare che d'acqua dolse,
Secondo le quattro stagioni dell'anno. Insegna il modo di fare qualsiasi
tipo di pasticcio, sia freddo che caldo, alla perfezione ».
Pierre de Lune, secondo la leggenda, è stato l'inventore del boeuf à la
mode (stufato di manzo), ossia carne di manzo cotta a fuoco lento
assieme a cotenne di lardo, un piedino di vitello ed un poco di vino
bianco; egli propone ricette semplificate rispetto alla cucina del
Rinascimento. Alle spezie ed erbe varie, che snaturavano il sapore delle
carni, egli sostituisce il cosiddetto «mazzetto»: cipollina, cerfoglio,
prezzemolo e chiodi di garofano avvolti in una striscia di lardo, che
prelude al bouquet garni dei cuochi moderni (timo, lauro, prezzemolo).
- Le Cuisinier royal et bourgeois (Il cuoco reale e borghese 1691) di
Massialot, capocuoco presso il duca di Chartres ed il duca d'Orleans, ed
anche presso il ministro di Luigi XIV Louvois, è particolarmente
originale. Massialot impiega comunemente ingredienti come l'aglio, lo
scalogno, il cerfoglio, la noce moscata; si serve del vino di Champagne
(non ancora spumante) per i suoi ragù, e lega le salse e le minestre non
più con mollica di pane, ma con rossi d'uovo.
• Nel XVIII secolo, l'evoluzione prosegue in modo ancora più deciso e si
può ritenere che, a quest'epoca, comincia a delinearsi la grande cucina
francese, di cui presto Carême diverrà il grande sacerdote. I grandi
signori cominciano ad appassionarsi alla buona tavola e spesso se ne
occupano personalmente. Un gran numero di piatti celebri portano tuttora
il nome del loro nobile inventore: filetto di coniglio alla Berry,
creato dalla duchessa di Berry, filetto di pollo alla Bellevue di madame
de Pompadour, bocconcino della Regina, puree del principe di Soubise,
mayonnaise inventata dal duca di Richelieu, pollo alla Villeroy, quaglia
della marescialla di Mirepoix, ecc.
I libri di cucina, in questo XVIII secolo buongustaio, sono numerosi. Il
più importante, l'antenato dei ricettari moderni, è stato pubblicato a
Londra nel 1733; si tratta del Modern cook (Il cuoco moderno) di Vincent
de l a Chapelle. In quest'opera egli descrive una cucina semplice,
condita con moderazione, che disdegna le fantasie, incanalata nello
spirito classico che verrà valorizzato da Careme. I grandi cuochi del
XVIII secolo furono, oltre Vincent de La Chapelle, François Marin,
autore di Dons de Comus (1739), e Menon, che pubblicò numerosi libri di
cucina, fra cui un trattato noto col nome di Les Soupers de la cour (Le
cene di corte 1755).
Il XIX secolo
Dopo la Rivoluzione, che non fu certo una grande epoca gastronomica, ha
inizio una nuova trasformazione della cucina, con cuochi come
Laguipière, cuoco di Napoleone, Viard, autore del Cuisinier impérial (il
cuoco imperiale 1806), Appert, che creò le prime «conserve», il
pasticciere Lebeau, ecc.
Fa infine la sua comparsa colui che fu soprannominato il «dio» Carême
che, come si è detto, è stato il cuoco di Talleyrand, poi dello zar e
dell'imperatore d'Austria. Gli si devono numerose opere e, in
particolare, L'art de la Cuisine française, i cui ultimi volumi, editi
nel 1843 e 1844, dieci anni dopo la sua morte, sono stati scritti dal
suo allievo Plumerey, in base agli appunti che aveva lasciato.
Le ricette di Carême, pur essendo sontuose, testimoniano una grande
unità di concezione. Descriverle vuoi dire evocare tutta la grande
cucina francese, così come si praticava ancora nelle grandi case alla
vigilia della prima Guerra Mondiale. Consigliamo al lettore di riferirsi
ai grandi libri di cucina citati nella Bibliografia per farsi un'idea di
quella che fu la grande cucina della Belle Epoque, quando Escoffier
aveva ripreso la lezione di Carême. Vorremmo anche ricordare che il XIX
secolo è stato anche il secolo dei grandi scrittori di cucina.
Fra i più celebri citeremo Grimod de la Reynière, Brillat-Savarin,
Colnet, autore de L'Art de diner en ville (L'arte di pranzare in città
1810), Moncelet, cui si devono saporosi Almanachs gourmands (Almanacchi
del goloso), Horace Raisson, il marchese di Cussy, ecc. Infine, dobbiamo
citare Le Grand dictionnaire de cuisine di Alessandro Dumas, pubblicato
nel 1873, tre anni dopo la morte dell’autore dei Tre Moschettieri.
Da Escoffier ai tempi moderni
Dopo la prima Guerra Mondiale, si ebbe una seconda rivoluzione
culinaria. Le condizioni di vita sociale si erano trasformate e, a poco
a poco, i grandi cuochi disertarono le case private per passare ad
alcuni grandi ristoranti o grandi alberghi (come aveva del resto fatto
Escoffier ai suoi tempi). si possono citare a questo punto alcuni grandi
nomi, come quelli di Fernand Point che lavorò a Vienna nel famoso
ristorante «la Piramide» e che formò numerosi cuochi contemporanei. e di
Dumaine. Per quanto riguarda i grandi cuochi attuali, da Raymond Oliver
a Bocuse, passando per i fratelli Troisgros, Barrier, Peyrot, Vergé ed
alcuni altri, i loro nomi, e le loro creazioni, sono universalmente
conosciuti ai gastronomi di tutti i paesi.
Alimenti e Nutrimenti
Gli alimenti che ingeriamo, sotto qualsiasi forma, contengono fra
l'altro le sostanze indispensabili al sostentamento del nostro organismo
ed alla sua vita: l'acqua, sali minerali e le tre principali sostanze
nutritive:
- i protidi, materie azotate che si trovano in particolare nel latte,
nelle uova, nei pesci, nelle carni, nei formaggi;
- i glucidi (amido, zucchero) contenuti nei cereali, nelle patate, nello
zucchero normale ed in quello della frutta, ecc.;
- i lipidi (grassi): burro, oli diversi, d'origine animale o vegetale,
ecc.
A questo vanno aggiunte la cellulosa, che si trova soprattutto nelle
parti dure dei legumi e della frutta, e le vitamine.
La cucina è il complesso delle tecniche per preparare e combinare questi
elementi. Essi possono essere assorbiti tali e quali, come quando si
mangia un frutto o un pezzo di carne cruda; nella maggioranza dei casi,
però, essi vengono conditi con ingredienti di vario genere (sale, pepe,
aceto, ecc.) e/o cotti seguendo procedimenti diversi.
La cottura degli elementi fa subire, ai nutrimenti che contengono, delle
importanti trasformazioni fisico chimiche:
- i protidi, di cui e un esempio il bianco d'uovo, s'induriscono e
coagulano a 60° C in pochi minuti; riscaldati a lungo a 100° C, in
acqua, subiscono un processo di degradazione, i cui prodotti (peptoni)
vengono assimilati dall'acqua di cottura, la quale si trasforma in un
liquido saporoso che viene definito brodo;
- i glucidi, per azione del calore, subiscono diverse trasformazioni.
Cosi l'amido, cotto in acqua a 67°C, fornisce del materiale colloso;
riscaldato a secco diventa destrina;
- lo zucchero (di canna o di barbabietola) si scioglie nell'acqua alla
temperatura di 100° C; poi man mano che l'acqua evapora, s'ispessisce e
da uno sciroppo, per trasformarsi in caramello per la quasi totale
evaporazione acquea, al contrario, la cellulosa, molto abbondante nei
legumi, non subisce quasi nessuna trasformazione durante la cottura;
- i lipidi possono essere, in condizioni normali, solidi come il burro o
il lardo, o liquidi, come l'olio. I lipidi solidi fondono attorno ai
40°C 50°C; quando sono riscaldati ad alta temperatura subiscono una
decomposizione e forniscono in particolare una sostanza liquida
incolore, dall'odore sgradevole, irritante (lacrimogena), l'aldeide
etilenica o acroleina, di formula
CH2 = CH — CHO.
La dietetica
La dietetica è una disciplina collegata alla medicina ed all'igiene, che
ha per oggetto lo studio dei regimi alimentari, in rapporto alle
esigenze particolari degli individui, sani o ammalati che siano.
Per quanto riguarda le razioni alimentari, ossia la quantità di alimenti
necessaria per assicurare il rinnovamento delle cellule estinte, la
produzione di calore animale e la produzione di energia meccanica
(muscolare) si distinguono
1) la razione di sostentamento, che assicura lo statu quo biologico di
un individuo che non effettua alcuno sforzo muscolare o di adattamento
ad una temperatura troppo bassa;
2) una razione di lavoro che assicura il mantenimento dello statu quo
biologico e rapporto d'energia necessaria al lavoro muscolare. Queste
razioni sono misurate in calorie, ossia in unità energetiche. In effetti
si dimostra in fisiologia che l’ossidazione dei nutrimenti
nell’organismo fornisce:
4 calorie per grammo di glucidi bruciati;
3 calorie per grammo di protidi;
7 calorie per grammo di lipidi.
Nella tabella indichiamo il valore di alcuni alimenti:
|
Alimento |
Calorie
per 100 g |
Alimento |
Calorie
per 100 g |
|
Asparagi |
20 |
Pollo |
198 |
|
Cavoli |
23 |
Pane di segale |
247 |
|
Arance |
33 |
Carne di maiale |
273 |
|
Albicocche |
35 |
Pane |
292 |
|
Spinaci |
36 |
Miele |
309 |
|
Lattuga |
37 |
Panna |
341 |
|
Funghi |
41 |
Riso |
353 |
|
Carote |
46 |
Gorgonzola |
363 |
|
Pere |
50 |
Zucchero |
410 |
|
Latte |
65 |
Gruviera |
420 |
|
Patate |
79 |
Salame |
468 |
|
1 uovo |
81 |
Cioccolato |
612 |
|
Agnello |
102 |
Burro |
767 |
|
Banane |
191 |
Olio arachidi |
910 |
D'altro canto è stato ampiamente
dimostrato che la quantità degli alimenti ingeriti non è il solo fattore
che interviene nell'equilibrio alimentare. Perché lo stato normale
biologico sia mantenuto, è necessario anche che vi sia una
proporzionalità soddisfacente fra le varie sostanze alimentari che
concorrono a comporre la razione. Questo spiega perché si è addivenuti
alla compilazione delle diete bilanciate, che tengono conto delle
condizioni dell'ambiente esterno (paese clima, stagione) e delle
condizioni individuali (dell'età in particolare).
Infine, ogni dispendio di energia (lavoro manuale nel caso di dispendio
muscolare, energia biologica nel caso di una donna incinta o nel periodo
di allattamento) dev'essere compensato da un apporto supplementare di
nutrimenti energetici (lipidi, glucidi). Al contrario, ogni dispendio
plastico, ossia l'eliminazione di tessuti organici, deve venire
compensato da un apporto di alimenti azotati (protidi) e di sali
minerali. Infine, abbiamo già sottolineato la funzione indispensabile
delle vitamine.
Alcuni consigli
sulla cottura dei
cibi
La maggior parte degli
alimenti dell'uomo viene cotta. Si mangiano crudi solo la
frutta, alcuni legumi e, molto raramente, la carne. Vi
sono sette modi principali di cottura.
La cottura in
acqua è quella più semplice e consiste nel lasciar
cuocere, per un tempo più o meno lungo, un alimento in
acqua bollente (100° C). vi sono diversi modi di
procedere:
- se l'alimento da
cuocere viene messo in acqua fredda e si eleva
gradualmente la temperatura dell'acqua, questo alimento
abbandona progressivamente all'acqua delle sostanze
solubili (dei peptoni, in particolare) e si ottiene un
brodo (esempio: il brodo del lesso);
- se l'alimento viene
immerso nell'acqua già bollente, le proteine alla
superficie dellalimento stesso si coagulano e le
sostanze al suo interno non possono passare nell'acqua,
perlomeno in una certa proporzione; questo tipo di
cottura in acqua conserva pertanto la maggior parte del
sapore;
- la cottura a vapore
permette di cuocere un alimento senza che vi sia alcuno
scambio fra lalimento e lacqua di cottura; il
procedimento a molto semplice, basta porre la vivanda
sopra una griglia speciale o in uno scolapasta, al
disopra di una pentola d'acqua bollente, e di coprire
accuratamente il tutto;
- il brodo ristretto è
un modo di cottura in acqua che favorisce i passaggi fra
il liquido di cottura e gli alimenti; di conseguenza, si
disporrà la vivanda in un liquido di cottura
aromatizzato (spezie, legumi) a seguito di una
ebollizione prolungata.
Queste notazioni
spiegano i principi di alcune ricette classiche di
cucina. Prendiamo l'esempio molto comune del lesso. In
sé, questo piatto non è altro che carne di manzo cotta
in acqua. Tuttavia, se si mettono i pezzi di carne
nell'acqua fredda, la carne perderà il proprio sapore.
Se si vuole evitare questo, bisognerà quindi far prima
bollire l'acqua. Se invece si vuole ottenere un brodo
grasso e saporito la carne va messa in acqua fredda, come
abbiamo detto prima.
La cottura alla
griglia consiste nel mettere in diretto contatto la
vivanda con la fonte di calore (la griglia va riscaldata
in anticipo) Per i pezzi di dimensioni ragguardevoli si
fa ricorso allo spiedo.
La cottura al
forno consiste nel sottoporre lalimento
allazione del calore fornito da un forno a tenuta
ermetica. La riuscita della cottura dipende dal calore
cui è portato il forno al momento dellintroduzione
dei cibi, dalla temperatura cui viene mantenuto e dalla
durata di cottura. I forni moderni sono infatti provvisti
di termostato.
Sia nella cottura alla
griglia che in quella al forno, bisogna prestare molta
attenzione nel dosare il sale. In effetti, il sale tende
ad attirare l'acqua contenuta nellalimento e, con
questa, i suoi elementi saporosi. Di conseguenza, i cibi
alla griglia debbono essere salati dopo la cottura, al
momento di essere serviti, e quelli al forno devono
essere salati solo dopo che sulla loro superficie si
comincia a formare una coagulazione consistente.
La cottura nel
grasso o frittura consiste nell'immergere la vivanda in
un elemento grasso (burro, olio, grasso di vitello o di
bue, ecc ) portato a temperatura elevata (fra 150° e
200° C, a seconda dei grassi). La frittura merita alcune
considerazioni importanti:
- si possono friggere
solo alimenti a pezzetti; in caso contrario, la
permanenza nel bagno di grasso bollente dovrebbe
prolungarsi provocando la carbonizzazione in superficie
prima che l'alimento sia del tutto cotto all'interno;
- non si può friggere
se non si riesce a mantenere elevata la temperatura per
tutto il tempo di cottura; di conseguenza non bisogna
introdurre nella padella troppo materiale altrimenti si
corre il rischio di abbassare notevolmente la temperatura
del grasso bollente, pregiudicando così il risultato
della frittura (è per questa ragione per cui le patate
fritte devono passare due volte nel bagno di grasso, che
viene riscaldato nellintervallo fra i due
passaggi);
- si possono friggere
solo alimenti contenenti amido (patate, per esempio) Gli
alimenti sprovvisti d'amido debbono essere avvolti in
farina o in una pastella di frittura (pasta contenente
farina).
La cottura in
padella consiste nel far cuocere rapidamente in poco
grasso; portato a temperatura sufficiente (comunque
inferiore a quella di frittura), un alimento generalmente
di scarso spessore si dice allora che questo aumento
viene fatto saltare. La cottura "alla mugnaia"
consiste nellinfarinare anticipatamente l'alimento
da far saltare (procedimento frequentemente usato per
cucinare al salto diversi tipi di pesce).
La cottura a
fuoco lento consiste nel mettere lalimento in un
recipiente dalle pareti spesse (una pentola di ghisa per
esempio), ben chiuso. Per effetto del calore, l'acqua
contenuta nell'alimento evapora e questo vapore si
condensa sulla parete interna del coperchio, colando poi
lungo le pareti della pentola. Si può attivare questa
condensazione mettendo un poco d'acqua fredda sul
coperchio, rinnovandola man mano che evapora. Un alimento
cotto secondo questa tecnica viene spesso chiamato
brasato.
La cottura in
salsa corrisponde a quello che viene comunemente definito
un ragù. L'alimento è sottoposto a cottura lenta, a
fuoco basso, come il brasato.
Le
salse
Le salse accompagnano
molti piatti (carni, legumi, ecc.) Esse possono essere
intimamente mescolate alla preparazione culinaria
(ragù), oppure venir servite a parte, in una salsiera, o
anche versate a coprire la vivanda. Si distinguono
classicamente i sughi, i passati e le salse emulsionate.
I sughi sono
generalmente prodotti dall'alimento stesso e diluiti in
un liquido generalmente caldo. L'esempio più classico è
quello del sugo di arrosto, ottenuto per diluizione, in
acqua calda o in un brodo, del sangue caramellato sul
fondo del recipiente di cottura. Il gusto di un sugo può
essere modificato aggiungendogli condimenti o un liquido
alcolico (madera o porto, per esempio).
I passati sono
sughi, ottenuti a partire da una vivanda cotta lentamente
e passata poi al setaccio o attraverso un panno. I
passati possono servire da fondo di salse, e nella
terminologia della cucina internazionale, si chiamano
fumets (di selvaggina, di pesce, di funghi).
Le salse
emulsionate sono, come dice il loro nome, delle
emulsioni. Una emulsione è composta da due sostanze non
interpenetrabili, per esempio acqua e olio, di cui una è
dispersa nell'altra allo stato di goccioline finissime;
questa dispersione è ottenuta agitando fortemente la
mistura delle due sostanze.
Pellegrino Artusi
(Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911) è stato un
critico letterario, scrittore e gastronomo italiano.

Pellegrino Artusi autore de "L'arte
la scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" nacque a
Forlimpopoli il 4 agosto 1820, da Teresa Giunchi e Agostino. Dopo
gli studi al Seminario di Bertinoro, cominci ad occuparsi degli
affari paterni. A segnare una svolta nella vita del giovane
Pellegrino e della sua famiglia fu la famosa incursione del
Passatore a Forlimpopoli, il 25 gennaio 1851. Nella stessa notte in
cui fece irruzione nel teatro cittadino, la banda del celebre
brigante con un sotterfugio, riuscì a entrare nella casa del futuro
gastronomo e fare man bassa di denaro e oggetti preziosi. Il colpo
banditesco, al di là del danno economico, segnò profondamente la
famiglia Artusi: Gertrude, una delle sorelle di Pellegrino, per lo
spavento impazzì e fu internata in manicomio.
L'anno successivo la famiglia Artusi lasciò Forlimpopoli e si
trasferì a Firenze, dove il trentaduenne Pellegrino si dedicò
all'attività commerciale con un certo successo. Artusi continuò a
vivere in Toscana dove morì nel 1911 a 91 anni, ma mantenne sempre
vivi i rapporti con la città natale. Artusi godette di una vita
agiata, senza mai perdere di vista le sue passioni per la
letteratura e la cucina. Ritiratosi a vita privata, si dedicò a
tempo pieno a questi interessi, scrivendo prima una biografia di
Foscolo e poi "Osservazioni in appendice a 30 lettere del Giusti",
entrambi pubblicati a sue spese, senza grande successo, quel
successo che sarebbe arrivato con "La scienza in cucina e l'arte di
mangiar bene", pubblicato nel 1891 a spese dell'autore "pei tipi
dell'editore Landi". Prima edizione: 1.000 copie.
E' lo stesso Artusi a raccontarci le peripezie della sua celebre
opera nella introduzione che intitolò significativamente "Storia di
un libro che rassomiglia alla storia della Cenerentola": dal severo
giudizio del professor Trevisan che sentenzia "Questo è un libro che
avrà poco esito" all'aneddoto dei Forlimpopolesi che, avendo vinto
due copie del libro in una lotteria, andarono a venderle dal
tabaccaio non sapendo che farsene. Ma il successo alla fine arrivò e
fu travolgente: in venti anni furono stampate 14 edizioni; nel 1931
le edizioni erano giunte a quota 32 e "l’Artusi" (ormai veniva
chiamato con il nome del suo autore) era uno dei libri più letti
dagli italiani, insieme a "I promessi sposi" e "Pinocchio".
Il volume, che ancora oggi conta un grande numero di edizioni e una
vastissima diffusione, raccoglie 790 ricette, dai brodi ai liquori,
passando attraverso minestre, antipasti (anzi "principii"), secondi
e dolci. L'approccio è didattico ("con questo manuale pratico -
scrive Artusi - basta si sappia tenere un mestolo in mano"), le
ricette sono accompagnate da riflessioni e aneddoti dell'autore, che
scrive con uno stile arguto, tuttora pubblicata e largamente
venduta, fu a lungo considerata anche un modello di perfetta lingua
italiana.
Il merito più grande riconosciuto all'Artusi è quello
avere operato una fusione fra la tradizione culinaria toscana e
quella dell'Emilia Romagna inserendo suggestioni provenienti da
altre regioni e da Paesi stranieri.
Per la prima volta veniva proposto un modello dove i rigorosi
confini delle tradizioni culturali regionali, divise in Nord, Centro
e Sud, venivano abbattuti per ricreare un insieme armonioso, in
linea con il momento storico dell'unificazione nazionale. La
validità pratica delle ricette proposte e l'insieme ricco di
aneddoti piacevoli, hanno reso fino ai giorni nostri la lettura dei
manuali dell'Artusi particolarmente interessante.
"La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" costituì un vero e
proprio spartiacque nella cultura gastronomica dell'epoca.
All'Artusi va il merito di aver dato dignità a quel "mosaico" di
tradizioni regionali, di averlo per la prima volta pienamente
valorizzato ai fini di una tradizione gastronomica "nazionale". Con
le sue 790 ricette, raccolte dall’autore con paziente passione nel
giro dei lunghi anni e innumerevoli viaggi, "l’Artusi" è il libro
più famoso e letto sulla cucina italiana, quello da cui tutti i
grandi cuochi dell’ultimo secolo hanno tratto ispirazioni e
suggerimenti. È un’opera singolare che esalta il piacere del mangiar
bene; più che un ricettario è un libro di gusto, ricco di
dissertazioni, di spunti linguistici in una prosa limpida che
ricorda la cordialità del discorso conviviale.
Igiene - Economia - Buon Gusto
La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene
Manuale pratico per le famiglie compilato da Pellegrino Artusi (790
ricette)
"Un pasto buono ed un mezzano
mantengon l'uomo sano"
"Molto cibo e mal digesto non fa il corpo sano e lesto"
"Piglia il cibo con misura dai due regni di natura"
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I° edizione 1891
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XIII° edizione 1909 |
Avete mai provato la vera cucina
medievale? No, non parlo delle pietanze servite in vari luoghi
simil-medievali quali si stanno diffondendo anche nelle nostre città.
Parlo proprio di ricette preparate con ingredienti e procedimenti molto
simili a quelli utilizzati centinaia di anni fa.

Era un gusto diverso, d'accordo. Ma che gusto! Provare per credere:
Ricette
medievali.pdf
I dolci
Trattare l'argomento cucina (e con esso la pasticceria) da un punto di
vista storico presenta notevoli problemi determinati dalle fonti.
Gli scritti che riguardano la cucina sono pochi e l'argomento fu
considerato minore nelle epoche passate. Con l'avvento del
Cristianesimo, inoltre, sulla buona tavola gravò la disapprovazione del
peccato di gola e questo contribuì a limitare la produzione di testi in
merito, spesso visti come l'oziosa perdita di tempo di ghiottoni
sfaccendati. In particolare troviamo un vuoto dalla caduta di Roma sino
all'anno 1000 e le poche indicazioni reperite trattano soprattutto
dell'aspetto morale del cibo (digiuni e astensioni nei giorni di magro)
o dell'aspetto dietistico: quali ingredienti assumere o meno per restare
in salute e curarsi. Ricette, tuttavia, non sono riportate o ci sono
pervenute. Solo attorno al XI secolo, nei monasteri, si inizia a stilare
ricettari veri e propri, il primo dei quali ci risulta essere quello
della badessa Ildegarda di Bingen, figura di spicco dell'epoca e molto
famosa per la sua cultura, la sua morale e i suoi manuali di medicina.
Ricostruire ricette tanto antiche nel dettaglio è, tuttavia,
oggettivamente molto complesso sia per la mancanza di uniformità di
termini e soprattutto per quella di unità di misura: zone diverse
parlavano lingue diverse e misuravano in modi del tutto differenti, che
talvolta convivevano persino nel medesimo territorio.
Oltre a queste poche fonti sono giunti a noi rari testi nei quali la
cucina fosse analizzata come strumento di salute e di cura, piuttosto
che di piacere. Queste opere, di medici europei o arabi e talvolta di
monaci contribuiscono a darci uno spaccato della dietistica nei secoli.

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tutte le ricette di pasticceria e le istruzioni per la loro
preparazione:
Tutte Le
Ricette Di Pasticceria.doc
Potevamo dimenticarci
delle bevande? certo che no...
Ecco l'elenco completo e
definitivo di tutti i Cocktails e long drinks esistenti.
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